NON nego che i circuiti cittadini possano avere il loro fascino.
In notturna poi c’è quel certo non so che di strano a rendere le circostanze ancora più intricanti; che fanno tanto Gran Turismo, il gioco della Polyphony, dove tra le corse più affascinanti sono quelle urbane e sotto le luci artificiali. Costellate di cordoli, muretti e guard-rail minacciosi come l’infernale Cerbero.

Ma la realtà di solito è peggiore del gioco. Soprattutto quando le persone e i mezzi sono veri e non virtuali, quando l’irruenza la paghi a caro prezzo e si corre con queste vetture di Formula 1.

Così ieri abbiamo inevitabilmente assistito a una pantomima della più colossale macchina motoristica mondiale. I colpi di scena non sono mancati, diamone atto. Qualcuno potrebbe anche addurre che sono amareggiato dal comportamento delle 2 rosse di Maranello (non avrebbe torto :-( ). Ma non cambia il dato di fatto: la corsa è stata una noia mortale e l’esito si è materializzato non per un qualche accadimento sportivo, ma per via di eventi straordinari, come la safety-car nel caso dell’incidente di Nelsinho Piquet.

A questo aggiungiamo la critica di molti esperti: l’esasperazione delle gare (e l’impossibilità di effettuare sorpassi in pista) pone gli addetti ai box a eccedere nel limite fisico e fisiologico; da qui derivano gli errori e i tanti infortuni nella pit-lane. Finirà che, dopo quello Piloti e Costruttori, ci sarà anche un Campionato Box?

A questo gioco al massacro, NON CI STO!