Tempo sul giro… ma non è la playstation

Pubblicato: 21 aprile 2007 da Dadi in Friend, Motori, Sport

La mattina mi alzo con l’adrenalina che scorre, il cuore che batte più alto, tutto questo perché tra poco sarò sulla mia fiammante Ducati rossa.

Entro nel box. Lei è lì, sembra che dorma sotto la sua copertina. La scruto ma lei non ricambia (sta fingendo? fa la preziosa, ne sono sicuro), le giro intorno per vedere se tutto è a posto o se manca qualcosa; cosa vuoi che manchi? sta lì ferma con la sua copertura in tela traspirante da domenica scorsa, ma il rito si ripete ogni volta.
Tolgo accuratamente il coprimoto e i due cavaletti anteriore e posteriore; la lucido e passo uno strato di cera d’api per non far attaccare i moscerini che si infrangeranno sulla carena (rallentandomi ;)); faccio un po’ di stretching perché la guida in pista è massacrante e l’acido lattico si forma subito e indurisce i muscoli impedendo di piegare e toccare il ginocchio (corpore sano in corpore sano).

Mi infilo la tuta, stivali… altro stretching; sembro una via di mezzo tra un marziano e un fachiro in quella posizione. Passo fondamentale: accensione motore… si fa scaldare bene; intanto infilo casco e guanti.

Si esce tranquillo perché bisogna far entrare in temperatura gomme e dischi freno. Sui tratti di strada dritti ondeggio a destra e sinistra, accelero e pinzo sui freni… quanto so’ Valentino. Per strada non c’è quasi nessuno; è presto e un po’ di nebbia avvolge la campagna intorno.

Arrivo in autodromo e nell’attesa del proprio turno scambio commenti con gli amici, gli avversari di turno; ci domandiamo se la gomma montata va bene oppure meglio mettere una più morbida? Sempre le stesse domande. Sempre lo stesso che si spaccia per il super esperto e ti parla di porzioni di gradi centigradi, velocità del vento, neanche fosse Giuliacci.

Tocca a me; entriamo in trenta motori ruggenti; gran baccano per far capire al tuo vicino che il rumore della tua moto è più forte, ci sentiamo nella savana e l’urlo è il nostro ruggito! VIA.

Si parte molto piano per scaldare ruote, freni, motore, sistemarsi la tuta, tutti in attesa… della prima mossa, di quello che tenta di fuggire; allora si scatena l’inferno: tutti aprono il gas al massimo anche a gomme fredde.

Grande rettilineo: siamo a circa 240 all’ora dopo l’uscita dal curvone parabolico; sul rettilineo (abbiamo scaricato tutte le marcie) c’è un leggero scollinamento in discesa con esse verso sinistra, normalmente si prende in pieno; il casco ti si attacca al viso, i muscoli sono in tensione per tenere le vibrazioni del manubrio, la tuta è aderente al corpo e il vento che ti entra fra le cuciture ti raffredda il grande calore del corpo: sta per arrivare una grande staccata con conseguente doppia curva da prendere tutto piegato e il cuore pompa allo stesso regime del mezzo.

Arriviamo alla staccata freno, quello davanti va dritto nella sabbia… merd… mi metto paura… forse la curva chiude più di quanto ricordavo… subito scalo tre marce e mi attacco ai freni; tento di piegare ma la velocità è troppo bassa: sono costretto a mettere la prima per riprendere i giri del motore. Tremo per qualche istante, ma poi l’attenzione della guida fa passare tutto dietro.

All’uscita dal circuito ogni volta immancabile il pensiero è sempre lo stesso: “farò meglio la prossima volta”. Ma poi quella maledetta curva non riesco mai a ricordarmela!

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Post by Alessandro

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commenti
  1. chiamamiaquila ha detto:

    Ducati? ma tu non hai una Ducati… hai quel trespolo di T-Max: non è che hai fatto un po’ lo sborone!!?? 😉

  2. Dadi ha detto:

    Il post l’ho inserito io ma è stato scritto da Alessandro, mio cognato… (vedere in fondo); quindi è fuori luogo che prenda per il culo! e poi il mio maxi-scooter va da dio!

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