space1999screenshot.jpg   Dopo il grande successo della serie tv UFO, i produttori Gerry Anderson e signora meditavano un possibile seguito.La casa di produzione ITC non sembrava interessata, ma il direttore Lew Grade offrì agli Anderson una possibilità, con un budget ancora più alto per realizzare una nuova serie di telefilm, completamente diversa.La serie fu pensata con diversi titoli: prima UFO 2, quindi UFO:1999, Menace in space, Space probe, Space journey 1999; ma nessuno sembrava “acchiappare”, fino a trovare il nome definitivo nel 1973 con, appunto, Space: 1999 (in italiano Spazio 1999).

Spazio 1999 fu l’ultima produzione della coppia inglese Anderson insieme; dopodichè, per il sopraggiunto divorzio, anche il sodalizio professionale si sciolse; così la seconda stagione della serie fu prodotta da Gerry Anderson con Fred Freiberger. La prima stagione fu realizzata tra il 1974 e il 1976 alla cui produzione parteciparono la britannica ITC e la nostra RAI; mentre alla seconda, realizzata dal 1976 al 1977, ha partecipato la sola ITC.Inizialmente ambientata nella nuova base della SHADO sulla Luna, che gli alieni erano riusciti a staccare dall’orbita terrestre, la serie perse ben presto i riferimenti con UFO: vennero ideati nuovi personaggi, ambientazioni, tecnologie e cambiarono i modelli delle storie. Anche gli effetti speciali subirono un sensibile miglioramento, e questo li rende sotto alcuni aspetti competitivi anche oggi.

La prima serie

Per renderla più gradita al mercato americano, venne deciso che i personaggi principali dovessero essere tutti interpretati da attori statunitensi. Anderson non era proprio entusiasta all’idea, ma dopo aver incontrato Martin Landau e Barbara Bain cambiò decisamente opinione.
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Le riprese cominciarono nel 1973 e si conclusero nel 1975 ai Pinewood Studios nel Buckinghamshire, con un budget di 125.000 sterline per episodio, di cui buona parte per gli splendidi effetti speciali ideati da Brian Johnson. Oltre al cast regolare apparvero numerosi attori come guest star (precorrendo decisamente i tempi moderni).

La serie non venne trattata molto bene in Gran Bretagna e venne mal distribuita nel circuito ITV, ma negli Stati Uniti molte reti televisive la misero in onda nelle ore di maggiore ascolto.

Il successo oltreoceano fu tale che la ITC commissionò una nuova serie.
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La seconda serie di Spazio 1999 venne concepita quasi esclusivamente per il pubblico statunitense. Per questo scopo, dopo la separazione dei coniugi Anderson, venne scritturato Fred Freiberger, che diede una impronta diversa agli episodi: abbandonato in parte i misteri e i pericoli del cosmo, Freiberger puntò sull’approfondimento delle relazioni dei protagonisti, aggiungendo un po’ di sentimentalismo e di humour; personaggi come Bergman e Morrow sparirono senza alcuna spiegazione. Ma entro in scena un’aliena, Maya; questa si aggiunse alla popolazione di Alpha a partire dal primo episodio e contribuì con il suo fascino al successo della serie. So della nascita di vari fan club dove si annoveravano dei veri e propri spasimanti della protagonista extraterrestre.

La serie così “manipolata” era probabilmente più adatta ai gusti degli USA, ma sicuramente meno profonda della precedente: tutti i dubbi, le incertezze scientifiche, i dilemmi morali e quel certo astrattismo minimale degli effetti speciali della prima serie scomparivano sempre più spesso dietro scene d’azione, storie d’amore e risate.

L’interesse generale per Spazio 1999 cominciò lentamente a scemare: la nuova serie non riscosse il successo della prima e scomparì gradualmente dai palinsesti verso la fine degli anni ‘70, escluse alcune sporadiche repliche.

Nonostante le incessanti richieste dei fan più irriducibili, non venne mai realizzato un terzo capitolo. Un ultimo episodio, Message from Moonbase Alpha, un cortometraggio di poco più di sette minuti, venne realizzato da Tim Mallet per la fans-convention Breakaway del 13 settembre 1999.

Per chi non l’avesse mai visto, eccovi accontentati J
In versione integrale (tanto mica è lungo; ma in inglese).

Ho voluto riportare queste citazioni (“Spazio: 1999″ insieme al mio precedente post “UFO”) certamente per un tenero ricordo.
Ma anche per lanciare una provocatoria polemica: sono passati quasi 10 anni (e se prendiamo a riferimento il serial UFO sono oltre 20) rispetto agli anni di ambientazione. E oggi, nel 2007, non c’è neppure la più lontana vicinanza con i mondi rappresentati: niente case ipertecnologiche, auto che non inquinano e viaggiano su cuscinetti magnetici, viaggi spaziali, o simili. NIENTE!
Gli ultimi 30 anni, salvo qualche risibile miglioramento (tutto da dimostrare, poi), non è praticamente mutato nulla. Abbiamo avuto delle evoluzioni, questo sì, ma del Progresso vero non si ha traccia.