Che fine hanno fatto?

Pubblicato: 9 maggio 2007 da Dadi in Auguri, Citazioni, Inchieste, Internazionale, Linux, Ricordi, Società, Spettacolo, Technology, Televisione, Vita sociale

Mi sono incuriosito sul grande quesito: che fine hanno fatto quelli di “La famiglia Bradford8enough.jpg. Ricordate il famoso telefilm (quando in Italia ancora non li chiamavano serie tv, o sit-com)?
È andato in onda (prima negli USA, ovviamente) per 5 stagioni; un lustro che ha centrato in pieno la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ’80. Con 112 gli episodi girati: niente se confrontatao a Beautiful o Quando si ama, ma comunque un bel numero. Il titolo originario inglese era “Eight is enough” e anche in Italia passa con “Otto bastano” per il primo anno poi sostituito con il nome rimasto famoso.

È la storia di Tom che, insieme alla moglie (prima Joan, dopo Abby), cerca di mantenere in armonia tutta la famiglia, dimostrando di avere tutto sotto controllo. Con otto figli molto indipendenti, con età compresa tra gli 8 e i 23 anni (David, Mary, Susan, Joanie, Nancy, Elizabeth, Tommy e Nicholas: in ordine di età), il clan Bradford sperimenta tutte le sfide che si vengono a creare, guidato comunque da un papà saggio e comprensivo. Ambientata a Sacramento (CA), una delle città americane più controverse, vuole coniugare la possibilità del perbenismo in uno stile politically correct.

“Otto sono abbastanza”, iniziò come una qualsiasi altra sit-com sulla famiglia americana, ma la morte improvvisa dell’attrice che impersonava la signora Bradford (Diana Hyland) costrinse gli autori dello show a rivedere tutta la storia: così, Tom Bradford diventa il primo padre single della TV, sempre in mezzo alle tempeste che gli otto figli possono procurare. Fortunatamente, arriva poi Abby (Betty Buckley), che da baby-sitter dei figli più piccoli diventa sempre più importante per tutta la famiglia, fino al matrimonio con Tom.

Ma che fine hanno fatto? Dick Van Patten, Tom, non ha mai più avuto ruoli importanti; mentre il “figlio” più famoso è Willie Aames, che impersonava Tommy, il maschio intermedio, poi protagonista del film di successo “Paradise” e successivamente coprotagonista della sit-com “Charles in charge”; mentre il figlio che ha dato – nella vita reale – più problemi è stato (manco a dirlo) il piccolo Nicholas, Adam Rich, più volte arrestato per furto e posseso di droghe; invece Lani O’Grady, che impersonava Mary, la figlia maggiore e la secchiona studiosa di medicina, è morta per eccesso di droghe nel 2001. Qualcosa di tragico che ricorda un’altra serie che ha avuto un certo successo qualche anno prima, “Tre nipoti e un maggiordomo”: la piccola protagonista Anissa Jones,la deliziosa Buffy, morirà a 18 anni per overdose; come a dire che spesso i ruoli di angelo nella finzione si trasformano in iattura fuori dalle scene. Tutte le figlie femmine del buon Tom conducono oggi invece una vita tranquilla, lontana dalle luci della ribalta dei tempi della serie tv.Sono cresciuto, insieme a Magnum PI, Happy Days e le Charles Angels, con questi simpatici protagonisti: il periodo di maggiore spinta ha interessato proprio la mia adolescenza, quando ormai stanco dei cartoni animati, ho cambiato fascia oraria con il mio bel telecomando (che gioia averlo) del nostro incredibile televisore a colori Phonola. La necessità di modelli di vita basati sulla famiglia allargata e (il più possibile) felice non è diminuita negli States se è vero cha ancora oggi alcune series trovano spazio, come Seven Even. Ma certo è rimasta poca cosa contro un pubblico che desidera delitti perfetti con sparatorie infinite e litri di sangue sull’asfalto e investigatori (meglio se dell’esercito o di strani servizi della polizia e/o segreti) sempre all’opera oppure di improbabili streghe che gestiscono bar alla moda per campare.Forse è per questo che i giovani d’oggi sono tanto irrequieti e violenti. D’altra parte noi poi ci potevamo consolare con il grande “Tenente Colombo” che, giustamente, veniva trasmesso la sera.

