In Giappone sotto il segno di Ducati

Pubblicato: 23 settembre 2007 da Dadi in Ducati, Internazionale, Motociclismo, MotoGP, Motomondiale, Motori, Sport, Velocità

Quanti titoli avrei potuto trovare per questo articolo.
I giochi del destino si sono divertiti a offrirci spunti di attrazione per farci trasalire e appassionare per questa gara in terra del Sol Levante.Mi ero preparato, pensando a tutte le evoluzioni dei possibili epiloghi. Facile: da una parte la potenzialità della conquista mondiale da parte di Casey Stoner, cui bastava – in estrema sintesi – giungere d’avanti a Rossi; dall’altra proprio il tavugliese, in grande crescita di impegno, di motivazioni e anche nelle condizioni del mezzo, pneumatici inclusi, faceva ben sperare in una gara sotto il segno di Vale, e la sua ‘3 diapason’. Questi inoltre partiva in seconda posizione, mentre l’avversario della Ducati ben più indietro solo in terza fila. Non dimenticando che questa è casa Honda, la loro pista, con tutta la gente che vive e lavora da queste parti che conosce, segue e ama la grande casa nipponica come se non più degli stessi figli; con l’executive, il management, il personale, fino all’ultimo dei meccanici Honda a vedere la corsa dei propri scudieri: non potranno più ambire al titolo iridato, ma per lo meno daranno una soddisfazione proprio di fronte al proprio pubblico; bene pure che Pedrosa e Hayden partono d’avanti, rispettivamente dalla pole position e dalla 3^ piazzola. Infine, generalizzando, siamo in Giappone: avesse prevalso una moto in particolare (Honda, Yamaha, Suzuki o Kawasaki che fosse) significava prendere qualche settimana o mesi di ribalta in patria. E’ sempre un derby.

La gara è stata incredibile, anche se non proprio appassionante. Niente poderose rimonte, grandi staccate al limite, curve spazzolate a gommone posteriore fumante; ben poco di questo si è visto. Colpa principale le condizioni meteo che hanno segnato questa domenica in terra giapponese.
In mattinata, infatti, la pioggia è caduta abbondante. Al via della classe regina era però smesso, ma tanta acqua c’era in pista. Gomme montate rain; e tutte le certezze, le condizioni, le prove effettuate dai piloti si fanno benedire. Bisogna affidarsi all’esperienza e al caso.
Non era dato attendersi una partenza infernale, con il rischio di qualche rovinosa caduta in fondo al tornantone a destra.

Parte benissimo Pedrosa prendendo qualche metro su tutti; benino Stoner, che si ritrova subito avanti di 4 posizioni, mentre per Rossi (non è una novità) avviene il contrario.
Rimango stupito della Kawasaki guidata da Anthony West che si trova dopo poco secondo e va quasi con il passo dello spagnolo dell’HRC; anzi passa pure al comando. Ma c’è un sospetto di partenza anticipata… che diventa realtà e viene punito con un drive trough.
E poi c’è una Suzuki tra le primissime posizioni. Quella di Hopkins o di Vermuelen? Come un moderno Don Abbondio mi chiedo: Akiyoshi? chi era costui? La Suzuki per il GP casalingo ha schierato 3 moto; oltre a quelle affidate ai soliti John e Chris, una viene guidata dal collaudatore giapponese, Kousuke Akiyoshi. Che bravo il trentaduenne nipponico. E’ vero che la pista la conosce (per dirla alla Guido Meda) come il suo armadio, ma ha guidato comunque benissimo e si è trovato nelle primissime posizioni fino a che è rimasto in pista (giro 20°). Peccato che un guaio meccanico lo ferma, altrimenti avrebbe irriso i suoi più famosi (e pagati) compagni di scuderia.

I colpi di scena sono tanti, nel corso della gara: a ricoprire la testa si diceva di Pedrosa nel 1° giro, superato da West che, uscito, per scontare la penalità, ha lasciato la leadership provvisoria a Stoner. Si fa’ sotto Melandri che ha un ottimo passo; passa in testa nel corso del 5° giro e manterrà la posizione per oltre metà gara. Rossi invece si vede che soffre con le sue Michelin; recupera posizioni sugli avversari, ma accumula distacco sul duo Melandri-Stoner; a un certo punto ci sono 5 secondi tondi tondi. Le difficoltà svaniscono con l’asciugarsi della pista come d’incanto. Soprattutto Stoner viene risucchiato in poche tornate; due giri dopo anche Marco è superato.
Il regolamento prevede il cambio moto, in caso di variazione di condizioni climatiche nel corso della gara. Guintoli sulla Yamaha Tech3 gommata Dunlop è uno dei primi a farlo… e – incredibile ma vero – guadagna 5″ (leggi cinque secondi) su Melandri e Rossi.
L’australiano Ducati è ora 3°, ma si vede che arranca: le sue Bridgestone rain, sulla pista ormai quasi completamente asciutta, non rendono come vorrebbe; e il distacco da Rossi aumenta di quasi un secondo a giro. Decide alla fine del 13° giro allora di sostituire la moto. E nel giro seguente farà la stessa cosa anche l’italiano della Yamaha FIAT Team. Troppo tardi, per entrambi.
Il vecchio (e intelligentissimo stratega) Loris Capirossi aveva provveduto al cambio 7 giri prima e ha beneficiato della cosa girando almeno 3-4 secondi più velocemente degli avversari che invece avevano gomme da bagnato.
E così il romagnolo raggiunge la vetta nel momento stesso che i vari Rossi, Stoner, Melandri, sono costretti a rientrare ai box. Valentino Rossi incontra noie con la nuova motocicletta, rientra ai box, riesce… e così scivola indietro; alla fine sarà soltanto 13°. Casey capito che il mondiale è vinto, qualsiasi piazzamento ottenga, tira i remi in barca ed evita qualsiasi rischio inutile.

