Mi faccio la barca

Pubblicato: 20 aprile 2007 da Dadi in Eventi, Turismo, Viaggi, Vita sociale

La giornata alla Fiera Nautica di Napoli, Nauticsud, presente alla Mostra dell’Oltremare, è trascorsa in modo assolutamente divertente.
Ma – non me ne vogliano gli amanti del settore e dell’evento partenopeo – non sono rimasto entusiasta. Diciamolo: il Salone di Genova è su un altro pianeta.
Decisamente sotto livello con quantità e qualità gli espositori e le barche. Certo adeguato a me, che già al tender da 2.000 euro ho strabuzzato gli occhi.


Insieme al mio amico Angelo siamo partiti con una certa tranquillità nella mattinata, andatura media in autostrada (praticamente sgombra) anche perché la sua Toyota MR2 del 1983 consuma come una Dodge Viper (praticamente se ne sono andati 60 euro di benzina andata e ritorno ad andatura sempre sotto i limiti imposti). Arriviamo a Napoli che sono le 11 e abbiamo una bella sorpresa: i cancelli aprono alle 12,30. Cavolo. Andiamo alla ricerca di una sana sfogliatella mattutina. Ma la pasticceria che il parcheggiatore abusivo ci aveva segnalato risulta chiusa. Dirottiamo su un bar centrale (ma di qualità medio-bassa: ma a Napoli o café nu’o sanno facere tutti?)
Finalmente entriamo. Gli stand sono 6, più un’area all’aperto dove languono al sole, ormai caldo, un centinaio di imbarcazioni di case sconosciute, senza un rappresentante, un venditore, nessuno… quasi fossero là per caso.
Seguiamo il percorso. Dentro, le barche sono di dimensioni fino ai 35 piedi (circa 10 metri). Più grandi sarebbe impossibile. Qualche marchio blasonato ha portato anche scafi più generosi (intorno ai 40/43 piedi) ma si contano su una mano e tutte rigorosamente chiuse e visitabili solo dopo l’autorizzazione del Presidente della Repubblica 🙂
Vabbé, tanto siamo lì per giocare. Giochiamo fino in fondo. Facciamo perdere un po’ di tempo ai vari addetti puntando sul target più lussuoso alla (verosimilmente) nostra portata: il day cruiser di ca. 9 metri. Le dimensioni permettono di avere una dotazione significativa con 4 posti letto (due a prua e una cuccetta matrimoniale sotto il ponte di comando), salottino con cucina, frigo e lavello e bagno. Proprio il sogno di un medio borghese quarantenne, e possiamo passare inosservati. Prezzi che vanno dagli 80 ai 150 mila euro (IVA e accessori esclusi).
La cosa ci prende la mano, ed in alcuni casi fissiamo anche per un appuntamento al cantiere, ai quali non andremo… però stiamo a giocà! Ci facciamo decantare le caratteristiche, le possibili soluzioni, i punti di forza (ce ne fosse uno che non è eccezionale, ma i commerciali sono fatti così… e – da commerciale pure io – so quello che dico).
La prima che ci colpisce è la Star 30′ della SeaStar, uno scafo di 8,60 metri effettivi e 9,36 mt. fuori tutto decisamente anticonvenzionale: sembra immensamente più grande di quanto sia, forse complice la colorazione bianca a strisce blu notte ed una larghezza generosa. Dentro l’ambiente è spartano ma ben fatto ed all’occorrenza la panchetta del divano si può trasformare in 2 letti a castello: di fortuna, però… Senza infamia e senza lode, ma bisogna riconoscere che è un buon prodotto, anche in considerazione del fatto che costa circa 110 mila euro, con i motori diesel. La persona che ci segue è un ragazzone che ci fa’ capire che è anche uno dei soci (ho sbagliato tutto nella vita) e che poi il prezzo si può vedere. Fissiamo di passare al cantiere di Torre del Greco (aspettaci). Una nota sfortunata: passiamo dopo 20 munuti ed al posto del ragazzone c’era una bella moretta… che tempismo!
Proseguiamo. Arriviamo allo stand dell’americana Regal. Stesso target: un 30’10 piedi 3060 Window Express. Proprio yankee, come te l’aspetti: molto scenografico, pozzetto appariscente e posto guida racer, con un sacco di gadget e stronzate varie che la rendono molto accattivante. Belli gli interni e funzionali gli esterni; nota stonata: il prendisole di prora è spezzato dalla vetrata (valido per la luce interna, ma fuori…); all’interno invece troviamo il bagno basso e fruibile solo stando seduti. Il prezzo però è buono intorno a 100 mila euro risultando una delle imbarcazioni più economiche in questa fascia (non è dato sapere se i motori siano diesel o benzina: ci sono mediamente 5.000 euro in più a motore).