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commenti
  1. Martina ha detto:

    Bel Post, Dadi.
    Però non sono completamente daccordo con te sul perchè i giovani siano violenti.
    Mi ricordo infatti quando andò in onda per la prima volta la serie “Visitors” in cui gli alieni mangiavano i topini e sui giornali si leggeva dei timori che questo potesse portare violenza tra i giovani.
    Io ho visto Visitors e più recentemente la serie americana 24 o anche Dexter (storia di un killer di serial killers) che non sono proprio la famiglia Bradford in termini di non-violenza ma ora non vado certo in giro a spaccare vetri delle macchine.

    Secondo me tutto dipende dall’equilibrio interiore che le persone sono riuscite a costruirsi e non da ultimo dalle condizioni socio-economiche in cui vivono.
    Non aiuta certo poi avere una società che ti propina continuamente certi valori come la bellezza, la giovinezza, esere magri, ricchi, famosi, guidare auto potenti, mentre nella realtà tutte queste cose non solo sono difficili da ottenere, spesso impossibili, ma non ti danno nemmeno – a mio parere- la serenità interiore.
    E in molti paesi (negli USA ma anche nel nostro in misura minore) la facilità di accesso alle armi permette agli istinti violenti che molti hanno dentro di trovare uno sfogo purtroppo tragico.

    Ciao,

    Martina

  2. Dadi ha detto:

    Dear Martina,
    io ho lanciato un quesito cosmico. Non esiste la spiegazione per certi fenomeni di massa piuttosto che altri. Io almeno non li ho.
    A fine anni ’60 (lo ricorderai, come me) dalle citazioni storiche e di cornaca, gli animi erano particolarmente ribelli, fenomeno – si disse – determinato proprio dalla congiuntura (flesso) tra il sottosviluppo e la miseria postbellica e il nuovo boom economico.
    Ciò non di meno proprio le tue parole mi inducono a pensare che sono nel giusto. A metà anni ’80 e ancor più agli inizi del decennio successivo è iniziato un bombardamento mediatico verso uno stile di vita assolutamente privo di regole, posto in essere dalla televisione prima che da altri (non posso dimenticare film particolarmente cruenti e violenti come “Il giustiziere della notte” del ’74 oppure “Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo” del 1971 e il suo seguito “Una 44 magnum per l’Ispettore Callanghan” di 3 anni più tardi: ma questi erano su un circuito – quello filmografico – decisamente più controllabile).
    Lo stesso serial I Visitors (oggi commovente per la banalità della storia e per gli effetti speciali, ma all’epoca un vero MUST) arrivano sul piccolo schermo soltanto nell’86 in Italia, e cioé 7 anni dopo circa i Bradford, una decina rispetto a Mork e Mindy (altro grande compagno della ns. gioventù) almeno una dozzina, se non più, sui simpatici amici di Milwaukee. Lo stesso Magnum PI è passato in Italia dal 1982.
    Chiaramente non bisogna generalizzare: anche se – spero non ti offenderai – noi non siamo più dell’ultima generazione. L’impatto violento che può generare 24 o Dexter (che non conosco, però) su un ragazzo di 16/20 anni forse non è altrettanto controllabile come su chi, oggi, ha superato gli enta se non gli anta.
    A miei tempi il massimo che si poteva concepire come violenza di gruppo era un sano gavettone estivo o la cappotta, altrimenti detta la stira (noi romani sappiamo cosa sono).
    Invece le cronache italiane e non solo parlano di un livello di violenza adolescenziale a livelli paurosi.
    Scusa mi sono fatto prendere la mano…

  3. Sraddino ha detto:

    Non so se avete presente “The Shield” (pessimo esempio di
    poliziotti violenti che però ottengono giustizia … a modo
    loro…), beh io oggi vedo serie come questa e come quelle
    da voi citate ma non mi sognerei mai di comprare una 44
    e andare in giro a sforacchiare chi mi taglia la strada (sai
    le stragi… 🙂 )

    Questo però credo derivi dal fatto che da piccolo dovevo
    pensare a come procurarmi un pallone per giocarci (usando tra
    l’altro la porta della scuola come porta per segnare) e non
    avevo tutto o quasi pronto su un piatto d’argento….
    Se dovevo pensare a rimediare i soldini per le nuove biglie
    in vetro non potevo certo pensare a violentare e uccidere
    compagni e compagne di classe….

