Il lifting della politica

Pubblicato: 26 aprile 2007 da iBronzi in Auguri, Lavoro, Linux, Note legali, Politica, Real politik, Società, Vita sociale

Non è mia intenzione quella di propinarvi l’intero editoriale di Giorgio Perna pubblicato su Il Giornale di lunedì scorso 23 aprile. A questo se volete, potete andare direttamente:

Rame, l’attrice che si fa il lifting per recitare anche in politica

Ma alcuni passi li voglio commentare perché sono di indubbio elemento di riflessione. Qualcuno obietterà che la testata è di destra (centro-destra in verità) e che come spesso accade la verità è sempre la propria. Ma soprattutto a quanti hanno espresso il proprio voto nei contronfi di una certa corrente voglio rivolgermi, perchè riusciate a rispondere, a urlare e controbbattere che è menzogna, che non è vero e che è una macchinazione politica.

Non entriamo nel merito di certe considerazioni che hanno il sapore di intromissione nel privato. Ed infatti, non lo prendiamo neppure sul serio. Ma altri fatti sono da interessanti.

E’ vero o non è vero che in occasione della vicenda della base Usa di Vicenza la senatrice Rame ha fulminato il governo contro la base, ha marciato a Vicenza insieme a Fo, i no-global e pacifisti, e poi è tornata a Roma, in Senato, e ha votato a favore del raddoppio della caserma americana?
E’ vero o non è vero che quando si è dovuto votare per il rinnovo della permanenza delle nostre truppe in Afganistan, ha prima lamentato: «È un’angoscia che mi prende al cuore. La guerra è una tragedia, non posso votare sì. Sono pronta a dimettermi. Mi dimetterò. Anzi, mi dimetto», per poi ricredersi: «Ma, ho un rovello: Franca, vuoi mettere di buonumore Berlusconi che adesso sta piangendo? No. Io il decreto lo voterò. Ma quando lo farò avrò il sangue agli occhi»? Però poi, deposta la scheda nell’urna: «Se però ci fossero i morti… mi legherò ai cancelli di Palazzo Chigi, come quelle madri dell’Ohio davanti al ranch di Bush»?
E’ vero o non è vero che si è stupita ed indignata che i parlamentari prendano 16 mila euro al mese e vadano in pensione dopo 35 mesi anziché 35 anni come i comuni (italiani) mortali? E che poi ha spiattellato sul suo sito internet tutti i privilegi dei colleghi, sdegnata con loro? Ma a qualcuno risulta se la senatrice sia ugualmente indignata quando passa alla cassa a intascare l’indennità mensile?

Certo poi la comica storia del lifting è davvero gustosa, soprattutto tenendo conto quanto sia la grande attrice che il marito, insieme un po’ a tutto il parterre della sinistra, sia il suo leader hanno preso a pretesto il trapianto di capelli di Berlusconi per irriderlo se non fortemente criticarlo; proprio la dichiarazione di Totò sulla vanità del Cavaliere è rimasta storica: «C’è gente che pensa al lifting invece di pensare ai soldati di Nassirya che rischiano la vita».

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commenti
  1. chiamamiaquila ha detto:

    Tu sai come la penso: con me sfondi una porta aperta!

  2. Roberto ha detto:

    Essere troppo intransigenti con la gestione politica è come prendersela per il mal di denti. E’ un fatto sintomatico: stando un po’ attenti si può limitare il sopraggiungere ma sappiamo che è la’ in attesa.
    Cosa vogliamo che un politico, come la grande Rame, non faccia gli interessi del suo partito e dello schieramento che rappresenta?
    O che non prenda lo stipendio? Magari lei ritiene di meritarselo.