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Arriviamo al bell’espositore della Rio Marine. Mi piaciono queste barche, eleganti, ben fatte e con i dettagli curati (i laminati sono in legno e il tavolino intarsiato con la rosa dei venti al centro fa tanto lupo di mare). Vediamo il 32 piedi. Disponibili ce ne sono 2: il Rio 32 Blu e il Rio 32 Art; li visitiamo entrambi. La responsabile, tale Agata, è una ragazza fantastica: sa fare bene il suo lavoro. Ci segue passo passo. E’ brava, Agata… già, anche perchè ha ben poco del napoletano lei che viene dal Veneto e lavora al cantiere nautico di Fiumicino. Passiamo in rassegna le imbarcazioni. La prima è stupenda, con quella linea ondulata che la spezza ai 2/3. L’esterno è il suo punto di forza: bella passarella laterale per l’accesso a prua molto generoso con gli antiscivolo e alti tientibene e uno spazio prendisole notevole. Anche a poppa la disponibilità di stendersi è tanta con un divanetto che tirato su, oplà, cela un ottimo vano per chiudere un piccolo tender. Dentro invece le cose non sono altrettanto speciali. I materiali sempre di altissima qualità cui spiccano i gradini di discesa sottocoperta stile loft a New York e il lavabo di acciaio su ripiano di cristallo; lo stesso bagno (veramente grande) ha una suddivisione tra la zona lavabo e quella wc che è anche doccia: ci si sta sempre in piedi. Il problema, grosso, allora è l’accesso alla cuccetta di poppa: l’altezza da terra della soglia non supera i 10 cm. e per entrare bisogna sempre mettersi carponi (pessimo!!). Lo faccio presente ad Agata che non può far altro che convenire.

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Passiamo quindi all’altra. Qui la perfezione regna sovrana. Lo scafo è molto più tradizionale: cintura medio-alta con spoiler e gli spazi assolutamente equidistanti tra prendisole di prora, posto di comando e l’ampia dinette dietro; la stessa plancetta di poppa per quanto estesa non determina alcuno stacco con l’imbarcazione risultando un tutt’uno armonico. Sotto, ai pregi già detti per la Rio Blu, si aggiunge la migliore collocazione della cuccetta sotto plancia questa volta sì ben godibile e accessibile. E poi l’entrata al bagno separata dal solottino e dalla cuccetta fa tanto grande yacht. La qualità però si paga, e pure cara: in configurazione diesel (fra l’altro con motori MerCruiser, cioé i meno potenti e affidabili rispetto ai migliori Volvo Penta) stacca 145 mila euro per il Rio Blu e 5.000 euro in più per l’altro. E con gli optional (non è incluso neppure il tergicristallo) altri 15/20 mila ci si mette poco ad aggiungerli. Salutiamo Agata con affetto e assicuriamo che passeremo al cantiere: non è improbabile stando vicino casa… magari ci facciamo una scampagnata e (per la vostra gioia) una bella mangiata di pesce.

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La barca che decidiamo di vedere subito dopo è della Manò Marine. Angelo non ne decanta le lodi; o meglio mi dice che qualche anno fa’ si compravano con poche decina di migliaia di euro… poi hanno fatto fortuna e si sono adeguati agli standard (in alto). L’esposizione però è accattivante, forse una delle più belle in un ambiente decisamente deludente nel complesso. La dimensione più vicina che decidiamo di considerare è il Manò 32’50 (ci sarebbe anche un 28′ e mezzo in esposizione ma ormai ci siamo fatti prendere la mano). Ancora più tadizionale delle altre, ma sicuramente un bello scafo: più arretrato del Rio e con la plancia di poppa veramente importante. Il prendisole è immenso, ma l’accesso a fronte non è possible dal centro della vetrata (come il 90% delle barche di questo tipo e tutte quelle descritte sopra) ma dai passaggi laterali, con dei tientibene molto alti ma una passarella di pochi centimetri che incute un certo timore, soprattutto in mare aperto. Bella la dinette di poppa con il divano a U che sembra di una barca più grande, ma colpisce appena accedi a bordo il frigo esterno: perché posizionarlo in quel modo? la prima cosa che vedi! so che sono dettagli, ma i dettagli sono importanti quando si stacca un assegno da più di 200 milioni del vecchio conio. Il posto guida è sigolo e non ruotabile ma ben strutturato (quanto mi rompe la strumentazione incorniciata da plastica simil radica, bleau). Interni ben fatti. I 3 ambienti sono separati da panneli e porte: abbiamo scendendo l’accesso al salottino (con angolo cottura e il divano che alla bisogna si trasforma in un letto, aumentando a 5 la capacità di pernotto), in avanti la stanza da letto, chiusa, il bagno a destra e verso il posteriore un’altra porta con l’accesso alla cuccetta sotto plancia che beneficia di un piccolo disimpegno anticamera (notevole). Per aumentare lo spazio della zona giorno si è dovuto ricorrere ad accorciare il letto armatoriale, più piccolo, per esempio, del Rio, che però non ha questa suddivisione. Il bagno è funzionale ma molto raccolto, anche se la doccia è separabile con una tenda dalla zona lavabo. Il prezzo è in linea con il Rio (ca. 150 mila) ma è 30 cm più lungo, anche se le finiture non sono a quel livello (i laminati, ad esempio, sono in plastica rivestito da simil legno) e non ha quelle frocerie di cui è dotato il 32 Art.