  4. Dadi ha detto:

    Ragazzi possibile che finiamo sempre nella retorica?
    The Shield (che non conoscevo fino a 5 secondi fa’ ma mi sono documentato sul web) è un serial che è partito negli States nel 2002. Non nel 1972!
    Tu hai superato l’età della formazione (i sociologi la chiamano post-puberta adolescenziale) da diversi lustri. Turba psichiche vedendo il programma da te citato, piuttosto che CeloSaI (CSI), non dovrebbero attecchire nella tua mente già ormai sull’andare senile (non ho resistito).
    Ma un ragazzino di 14/16 che vede il film di Ridley Scott Hannibal, o anche solo l’improponibile lungometraggio che hanno passato ieri sera su Canale 5 (The Hostage), dove non era pensabile sparare a nessuno se non con un bel colpo di calibro 9 che gli trapassasse da parte a parte il cranio con brandelli di cervello che dovevano volare in giro per la casa, allora io mi pongo il problema. La massima espressione da duro ai miei tempi era andare in giro con il piumino Moncler e fare “hey” alla Fonzie per darsi importanza. Se poi ti potevi permettere (e soprattutto riuscivi a convincere i genitori a comprartelo) il Laverdino 125, allora rappresentavi una sorta di semidio!
    Certo si viveva di più la strada (non a mignotte, che quello lo fai ancora 😛 ) in compagnia degli amici e a giocare a pallone, invece che fissi in casa a chattare con il computer o a giocare per ore con la playstation.
    Poi siamo d’accordo che non si possa banalizzare solo a questo.
    Ma ritengo che i modelli di vita espressi attraverso il tubo catodico (che termine retrò in tempi di plasma e lcd) possano essere in qualche modo testimoni dell’evoluzione che stiamo vivendo.

  5. bloghyblog ha detto:

    Ne so qualcosa di gavettoni estivi…ma di quelli memorabili che ti ricordi per sempre, per tutta la vita…non è vero Dadi?
    Così giusto per provocare, vorrei fare una piccola riflessione.
    La famiglia Bradford, ambientata nell’America post-vietnam, era chiaramente l’esempio di un nucleo famigliare alle prese con le nuove politiche e le nuove idee hippy: Un padre che si ritrova con una tribù formata da otto giovani spavaldi e ribelli ben lontana dalla famiglia anni 50, in cui era nato e cresciuto, insomma una sorta di scontro generazionale.
    Il cinema americano ha sempre seguito con molta attenzione l’evoluzione del costume e della società in genere.
    Da spettatrice, oggi, ho l’impressione che i vari film e telefilm in circolazione siano diventati – per il mondo del marketing – un veicolo per pubblicizzare gli ultimi ritrovati della tecnica e della tecnologia e, perchè no dell’impresa bellica che negli Stati Uniti mai come in questi anni è fra quelle con il maggiore fatturato.
    Conosciamo le ultime tecniche chirurgiche (ER in tema di chirurgia plastica, di interventi a cuore aperto, di pronto soccorso etc.) le ultime tecniche investigative (CSI NY – CSI Miami – Cold Case – Law & Order etc) e, quindi, gli ultimi prodotti messi in commercio dall’industria delle armi.
    Consapevoli o meno assorbiamo quotidianamente migliaia di messaggi pubblicitari, che alla lunga entrano nel nostro DNA, percui alla fine neppure ci scandaliziamo se una partita con la playstation finisce con una strage…

  6. Dadi ha detto:

    Detta così potrebbe sembrare che i media seguono la moda o l’indirizzo del momento; temo invece (e credo che bloggy sia più vicino a questo pensiero) che siano politica e media a stretto contatto a governare attraverso il piccolo schermo le mode, le abitudini e le tendenze.

  7. bloghyblog ha detto:

    Esatto!
    Le lobby in America più che in qualsiasi altro Paese del mondo sono organicamente strutturate ed istituzionalizzate il che permette loro di esercitare a tutti i livelli un enorme potere.
    Per questo utilizzano tutti i canali mediatici (e il cinena e la televisione non fanno eccezione) e non a loro disposizione per raggiungere il numero più alto possibile di gente.

  8. Dadi ha detto:

    Già, salvo che qualcuno riesce a sfuggire nelle maglie della rete (che in inglese si chiama network, che caso!) e si rende – tristemente – famoso in Virginia.

  9. bloghyblog ha detto:

    Le schegge impazzite fanno parte – assurdamente – del gioco…

  10. Dadi ha detto:

    Un gioco che è costato la vita di 30 persone. Il prezzo è abbastanza salato!

  11. cymbalus ha detto:

    Comunque pare che i Bradford (almeno i sopravvissuti) abbiano annunciato la loro presenza al prossimo Family Day… 😉

  12. Dadi ha detto:

    Ahahahh.
    Li accoglieremo a braccia aperte, non credi? Non dimenticare che David (nell’ultima serie) si è pure sposato (legalmente) e magari ha dei figli. Servirà loro un pulman gran turismo invece del solito van all’americana 🙂

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