  3. bloghyblog ha detto:

    Non è che abbia particolare simpatia per Franca Rame, ma l’articolo pubblicato da Il Giornale mi sembra un pò gratuito e forzato.
    La Rame, anzitutto, è un personaggio prestato al mondo della politica: scelta considerando la sua storia di donna e di artista.
    Scelte del genere si rilevano, a mio avviso, mai o quasi mai – per dirla alla Di Pietro – azzeccate.
    I media (e sono – mi spiace dirlo – soprattutto quelli di destra)pretendono che quel personaggio dica o dimostri di essere quello che non è più da tempo memorabile.
    La Rame è ormai una signora della Milano bene, molto borghese, con un marito premio Nobel che, considerata pure l’età (77 anni) non può continuare a vestire i panni dell’attivista femminista, anche perchè in quelle vesti sarebbe non solo ricola ma poco credibile.
    I tempi cambiano e pure le persone, anzi, sopratutto quelle di una certa cultura abituate a vivere autenticamente e veramente in prima persona tutto non possono rimanere fedeli a loro stesse. Come si dice, in questi casi, solo gli imbecilli non cambiano mai.
    Il Giornale farebbe bene ad occuparsi – in modo possibilmente non ipocrita – di altri personaggi che sono autentici campioni di trasformismo.
    Il nostro Parlamento, del resto, è pieno di esemplari di camaleonte che a seconda di come gira il vento scendono dal carro dei perdenti per salire su quello dei vincitori.
    La Rame, almeno da questo punto di vista, ha una certa dignità…

  4. ibronzi ha detto:

    Quindi la relazione de il Giornale è falsa?
    Forse l’atteggiamento è un po’ forte, ma abbastanza tipico della stampa schierata (ambo sensi). Non sindaco la Rame artista. Ma dire che la Rame non veste i panni dell’attivista e poi vederla a Vicenza come la prima dei noglobal non mi sembra da brava nonnina.
    Mi appare quanto meno strano che sia stata forzata, e che quando ha deciso di prendere l’incarico nella commissione bilancio, dove sarebbe dovuto accedere una persona sicuramente e unanimamente riconosciuta come competente (Ciampi), non abbia riflettuto della situazione.
    Poi una cosa è dignità, l’altra coerenza.
    Il Parlamento è pieno di camaleonti? bene tiriamoli tutti fuori, a cominciare dalla Rame!

  5. Roberto ha detto:

    Visto che ho ragione? non ha senso fare un dibattito o discutere di aspetti che valicano nella politica; è come parlare di tifo calcistico.
    Anche se toccassimo dei temi e punti ben precisi, si finisce per controbattere in modo generale e, per esempio come fa bloghyblog, magari dire che non si può parlare di una determinata persona, perché è un grande personaggio, oppure perchè ha 77 anni… già mentre Berlusconi che va per i 72…
    E’ tutto come nel calcio.

  6. Dadi ha detto:

    Purtroppo (o per fortuna) la politica non è il calcio.
    Se chiuduno lo stadio di Catania a parte un migliaio di facinorosi turbolenti tifosi, importa al prosieguo della vita a nessuno. Gli errori o i danni (come anche i benefici, ben inteso) della politica ritornano indietro come boomerang ma a tergo dei cittadini :-O

  7. bloghyblog ha detto:

    Attenzione! in precedenza avevo precisato che la Rame è un personaggio del mondo dello spettacolo prestato alla politica, sottolineando inoltre che scelte del genere non si rilevano mai vincenti nè per i leader di partito nè per le personalità prescelte.
    Proprio perché una simpatica e arzilla nonnina la Rame avrebbe dovuto far meglio a rimanere nella sua bella casa milanese perchè nei panni di attivista (femminista non più da secoli) non global è assolutamente ridicola e poco credibile.
    Il senso delle mie parole – velatamente sarcastico – era questo.
    Eppoi quanto a Ciampi, ma siamo proprio sicuri che la Rame abbia la capacità e la forza politica per imporre la sua candidatura alla commissione bilancio?
    Diciamo la verità. A Di Pietro la presidenza Ciampi non è piaciuta. Ciampi come governatore della Banca di Italia è stato straordinario ma come presidente della repubblica ha deluso molti (compreso Di Pietro), perché non ha avuto il coraggio di assumere una posizione critica nei confronti delle leggi ad personam varate dal governo Berlusconi.
    Nel gioco delle lobby, a mio avviso, per quanto possa apparire strano la Rame era l’unica candidata antagonista a Ciampi a disposizione di Di Pietro.
    Purtroppo nel nostro Paese il modello gerontocratico – con risate generali del mondo intero – è ancora senza distinzioni di schieramenti quello vincente…

