Grillo ed il V-Day tra silenzio e controinformazione

Pubblicato: 10 settembre 2007 da realmonk in Beppe Grillo, Blog amico, Vita sociale

Dal blog di un amico (  http://farafilio.spaces.live.com) prendo a piene mani quanto scritto da un giornalista che non amo ma che spesso dice le cose che al palazzo non piace sentire …

Ma quale antipolitica
di Marco Travaglio

A vedere i telegiornali di regime, cioè praticamente tutti, sabato a Bologna e nelle altre piazze non è successo niente (molto spazio invece al matrimonio di Baldini, l’amico di Fiorello). A leggere i giornali di regime (molti), il V-Day è stato il trionfo dell’«antipolitica», del «populismo», del «giustizialismo» e del «qualunquismo». In un Paese che ha smarrito la memoria e abolito la logica, questa inversione del vocabolario ci sta tutta: la vera politica diventa antipolitica, la partecipazione popolare diventa populismo, la sete di giustizia diventa giustizialismo, fare i nomi dei ladri anziché urlare «tutti ladri» è qualunquismo.
E infatti, che il V-Day fosse antipolitico, populista, giustizialista e qualunquista, lorsignori l’avevano stabilito prim’ancora di vederlo, di sapere che cos’era. A prescindere. Non sapevano e non sanno (non c’erano) che per tutta la giornata, in 200 piazze d’Italia e all’estero, migliaia di giovani dei Meet-up grilleschi hanno raccolto 300 mila firme (ne bastavano 50 mila) in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede il divieto per i condannati di entrare in Parlamento, il tetto massimo di due legislature per i parlamentari e la restituzione ai cittadini del diritto di scegliersi i propri rappresentanti sulla scheda elettorale. Cioè hanno esercitato un diritto previsto dalla Costituzione, quello di portare all’attenzione delle Camere tre questioni «politiche» quant’altre mai. E l’hanno fatto con l’arma più antica e genuina di ogni democrazia: la manifestazione di piazza.


Quella piazza che, quando la occupano Berlusconi e Bossi e Casini e Mastella per chiedere cose incostituzionali, tutti invitano ad «ascoltare». E quando la occupano un milione di persone senza etichette né bandiere (tante erano mal contate, sabato, da Bologna a New York, se alle 20 i firmatari della petizione erano 300 mila, altrettanti erano ancora in fila a mezzanotte e molti di più avevano desistito per fare ritorno a casa) diventa un obbrobrio da ignorare e rifuggire.
Mentre, nel V-Day after, riparto da Bologna per tornare a casa, chiamo Beppe Grillo per commentare a mente fredda: lui mi racconta, ridendo come un pazzo, che gli ha telefonato il suo vecchio manager, «Cencio» Marangoni, per dirgli che a Villanova di Bagnacavallo c’è ancora la fila ai banchetti. E a Villanova di Bagnacavallo sono quattro gatti, perlopiù di una certa età, e chissà come han fatto a sapere che c’erano i banchetti visto che non l’ha detto nessuna tv e quasi nessun giornale. Ma se a Villanova di Bagnacavallo si firma ancora, forse questa non è antipolitica: questa è superpolitica. È antipolitica difendere la dignità del Parlamento infangata dalla presenza di 24 pregiudicati e un’ottantina di indagati, imputati, condannati provvisori e prescritti? È antipolitica chiedere di restituire la sovranità al popolo con una legge elettorale qualsiasi, purchè a scegliere gli eletti siano gli elettori e non gli eletti medesimi? È antipolitica pretendere che la politica torni a essere un servizio che si presta per un limitato periodo di tempo (dieci anni al massimo), dopodichè si torna a lavorare o, se s’è mai fatta questa esperienza, si cerca un lavoro come tutti gli altri? È antipolitica chiedere rispetto per i magistrati e dire grazie a Clementina Forleo e ai giudici indipendenti come lei? Chi era a Bologna in piazza Maggiore, o in collegamento nel resto d’Italia e all’estero, ha visto decine di migliaia di persone restare in piedi da mezzogiorno a mezzanotte. Ha sentito Grillo chiedere il superamento «di questi» partiti, i partiti delle tessere gonfiate, dei congressi fasulli, delle primarie dimezzate (vedi esclusione di Furio Colombo, Di Pietro e Pannella), della legge uguale per gli altri; smentire di volerne creare uno nuovo; e rammentare che gli «abusivi» da cacciare non sono ambulanti e lavavetri, ma politici e banchieri corrotti o collusi. Un economista, Mauro Gallegati, spiegare i guasti del precariato in un mercato del lavoro senza mercato e senza lavoro. Un grande architetto come Majowiecki illustrare i crimini cementiferi che i suoi colleghi seminano per l’Italia e per l’Europa con la complicità di amministratori scriteriati, e le possibili alternative verso un modo «leggero» di pensare e costruire città e infrastrutture. Alessandro Bergonzoni spiegare la partecipazione democratica con una travolgente affabulazione («Chi è Stato? Io sono Stato»). Un esperto di energie alternative come Maurizio Pallante raccontare quel che si potrebbe fare nel settore ambientale ed energetico al posto di inceneritori, termovalorizzatori, centrali a carbone e treni ad alta velocità per le mozzarelle. I ragazzi di Locri lanciare l’ennesimo grido di dolore dalla Calabria della malavita e della malapolitica. Il giudice Norberto Lenzi rischiare il procedimento disciplinare per avvertire che il berlusconismo è vivo e lotta insieme a noi, anche a sinistra. Sabina Guzzanti prendere per i fondelli la deriva fuffista e conformista dell’informazione. I genitori familiari di Federico Aldovrandi raccontare, in un silenzio misto a lacrime, la tragedia del figlio morto due anni fa durante un «controllo di polizia». Massimo Fini tenere una lezione sul tramonto della democrazia rappresentativa citando Kelsen, Mosca e Pareto. Il giornalista Ferruccio Sansa sintetizzare la sua inchiesta sul «tesoretto» da 100 miliardi di euro che lo Stato non ha mai riscosso dai concessionari, spesso malavitosi, dei videopoker e altri giochi, una mega-evasione fiscale scoperta dal pm Woodcock e dalla Guardia di Finanza, ma coperta da incredibili silenzi governativi.
Alla fine ho parlato anch’io: ho ricordato Lirio Abbate minacciato dalla mafia; ho cercato di spiegare che la tolleranza zero deve cominciare, come nella New York di Giuliani, dai mafiosi e dai corrotti, non dai lavavetri e dagli ambulanti; e ho difeso Cofferati, che avrà tanti difetti, ma non quello di partire dai poveracci, visto che prima ha preteso legalità dagli imprenditori sullo Statuto dei lavoratori. Ho fatto parecchi nomi e cognomi, come tutti gli altri sul palco di piazza Maggiore. Ora scopro che fare i nomi sarebbe «qualunquismo»: e parlare in generale per non dire niente, allora, che cos’è?
P.S. Ho trascorso l’intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico «contro» Marco Biagi, ma «di» Marco Biagi. Il nome «Marco Biagi» non è mai strato citato per esteso. S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava «rompicoglioni». E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però «il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c’è lavoro». Lo dico perché un amico, l’ex giudice ora assessore Libero Mancuso, che nessuno ha visto alla manifestazione, ha parlato di presunte «offese a Biagi». Posso assicurare che se qualcuno, dal palco, avesse davvero mancato di rispetto a Marco Biagi, su quel palco nessuno di noi, nemmeno Grillo, sarebbe rimasto un minuto di più.

