All’antipolitica i politici contrappongono l’anti-TUTTO

Pubblicato: 4 ottobre 2007 da Dadi in Italia, Parlamento, Politica, Repubblica, Società

Vista la mal parata, i politici hanno cambiato registro.
No, niente che abbia a che fare con una storica svolta, niente che neppure si avvicini con una sterzata dall’assurdo andazzo.
Niente di tutto questo.
Ma il cambiamento è rivolto a trovare un nuovo bersaglio da offrire all’opinione pubblica. Prima è stata la volta degli avversari e dei capri espiatori; poi sono riemersi i contribuenti (o meglio gli evasori); immediatamente dopo la colpa di tutto era dei cittadini, dichiarati tanto peggio quanto i politici stessi. Si è tentato pure di colpevolizzare Grillo perchè “non aveva il diritto di parlare” e i media rei (ma pensa tu) di aver messo in piazza ‘le magagne dei ns. rappresentanti’. Come nel caso Burlando: neanche la minchiata l’avessimo ordina noi o se la fossero inventata i giornali.

L’ultimo atto è una reminescenza verso gli industriali, i capitani d’industria, gli amministratori delegati di grandi aziende; insomma i ricchi.
Riemerge la volontà di una caccia alle streghe di stampo comunista, di quello che mette in relazione (lo facevano quelli del PCI negli anni ’60) quanto prende un industriale con un operario.
Questo per asserire – ma non ci casca nessuno – che a conti fatti loro, gli onorevoli, i senatori, i deputati e politici sono pure sotto pagati.

Ieri l’altro a Ballarò Franco Giordano si era scagliato contro il Vice Presidente di Confindustria lamentando che Montezemolo fosse iper-pagato. Simil cliché ieri sera di Mastella a Porta a Porta.
Incredibile, sconcertante, assurdo il pianto proprio del Guarda Sigilli: lui è povero di famiglia umile; vorremmo noi italiani eletti solo ricchi e potenti?
Caro ministro: non hai fatto piangere nessuno!!!!!!

Qui ci vorrebbe un bestemmione di quelli sacrileghi da scomunica eterna.

Che grandissimi pezzi di m…

Non sanno (ma io credo che non vogliono) capire che il popolo è di un incazzato nero. Non sanno (ma io credo che non vogliono) che i VAFFA di Grillo sono un monito, un campanello di allarme: la spia che stiamo arrivando in riserva e se non si fa qualcosa la macchina si ferma.

Sia chiaro: non è la sinistra il problema, ma tutto l’establishment che costituisce la politica; la destra non è esente da colpe.
Non è più accettabile, per dirne una che mi sta molto a cuore, che Alleanza Nazionale da un lato professa il rigore e la deontologia politica e dall’altro è alleata di Berlusconi e Casini.

Serve una svolta. Non alla tangentopoli, così da ricreare il partito dei magistrati; non vogliamo una nuova santa inquisizione
La svolta deve venire dall’interno, dai politici stessi. Che facciano pubblica ammenda e si rimbocchino le maniche. Dovrebbero da un lato eliminare con un netto colpo di spugna tutti i benefici, azzerarsi gli stipendi e cancellare i benefits; ritornare umili servitori della patria. Dall’altro dimostrare che più delle passarelle, dei conti in banca e delle apparizioni in televisioni, a loro sta a cuore gli interessi del Paese.

La presenza di tanti partiti se vogliamo non è neppure questo grande male. E’ sintomo di una democrazia ancora più forte, frastagliata certamente ma che raccoglie le esigenze e le aspettative di tutti.
Quello che è illogico è questo sistema che obbliga, di fatto, la convivenza con realtà politiche e ideologiche differenti, nel nome del “tiriamo a campare”.
Appare fondamentale la riforma della legge elettorale; non ritornare al passato. Ci vuole un sistema che conceda – finalmente – agli elettori tutti i diritti loro propri: di scegliersi i propri rappresentanti e i propri governanti prima, ma anche la propria politica attuativa.
Il sistema semi-presidenziale? il sistema alla francese? giusto! benissimo! L’importante che sia con la modalità a doppio turno, restituendo – quindi – la possibilità di scelta al popolo sovrano. E che venga fatto subito.

Se fossero dei politici seri (e chiaramente non lo sono), andrebbero subito a fare il riscontro elettorale; addirittura appronterebbero dei meccanismi mediante i quali, proprio durante la verifica di voto, fosse possibile sapere, con indagini serie e non statistiche e demoscopiche basate su campioni (che nessuno sa come vengono approntati), cosa realmente vogliono gli italiani.