  8. ibronzi ha detto:

    A Di Pietro non piaceva Ciampi? e sti cavoli. Bisogna fare la cosa giusta non quello che compiace di più.
    Questo è il vero dramma della politica in Italia: essere ostaggi delle minoranze (cito solo IdV e Udeur solo perché oggi sono loro al governo) che ti permettono di lavorare solo se transigi su alcune loro pretese: un do ut des che – a mio modo di vedere – non fa il bene della cosa pubblica: non dimentichiamoci un solo momento che Di Pietro, Follini, Mastella, Formigoni, Fassino, Fini, Casini, ecc. non stanno lì perchè è un loro privilegio piuttosto che un diritto ma per adempiere ad un loro dovere!
    Il camaleonte, seppure il suo trasformismo viene preso a modello per qualcosa di negativo, è un simpatico animaletto che si mimetizza per sopravvivere, meglio per vivere.
    Quanto sopra per sottolineare che, a conti fatti, trasformarsi non necessariamente è una cosa sbagliata: si può cambiare opinione nel corso della vita privata o pubblica che sia. L’importante (lo dicevo in un mio precedente commento) è la coerenza una volta salito su un carro. Altrimenti è giusto il titolo: è solo lifting!

  9. bloghyblog ha detto:

    Mi spiace ibronzi il camaleonte sarà pure un simpatico animaletto ma il trasformismo non ha nulla a che vedere con il cambiamento di opinione (che denota crescita ed evoluzione) ma è indice solamente di opportunismo, anzi se permetti del più becero opportunismo.
    Il trasformismo è quel metodo di governo che consiste nell’utilizzare gruppi politici o persone al fine di impedire il rispetto delle più elementari regole di democrazia all’interno di un Paese.
    L’esempio più recente e più eclatante – non per tirare in ballo sempre il nostro ex presidente del consiglio – c’è l’ha dato proprio il caro Berlusconi, il quale all’inizio si è servito del sistema maggioritario per la sua ascesa ai vertici del potere mettendo così in crisi – anzi sarebbe meglio dire ingessando completamente per cinque anni – l’opposizione per poi – in barba al giudizio referendario – affossare quel sistema elettorale da lui stesso in precedenza sponsorizzato, impedendo di fatto all’attuale maggioranza qualsiasi libertà di movimento nelle scelte di governo.
    Con grande lucidità Berlusconi ha nuovamente reso la politica italiana – come dici tu – schiava delle minoranze.
    La cosa paradossale e che concetti come mobilità, flessibilità valgono solo per i lavoratori, per i politici la mobilità è sinonimo di trasformismo: un modo come un altro per rimanere il più a lungo possibile abbarbicati al potere.

  10. ibronzi ha detto:

    Non confondiamo le strategie politiche con le azioni di governo.
    Berlusconi, ma meglio sarebbe dire il centro-destra, ha svolto in perfetto stile i propri 5 anni di amministrazione. Ha fatto bene? forse no, forse sì, dipende dai punti di vista e dall’utilità che ciascuno nel proprio piccolo ha saputo percepire (mio cugino, elettore del CD, in qualità di appartenente alla categoria medici dichiara oggi di aver avuto dei benefici proprio da Prodi e Co.).
    La legge elettorale che ha lasciato (lasciamo perdere la questione referendaria perché sappiamo bene che questa nuova legge elettorale non è assolutamente quella abbrogata in precedenza e, secondo, ormai è da tutte le parti acclarato il desiderio a riappropriarsi di un sistema proporzionale misto) voleva dimostrare che chiunque avesse vinto – e permettimi concorreva anche il CD – con questa situazione da armata brancaleone non si va da nessuna parte. Se vogliamo allora potremmo anche asserire che l’opinione maggioritaria del popolo sovrano è quella di creare realmente 2 soli poli (sulla falsariga anglosassone), solo che i politici si guardano bene dal fare una cosa del genere: altrimenti partiti tipo l’IdV, il nuovo PSI, la Rosa nel Pugno, i Pensionati Italiani, lo stesso UDEUR, avrebbero la durata del battito d’ali di una farfalla.
    Il problema non è se la cara Franca Rame (tanto per citare il soggetto dell’articolo e quindi a mero scopo esemplificativo) possa nonostante la giovane senilità schierarsi pro o contro un determinato argomento. Non è sub judicio che dichiari di essere contro qualsiasi guerra e di non volere più che i nostri militari permangano in Afganistan; se vuoi è pure lodevole. Tanto quanto – mi si passi la forzatura – un Calderoli che abiuri un’immigrazione selvaggia nel territorio nazionale (o starà parlando solo del Nord? 🙂 ). Sono opinioni politiche che possono trovare proseliti o meno, ma debbono essere fortemente marcate da una linea di condotta. Se il suddetto omone della Lega Nord prima fa il diavolo a 4 contro i clandestini e poi si scopre che favorisce, che so, una domestica filippina senza permesso di soggiorno penso che sia poco dignitoso per la sua persona e per il pensiero che propone.
    In discussione è il fatto, invece, che la nuovelle borghese della Milano bene poi rientri a Roma e voti a favore.
    La questione è mantenere diritto il timone. Per mia abitudine sono portato a fare e dire cose sempre della medesima natura (il fare è stretto parente del dire; volendo anche del pensare). Se mi trovo ad una festa dove i padroni di casa mi stanno riccamente sulle palle non esco in giardino e ne parlo male per poi rientrare e lanciare sorrisi compiaciuti ai 4 venti: giro i tacchi e me ne vado.
    E questo la sinistra, questa sinistra, troppo spesso e volentieri ha ben dirottato, forse proprio per rimanere – usando le tue parole – il più a lungo possibile abbarbicati al potere.
    Non a caso la sinistra sta perdendo consensi, non certo nel proprio elettorato affezionato, tra le schiere dei moderati, i c.d. indecisi.

  11. bloghyblog ha detto:

    Alla signora Franca Rame le orecchie quest’oggi fischieranno a tal punto che la poverina confusa rischierà di pensare ad una cosa ma alla fine si troverà a dire o a fare esattamente l’opposto.
    Un pò come è successo per la questione Afganistan.
    Scherzo naturalmente è solo per dramattizzare un pò questo argomento.
    Ibronzi scusa ma non sono d’accordo con quel che dici.
    Le strategie politiche necessitano gioco forza di strumenti che consentano – a chi se ne fa promotore – di metterle in atto.
    Da questo punto di vista la legge elettorale è uno strumento che risponde ad una precisa strategia politica: in quanto offre – almeno sulla carta – al vincitore la possibilità di governare in modo stabile, realizzando il proprio programma di governo, per tutta la durata del mandato.
    A me il sistema proporzionale misto non è mai piaciuto perchè è una soluzione ibrida che permette ai partiti di centro di continuare ad essere l’ago della bilancia.
    Sono e rimango a favore del sistema maggioritario di tipo anglossasone con l’adozione, naturalmente, dei dovuti contrappesi per bilanciare gli opposti interessi, eliminado laddove possibile situazioni di conflitto.
    La verità – e lo si è visto in tutti questi anni complice se vogliamo anche la sinistra – è che non si vogliono adottare sistemi di controllo.
    Se la sinistra decidesse seriamente di affrontare la questione del conflitto di interessi – che bada non riguarda solo Berlusconi – ma è un problema che affligge tutti i settori (politica, magistratura, società di capitali, banche, autority, comunicazione, sanità, università, ricerca e chi più ne abbia più ne metta), sarebbero in molti a rimanere in mutande.
    Berlusconi forse ha più interesse degli altri a far rimanere le cose così come sono, invocando subito se del caso lo spauracchio della armata rossa in piazza San Pietro.
    Cosa rimane, in mancanza di strategie politiche, se non accettare soluzioni populiste???
    In un sistema a catenaccio – quale è quello attuale – è ovvio che una come la senatrice Rame pur dichiarando di non essere a favore della guerra alla fine – per non far cadere il governo – sia costretta necessariamente a votare per il finanziamento della missione.
    E questa tu la definisce mancanza di coerenza? Direi semplicemente che si tratta di responsabilità politica.
    Eppoi, per chiudere, il nostro ex presidente del consiglio – per usare le tue stesse parole – è uno che è entrato ed uscito dal giardino migliaia di volte.
    Magari fosse di quelli che gira i tacchi e toglie il disturbo, a quest’ora non staremmo a parlare di Lui.
    Ha fatto ridere il mondo intero per le sue clamorose gaffe, scusandosi ogni volta con la solita frase di circostanza – in risposta a chil’accussava – che la stampa aveva riportato male le sue dichiarazioni.
    Il significato di coerenza come vedi è molto ma molto labile….

