Il governo tiene

Pubblicato: 7 giugno 2007 da Sraddino in Eventi, Italia, Note legali, Politica

Caso Visco/ Il governo tiene. Passa l’odg dell’Unione. Padoa Schioppa al Senato: GdF era ormai corpo separato.

E alla fine il governo ha retto. Dopo una lunghissima giornata, il Senato ha approvato con 168 sì l’odg dell’Unione. Bocciati invece le mozioni della CdL e della Lega.

Ma subito dopo l’ok scoppia il caos in Aula. Prima del voto il senatore Fi, Giuseppe Vegas aveva chiesto al presidente Marini di ritenere precluso l’ordine del giorno della maggioranza in quanto nel documento si parla di ”apprezzamento per il ruolo che svolge la Guardia di finanza” esattamente come si leggeva, secondo Vegas, nell’ordine del giorno Calderoli-1 che esprimeva ”solidarietà e apprazzamento alla Guadia di finanza” e che era stato precedentemente bocciato dall’Aula. Calderoli ha chiesto l’annullamento del voto e ha accusato Marini di essere un ”presidente di parte”.

Nella più completa confusione, tra urla, schiamazzi e cori ”buffone, buffone” il presidente Marini ha quindi tentato di spigare che l’odg dell’Unione, contenendo anche la parte di condivisione dell’operato del governo, rende diversi i documenti e quindi di ritenere la votazione valida.

Alla fine, il presidente del Senato Franco Marini ha dato ragione all’opposizione sostenendo la tesi che l’ordine del giorno dell’Unione andasse votato solo nella sua prima parte, cioè quella in cui si esprimeva apprezzamento per l’operato del governo. E la CdL lo ha applaudito a lungo. Alcuni senatori di An hanno persino esposto un cartello con la scritta stampata “Marini, santo subito!”, subito rimosso dai commessi.

“Sì, sono soddisfatto del voto” ha detto il ministro Padoa Schioppa.

L’INTERVENTO DI PADOA SCHIOPPA. Contestazioni, urla e striscioni durante l’intervento del ministro dell’Economia, Padoa Schioppa al Senato sul caso Visco. Il presidente di Palazzo Madama, Franco Marini, ha dovuto sospendere la seduta pochi minuti dopo l’inizio del discorso del ministro.

“L’obiettivo dominante del mio comportamento in questa delicatissima vicenda è stata restituire serietà e dignità al corpo della Guardia di Finanza“. Queste le prime parole di Padoa Schioppa. “Nella sostanza – ha proseguito – si era verificata una discrasia tra l’attività di governo e le funzioni di gestione intestate al vertice militare. Questa situazione doveva essere corretta con urgenza”.

“DA SPECIALE MANCANZA DI TRASPARENZA”. “Ho rilevato gravi manchevolezze su due piani – ha detto Padoa-Schioppa durante la replica a Palazzo Madama – i rapporti tra il comandante delle Fiamme Gialle e il potere politico, e l’esercizio del comando all’interno del corpo. Trasparenza, prudenza, riservatezza sono venute meno, ed è mancata una comunicazione serena e cooperativa. Si è deformata così l’autonomia del corpo in qualcosa di diverso, in separatezza, come se fosse venuto meno il giusto legame con il governo”.

C’è stata assenza di comunicazione serena, mancanza di trasparenza, prudenza, riservatezza, di venir meno delle regole” da parte del comandante della Gdf Roberto Speciale. Il ministro attacca: parla di “venire meno a regole deontologiche” che si possono configurare come “omissione”, di venir meno di “autonomia” del corpo che si poteva quasi configurare “quasi come separatezza”. E accusa: si è parlato di minacce, “che se davvero erano tali, Speciale doveva denunciare subito. Ma minacce non erano, e per questo non è stato preso sul serio” dai tribunali.

All’interno del Corpo della Guardia di Finanza vi erano ”sconcerto, malumori, ampi contrasti”, per mancanza di ”arte del comando”. Inoltre, da parte del Comandante generale Roberto Speciale, vi è stata una ”gestione personalistica ed anomala”, in materia di trasferimenti e incarichi

NESSUN LEGAME CON UNIPOL. “Contrariamente a quello che cerca di far credere la campagna di stampa, il preteso nesso con le indagini su Unipol manca da ogni riscontro. Che nessuno dei corifei abbia saputo citare un solo fatto a sostegno, fa pensare che sia inesistente. Se esistono prove contrarie, si producano e le esaminerò senza pregiudizi”.

GLI STRISCIONI. Un cartello bianco con la scritta “Visco santo subito”. E’ una delle proteste dei senatori della Cdl. Il cartello, sventolato dal senatore Viceconte (Fi) è stato rimosso dai commessi.