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Chiudiamo il giro di ispezione alla Sessa Marine dove ci accaniamo al C30. Una bella barca di 9 metri e mezzo anche questa esternamente di gran livello. L’impostazione è quella classica con ampio prendisole a prua e dinette comoda a poppa e sotto coperta salottino con angolo cottura e con il divano a U a prua (che – come in tutte le imbarcazioni viste ad eccezione del Manò – si trasforma in letto) e cuccetta sotto plancia; bagno integrato con il divisiorio per la doccia e il wc dal lavabo con tenda. Se l’esterno mi sembra di pregio, meno lo è l’interno, per i materiali, anche perché ormai sto tutto comparandolo con il Rio. In più viene 138.000 euro (+ IVA e optional) con una dotazione standard certamente di buon livello e dotato di 2 potenti turbodiesel Volvo Penta da 190 CC, ma è pur sempre più piccolo di oltre mezzo metro rispetto al Manò e al Rio (un metro in più nella nautica praticamente fa raddoppiare il prezzo) ed identico al Regal e al SeaStar (che costano fino a 40 mila euro in meno). La cosa peggiore è l’addetto al quale sto chiedendo informazioni: ad un certo punto riceve una telefonata al cellulare e mi chiede di attendere… rimango così per alcuni minuti e poi decido di girare i tacchi. Non ero un cliente, ma lo fossi stato lo avrebbe perso!

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Siamo stanchi; sono ormai le 5 passate. Ci avviamo all’uscita. Sul vialone vediamo un set di auto usate (Mercedes e BMW): che ci fanno in un salone navale? misteri partenopei. All’esposizione della Guardia Costiera c’è un simulatore: entriamo a giocare. Io mi stanco subito (lo trovo banale), mentre Angelo si accanisce un po’ di più: tanto che non si accorge di una banchina a pelo d’acqua e distrugge (virtualmente) il natante 😛
Delle fanciulle ci fermano proponendoci investimenti, acquisti e altre amenità. In diverse condizioni gli daremmo pure spago. Ma tiriamo oltre: ho desiderio di un caffè e debbo anche pisciare. Ci hanno messo dei braccialetti blu all’uscita che certificano che abbiamo già pagato. Ma non vogliamo certe rientrare e non abbiamo voglia di andare a Mergellina dove la Fiera prosegue con le barche in acqua (tanto non si farebbe altro che camminare sulla banchina come idioti).
Intorno alle 18 saliamo in macchina: navigatore puntato su casa. Però all’ora di cena break: antipasti vari (salame, lonza tagliata a mano e mozzarella di bufala di Caserta, melanzane marinate e peperoncini ripieni), rigatone alla carbonara, costolette di abbacchio alla griglia con patate fritte, il tutto annaffiatto da rosso casareccio; a chiudere sfogliatella, caffé e selezioni di grappa (distillata, al rabarbaro e al mirtillo: che libidine).
Paciosi all’una sotto casa. Il mostro sotto mendite spoglie di Toyota è entrato in riserva. In branda…

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commenti
  1. bloghyblog ha detto:

    Non posso leggere tutto il resoconto della tua giornata napoletane. In sintesi: hai comprato o meno la Barca? Se si dove hai deciso di portare in crociera i tuoi amici bloggher o kloggher??
    Dici, dici….siamo curiosi

  2. Dadi ha detto:

    Beh, dovresti leggere tutto per scoprirlo. Anche perchè io ho sicuramente perso più tempo a scrivere di quanto ne potrai utilizzare tu per leggere 🙂

  3. bloghyblog ha detto:

    So bene che il dono della sintesi non è il tuo forte: ma non c’è la faccio proprio a leggere tutto….
    Allora mi dici dove andiamo che mi equipaggio???
    Solchiamo i mari come mascalzone latino??

  4. Dadi ha detto:

    grazie! ma questo è un blog e bisogna dare libero sfogo alle proprie irruenze letterarie 😉

  5. chiamamiaquila ha detto:

    ha ragione blohyblog: un articolo lunghissimo!
    me lo sono letto, però… non vorrei che rompessi offendendoti.
    sembri un giornalista di qualche magazine della nautica: argomenti dettagliati (merda!)
    però mi sono divertito… ma come fai a comprare una barca a Napoli? un mattone al posto del videoregistratore ti fa’ arrabbiare, ma in questo caso… vai a fondo come un “mattone” 😛

  6. Dadi ha detto:

    Sraddì, mi hai chiesto di Napoli e poi ti sei defilato…

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