  12. ibronzi ha detto:

    Avevo supposto una maggiore sintonia, dal momento che fino a 3/4 del commento, per quanto su posizioni differenti, il tutto seguiva liscio logico.
    Poi però dici che il CD ha voluto (con l’appoggio anche delle sinistre)…: forse non vogliamo vedere quello che è! Berlusconi, Forza Italia e – in generale – la destra al potere (e non come minoranza di opposizione) c’è da poco più di 2 lustri, e tutti i mali dell’Italia derivano da questa posizione? chi è causa del suo male…
    La legge sul conflitto d’interessi colpisce più Berlusconi? un cristiano di oltre 70 anni che ha un patrimonio di 5,5 miliardi di euro? che corrisponde a quello di oltre 100.000 persone. Cosa vuoi che gliene possa fregare se passa una stupida legge che dichiara che non può avere incarichi pubblici. Secondo me interessa a molte più persone che fanno dello svolgimento del governo fonte principale per i propri intrallazzi (ecco perché non si fa’ né oggi né mai).

  13. bloghyblog ha detto:

    Pensavo di non tornare più sulla questione che nei giorni scorsi ci ha appasionato, ma leggendo la notizia riportata dai giornali di quest’oggi relativa alle dichiarazioni di Prodi sulla legge sul conflitto di interessi un commento mi sembra dovuto.
    A Berlusconi – il povero cristiano di oltre 70 anni con un patrimonio di 5,5 miliardi di euro – la legge sul conflitto di interessi checchè tu ne dica interessa eccome.
    Il poverino si sente sotto la mira di un cecchino.
    Sa bene che se venisse approvata una qualsiasi legge sul conflitto di interessi il gruppo Mediaset perderebbe quote di mercato notevoli.
    Da questo punto di vista l’ex premier considera la legge in questione un’autentico boomerang.
    L’idea di affidare la sua impresa ad un soggetto terzo – attraverso il modello americano del blind trust – non piace né a lui nè tanto meno alla sua famiglia.
    Da qui gli attacchi al governo e, quindi, allo scellerato disegno di far fuori il concorrente più temibile: il capo dell’opposizione.
    Ma Berlusconi sa bene che la legge sul conflitto di interesse – anche la più severa – lo estromette solo dalla gestione dell’impresa non – come invece tende a voler far credere – dalla proprietà.
    In politica come in tutte le cose di questo mondo devono esserci delle regole… non è che ognuno può fare quello che gli pare ….e comunque se non gli sta bene torni pure a fare l’imprenditore…tanto non sarà mai presidente della Repubblica!!!!

  14. Dadi ha detto:

    E su questo possiamo essere d’accordo.
    Ma non che gliene freghi qualcosa, comunque. Il gruppo Mediaset perderebbe quote di quale mercato? quello televisivo in Italia? dove non ci sono veri competitors e la RAI è la pietosa controfigura (non sempre, in verità, ma spesso) dei canali del biscione? ma per favore.
    Il punto è che preoccupa più gli altri partner della coalizzione che non il legittimo titolare.
    Forza Italia e il Centro-Destra purtroppo vivono al momento della luce del suo leader. Poi magari può anche pensare che un po’ sarebbe danneggiato. Sai come accade: l’esosità di volere di più. Tutti i comuni mortali si accontenterebbero (e darebbero forse anche un braccio) per avere la 1000ma parte del patrimonio annuo del Cavaliere. Ma una volta a quel livello si brama di più 😉

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