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commenti
  1. pira ha detto:

    Tosto sempre sul pezzo, cronista d’assalto, Mentana te fa na sega!!!!

  2. simone ha detto:

    Condivido tutto ciò che dici tranne una cosa…
    Tu scrivi “..Dovrebbero da un lato eliminare con un netto colpo di spugna tutti i benefici, azzerarsi gli stipendi e cancellare i benefits” ma seppur consapevole che il costo della “casta” in Italia é troppo alto, penso che sia necessario che i nostri politici guadagnino bene.
    Se non guadagnassero bene, i politici diventerebbero facilmente corruttibili, sarebbero dei burattini in mano a gruppi che aspirano ad avere potere in Italia..ad avere, seppur indirettamente, una voce e un voto in Parlamento.
    Cmq per il resto complimenti, ottima riflessione.

    simone
    http://www.ilcomunicatore.wordpress.com

  3. iBronzi ha detto:

    Grande Simone. E Grazie.
    Ma necessita un piccolo chiarimento al mio pensiero: io non dico che i politici non debbano guadagnare (quello semmai lo vedrei per i sindacalisti tutti: tanto già prendono uno stipendio).
    Dico solo che ci sarebbe bisogno ORA di un colpo di spugna. Un atto simbolico, e in quanto tale che duri il giusto tempo di riportare tutto a una condizione ragionevole: che dovrebbe significare, chiaramente, una nuova legge elettorale che dia (non posso usare restituisca perché non ce l’abbiamo mai avuta) ai cittadini elettori il diritto di scelta (ripeto: non solo degli eletti ma anche – se non soprattutto – della linea politica e dei programmi); una nuova legge sul numero e sul trattamento dei deputati (ma anche dei consiglieri, dei ministri, dei sottosegretari e via dicendo), sul totale dei benefits; una nuova legge di riforma degli organigrammi istituzionali al fine di ottimizzare la spesa pubblica: ci sono realtà che non possono fare le opere pubbliche e gli interventi per la collettività in quanto i fondi in loro possesso bastano appena per pagare gli stipendi degli amministratori (PAZZESCO!); ma soprattutto una nuova legge sulla trasparenza, sul modello yankee, che dia libero accesso alle informazioni dei ns. rappresentanti (e ns. stipendiati).
    Vedrai che senza stipendio e benefici i risultati verranno approntati nel giro di una o due settimane al massimo.
    Moralizzazione e regolazione.
    Solo allora giungeremo a una situazione nella quale ripristinare la normalità.
    Non vorremo fare la fine del calcio dove esistono giocatori che guadagnano milioni di euro ma vedono la partita dalle tribune. In quel caso (mi si passi la battuta) è Moratti che paga e in finale stica; qui paghiamo noi e non posso accettarlo!

  4. simone ha detto:

    TOTALMENTE d’ accordo sul necessario colpo di spugna!

  5. realmonk ha detto:

    1) perfettamente d’accordo con la necessità di una nuova legge elettorale che consenta l’effettiva scelta da parte degli elettori;
    2) ineludibile l’esigenza di una riduzione del numero dei parlamentari;
    3) per quanto riguarda gli emolumenti vi sottopongo un’idea che ho maturato recentemente: all’onorevole dovrebbe spettare un emolumento pari alla retribuzione/reddito che percepiva da “civile” oltre ad un gettone di presenza ed il rimborso delle sole spese di viaggio tra il proprio collegio elettorale e Roma nei giorni c.d d’aula. Per la commisurazione dell’emolumento, inoltre, dovrebbe essere previsto un tetto massimo oltre il quale non è consentito andare. Per quanto riguarda i costi del “gruppo” o altro questi dovrebbero essere eleiminati poiché ad assistere i parlamentari potrebbero, rectius dovrebbero, provvedere i dipendenti della camera la cui retribuzione è ad oggi più che sufficiente a coprire qualche piccolo extra.
    Gli anni trascorsi quale parlamentare, ovviamente, devrebbero essere computati a livello contributivo come prosecuzione del precedete rapporto di lavoro e, quindi, la pensione è dovuta dall’amministrazione e/o datore di lavoro di provenienza e di ritorno sulla base dell’attività presso di questo svolta.
    4) aggiungerei infine un limite al numero di mandati per i quali si può essere eletti
    5) da ultimo sarebbe bello che, a tutti i livelli, cominciasse ad entrare nella testa della gente che “potere” non è sinonimo di privilegi ma di sacrifici …
    maggiore potere si esercita, maggiori responsabilità si hanno, maggiori sacrifici bisogna essere disposti a fare per il bene comune.

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