Vittoriaaaa e l’urlo di gioia si erge forte: Loris Capirossi vince in 47’05″484 . L’assopimento, dovuto a una gara senza fortissimi emozioni e alla sveglia alle 6 e mezzo di mattina, d’incanto sparisce. Loris ha vinto la gara di Motegi. Per il terzo anno consecutivo e per la terza volta con una Ducati.

Aggiungi che il sesto posto di Stoner, che è pure il peggiore quest’anno, vale 10 punti all’australiano e soprattutto il mondiale 2007, con 3 gare d’anticipo.
Dopo 33 anni dall’ultimo titolo di un’italiana ecco la vittoria della Ducati. In cima al mondo.

Poveri tecnicissimi nipponici di questi colossi industriali costretti ad abbassare lo sguardo e a ripassare i fondamentali di ingegneria motociclistica; per poi passare al best seller: ‘come costruire una moto da favola‘ di Livio Suppo e la banda dei romagnoli.

Epica è stata la battaglia. Della cenerentola contro le gigantesche corrazzate. Impàri: trattenere l’onda (mi si scusi il gioco di parole) imponente era cosa quasi improba. Quasi una Termopili… i 300 spartani (della Ducati) ne escono completi vincitori e hanno annichilito gli eserciti persiani (del Giappone) ricacciandoli nelle loro tane; un’umiliazione senza pari. Ci fosse ancora l’usanza, probabilmente qualcuno avrebbe fatto karakiri.

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I tempi realizzati dallo scrivente con la PS2 non sono comparabili, perché i miei sono stati eseguiti con pista asciutta, mentre quelli odierni (e reali) con pista umida.

Nella gara con Sraddino ho ancora guadagnato, poco (4 punti) ma ho guadagnato ancora 🙂 e abbiamo una gara in meno 😉
Ducati 593 – Suzuki 478. Differenza 115 punti, con 175 a disposizione.

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commenti
  1. realmonk ha detto:

    GRANDE DUCATI !!!
    oggi sono sicuro che molti giornali sportivi eloggeranno il mondiale della ducati. ancora una volta spontaneo mi sorge un’interrogativo … perché in italia si tifa ferrari anche se i piloti sono stranieri e per le moto si tifa valentino rossi, i media nostrani si occupano praticamente solo di lui, e non la ducati e, quindi, un pilota come stoner ? sarebbe interessante capire le dinamiche del fenomeno … comunque per me rimane, come già era, GRANDE DUCATI !!!

  2. iBronzi ha detto:

    Le motivazioni sono le più varie: tutte giuste e – probabilmente – anche tutte errate.
    Dal mio punto di vista, la Ferrari incarna il modello, lo status-symbol che nel corso dei decenni (soprattutto nel periodo post-bellico) ha offerto la possibilità al popolo dello stivale di potersi prendere le proprie rivincite nei confronti dei colossi industriali ed economici europei, in primis; leggi Germania, Francia e Inghilterra. Non fu differente, se ricordi, per le Alfa Romeo, cadute – purtroppo – nel dimenticatoio per colpa di scellerate gestioni societarie che portarono fino al controllo della casa di Arese sotto l’egida dello Stato, ovvero dell’IRI: che, se ne ha garantito la sopravvivenza, l’ha svuotata dei contenuti agonistici che gli erano propri.
    Nel motociclismo abbiamo avuto qualcosa del genere, con la mitica MV-Augusta (che fine hai fatto???? perché c’hai abbandonato??) associata certamente a Giacomo Agostini, ma non solo: l’ultimo titolo iridato fu della 2 ruote italiana pilotata, però, dall’inglese Phil Read. Ma sono passati 33 anni.
    La mancanza di modelli di riferimento (il gruppo Piaggio va fortissimo da almeno un paio di lustri in 125 e 250, ma poca cosa nella classe regina) ha obbligato il popolo dei tifosi a trovare i propri idoli nelle persone: Max Biaggi piuttosto che Valentino Rossi. Come già in passato è stato per Uncini e Lucchinelli; entrambi piloti Suzuki.
    Peccato che Loris Capirossi: la moto era perfetta (l’ha dimostrato); avesse vinto lui oggi sarebbe il VERO TRIPIUDIO.

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