Paolo Guzzanti chiede ai suoi lettori se sono d’accordo con Beppe Grillo e gli autori de La Casta. Si chiede, l’onorevole Guzzanti nella sua paranoia, se davvero chi passa per il suo blog trovi realistico considerare che il primo tra i cinque (chissà perché cinque) problemi del Paese, oggi, è che il popolo vuole una cosa e la politica ne fa un’altra.

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commenti
  1. Dadi ha detto:

    Siamo vicini alla prima grande rivoluzione democratica?
    Ma chi calca gli scranni del Parlamento (direttamente o indirettamente) è voluto dal Popolo Sovrano… o forse no… ma allora i vari Prodi, Berlusconi, Casini, D’Alema, Bossi, Bertinotti, Fini, Pannella, Mastella, Di Pietro, Formigoni (e mi fermo perché dovrei continuare per altre 8/10 ore) vivono di luce propria? si autoalimentano e autogenerano da soli?

  2. Ulisse ha detto:

    ho filmato, nel mio blog ci sono circa 9 minuti… passate se vi và

  3. Dadi ha detto:

    Intanto (e il giorno dopo al V-Day) Fassino e D’Alema attaccano il gip di Milano, Clementina Forleo che avrebbe chiesto alla Camera di utilizzare alcune intercettazioni telefoniche nell’inchiesta sulle fallite scalate Antonveneta-BNL-RCS.

  4. realmonk ha detto:

    Purtroppo credo che la “prima grande rivoluzione democratica” caro dadi sia molto lontana. Sembra proprio che tra noi italiani e le rivoluzioni vi sia una qualche forma di incompatibilità genetica. L’unica rivoluzione di cui i nostri giornali hanno parlato è quella c.d. giudiziaria, quella c.d. di tangentopoli per intenderci, che di rivoluzione non aveva praticamente nulla. La rivoluzione è quella che si fa in piazza, con la piazza, quella che l’italiano medio teme ed ha sempre temuto … l’italiano che corre al centro ed elimina gli estremi perchè lo spaventano, inneggia all’equilibrio solo perchè non vuole perdere le sicurezze che ha raggiunto, anche se per conservare quelle sicurezze deve rinuciare ai propri diritti al miglioramento delle condizioni generali. l’italiano medio tra il furbo e chi si sacrifica per il bene comune sceglie il furbo … l’italiano medio è quello che i nostri politici conservano, coltivano, coccolano. l’italiano medio è quello che riescono a controllare, che non corre in piazza, non assalta i palazzi del potere … aspetta sanremo e miss italia … non si indigna se lo prendono in giro, non si incazza se approvano una legge elettrorale con la quale si prevede che i soli segretari di partito decideranno come l’italiano sarà rappresentato in parlamento … l’italiano medio, ahimè, non ha conosciuto e non conosce il fascino di un robespierre ed un doctor guillotine … non è disposto a rinunciare neanche alla domenica sportiva per un sogno … si entusiasma solo delle proposte politiche che promettono tagli alle tasse, poco o nulla lo riguarda il reale ed efficiente funzionamento della cosa pubblica, l’istruzione, la sanità, la giustizia … finché non ci capita in mezzo il problema non è suo … semplicemente se ne frega … un tempo pensavo, ne ero sicuro, che spazzata via la dc noi giovani di allora avremmo trovato il modo e la strada per cambiare le cose, oggi viene quasi da rimpiaggere la vecchia dc … che amarezza … della nostra età siamo rimasti in pochi a coltivare il sano estremismo, di destra o sinistra che sia, che forse non potrà mai governare ma è l’unico stimolo a superare l’immobilismo materiale e spirituale che ci circonda … che amarezza !!!

  5. ChiamamiAquila ha detto:

    Concordo. Ma allora che via d’uscita abbiamo?
    Grillo e le sue invettive nn sembrano bastare…

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