SVP VOTA L’ODG DELL’UNIONE. Il governo dovrebbe tenere. I senatori dell’Svp voteranno l’odg dell’Unione. Lo ha annunciato in Aula al Senato nelle dichiarazioni di voto Oskar Peterlini. “Il gruppo per le autonomie – afferma Peterlini – non ritiene opportuno si faccia cadere il Governo. Accogliamo con soddisfazione le assicurazioni del ministro di volerci incontrare per ridurre il peso fiscale per le piccole e medie
imprese”. Per Peterlini “è necessario equilibrio che deve coinvolgere maggioranza ed opposizione. Non sono possibili scenate come quelle avvenute poco fa in aula durante l’intervento di Padoa Schioppa”.

GIORNATA FRENETICA AL SENATO. Palazzo Madama si è trasformato in una sala del Lotto. I senatori di maggioranza e opposizione corrono da un ufficio all’altro, tra febbrili riunioni e telefonate bollenti. Contanto e ricontano i numeri sui quali si gioca la sopravvivenza del governo Prodi. Il Centrosinistra è fiducioso di riuscire a tenere sul caso Visco-Guardia di Finanza. Ma per farlo deve passare l’ordine del giorno firmato da tutti i capigruppi dell’Unione. In caso contrario sarà crisi. Senza se e senza ma.
Il tam tam del Senato dà l’80% di possibilità all’esecutivo di vincere la battaglia del pallottoliere, anche se rimane quel 20% che fa tremare il Professore. In teoria il Centrosinistra dovrebbe contare sui suoi 158 senatori eletti più Emilio Colombo. Incertezza fino all’ultimo per la decisione di Giulio Andreotti. Saranno quasi certamente assenti gli altri senatori a vita. Totale 159 o 160, contro i 156 del Centrodestra.

Attenzione, però, perché stando ai rumors che provengono dal Palazzo, all’Unione potrebbero mancare i due voti dell’Svp e quello di Domenico Fisichella, Ulivo ed ex Alleanza Nazionale. In quel caso i numeri per il governo non ci sarebbero. C’è poi il problema dell’eventuale via libera con l’ok decisivo dei senatori a vita e quindi la mancanza della maggioranza politica. Per non parlare degli insidiosi ordini del giorni e mozioni della Casa delle Libertà. Sulla carta non dovrebbero passare, ma se alla fine i mal di pancia nell’Unione – numerosi nella fila della Margherita (Polito e non solo) – dovessero portare a qualche scherzetto tutto sarebbe possibile.

I due senatori incerti dichiarati sono quelli eletti con la Sudtiroler Volkspartei: Helga Thaler Ausserhofer e Manfred Pinzger, entrambi arrabbiatissimi non solo per la rimozione del generale Speciale, ma soprattutto con la politica fiscale del governo, a loro giudizio decisamente iniqua. Denuncia la Thaler: “Non mi è piaciuto affatto il comportamento del governo nei confronti di Speciale. Io avrei tolto le deleghe a Visco, ma non avrei penalizzato il generale. Anche perché in questo modo non si fa altro che alimentare sospetti su tutta la vicenda. Ad ogni modo il motivo della mia protesta è soprattutto un altro: la politica fiscale del governo. L’ho già detto in Commissione finanze e, se avrò l’occasione, lo ripeterò in aula: siamo ormai arrivati a livelli intollerabili di burocrazia e pressione fiscale. A rimetterci dalle nostre parti sono soprattutto le piccole imprese artigiane. Stiamo attenti perché così facendo finiranno per passare tutti il confine e stabilire le loro aziende in Austria”. E il voto che l’attende oggi al Senato? “Non ho ancora deciso: sentirò la relazione del ministro, guarderò le mozioni e poi vedrò cosa fare”.

 

La stessa posizione del collega, capogruppo della Svp, Manfred Pinzger: “La rimozione di Speciale andava evitata. Bisognerà vedere se ci sarà la maggioranza in aula: io non so se voterò con l’Unione perché il governo non ha lavorato bene sul fronte fiscale. La Finanziaria 2007 non mi è piaciuta”. Il senatore italo-argentino Luigi Pallaro, invece, sarà presente e, salvo sorprese, darà il suo ‘sì’ all’Unione: “L’ho già detto: voterò contro il governo solo su questioni di coscienza, come i Dico”.

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commenti
  1. Dadi ha detto:

    Non ho la palla di vetro e non so dove sia la ragione e dove il torto: o meglio la ragione è sempre della politica anche se un altro adagio dice che la ragione è dei fessi; confermando quindi – per la proprietà transitiva – che i politici sono fessi?
    Purtroppo no in quanto gli unici fessi siamo noi che perdiamo ancora tempo a fare riflessioni su dove sia la verità e la ragione.
    Mi ha colpito molto l’atteggimento tenuto durante queste elezioni amministrative: dire che la sinistra non ha subito una cocente batosta (non parliamo di spallate, per favore) è come affermare che Ray Charles facesse il cecchino o il fotografo di professione.
    Ciò non di meno, tutti felici dentro l’Unione per aver mantenuto le posizioni in Liguria e aver anche vinto a Taranto.

  2. Dadi ha detto:

    Alla fine in questo schifo, capisco pure l’atteggiamento di Pallaro: almeno è coerente con la linea “lotta dura finché fa verdura”.

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