Un’altra domenica nera. E lo Stato fa’ l’ennesima figura di merda

Pubblicato: 12 novembre 2007 da Dadi in Calcio, Giustizia, Italia, Memoria, Notizie, Polizia, Ricordi, Sicurezza, Società

Una vita è stata illogicamente spezzata. La vita di Gabriele Sandri, giovane di 27 anni, stimato dj romano e tifoso laziale. Uno di noi. Sono molto triste.
Ma in più rimango attonito quando tutti gli intervistati, gli intervenuti ai vari programmi televisivi lo chiamavano amichevolmente Gabriele. Così l’ha ricordato Prodi, così Amato, il ministro Melandri, il direttore Riotta, il Capo della Polizia, il questore di Arezzo, Abete, Massimo De Luca e pure Teocoli. Gabriele.

Non voglio alimentare una polemica nell’ambito della comparazione con quanto successo 9 mesi fa’. Di cui a conti fatti penso non ci siano molte analogie. Però non la stessa amichevole libertà era stata presa con il poliziotto ucciso a Catania, Raciti: lui era ed è sempre stato l’ispettor Raciti, un servitore della Patria. Credo di non dire una bestemmia se affermo che probabilmente molti non sanno neppure quale fosse il nome di battesimo dello sfortunato poliziotto: Filippo. Onore al funzionario di PS, ma forse l’uno è meglio dell’altro?

Cos’era invece questo TU? tutti amici? da quelli che a conti fatti hanno materialmente ucciso Gabriele – noi sì che ci possiamo permettere di piangerlo così – mentre era in macchina, sereno, mentre andava a vedere una partita di calcio, della nostra amata Lazio. Ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato da un poliziotto, un agente della stradale, in modo illogico e assurdo. Un agente di questa nostra Repubblica ormai allo sbando totale. Una fatalità? forse. Ma credo poco alle fatalità e basta. E se dicessimo che la fatalità è quando non accade nulla?
Forse un modo di sentirlo parte della propria vita, senza averlo mai visto e sentito prima, per far star meglio quelli che hanno le mani sozze di sangue?

Addio Gabriele, giovane Gabriele. Il tuo sacrificio, ahimé, non servirà a far rinsavire questa massa di burocrati mangia pane (al cambio tasse) a tradimento. E fra qualche settimana, mese o anno ritorneremo a piangere per qualche altro morto.
Ieri – pochi se ne sono resi conto e ne hanno parlato – il bilancio finale sarebbe potuto essere anche maggiore, con un prezzo ancora più caro se le scintille si fossero maggiormente ravvivate a Bergamo, Milano e Roma. E perché i bollenti spiriti non si sono surriscaldati negli altri campi nelle altre piazze, perché altrimenti…

Perché è successo tutto questo?
La motivazione è chiara e semplice, di una linearità disarmante. Con la morte del giovane Gabriele Sandri non si è deciso di sospendere il campionato come fu invece dopo Catania-Palermo con il ferimento mortale di Filippo Raciti. E la reazione è stata fulminea: “sì quando uno di voi e no per uno di noi?
Tanto semplice da essere inquietante: quanti non si sono detti ieri sera scorrendo le immagini dei vari aggiornamenti in tv e dei TG che era facile supporre che tutto questo sarebbe successo? Passi per l’inettitudine di non aver sospeso le partite delle 15, ma ritardare solo di 10 minuti il calcio d’inizio. Ma non era scontato pensare che i tifosi laziali (forse pochi sanno che vivono a Roma, debbo presumere) sarebbero scesi in piazza per ricordare la memoria di Gabriele? E dopo i tafferugli di Bergamo, con i tifosi che chiedevano di sospendere la partita (ma poche ore prima c’erano stati dei cortei spontanei a Milano)? Ma la partita della AS Roma, in programma per la sera, non è stata rinviata prima delle 18 passate, quando ormai praticamente tutti i tifosi dei giallorossi erano allo stadio (o almeno quelli più caldi). Così da permettere che gli ultrà delle due squadre capitoline si potessero (per una volta) coalizzare contro l’odiato nemico? Qui si trattava di fare 2+2. E gli scontri della sera si sarebbero ben potuti limitare, se non proprio escludere.

In uno Stato dove tutto va male, con problemi di giustizia, di sicurezza, viabilità, crisi del mondo del lavoro (e sindacale, pensionistico), dove la politica non è mai stata tanto lontana dalla gente e la gente si sente completamente tradita dai politici, dove il caro vita è a livello quasi insostenibile per 3/4 delle famiglie italiane (stiamo regredendo a 50 anni fa’), l’imposizione fiscale senza limiti come senza freni l’ascesa del prezzo della benzina, in uno stato che non è minimamente riuscito a risolvere i problemi con la pressante immigrazione e tutto quanto è connesso (e solo pochi giorni fa‘ una donna è morta per questo), e che vede le recrudescenze addirittura di fenomeni malavitosi che si sperava debellati, come il terrorismo nazionale e la mafia.
Ebbene in una condizione siffatta, non si può pensare che gli animi siano sereni, che la gente non sia – per così dire – estremamente incazzata. E allora basta poco perché ci si accenda.
Non abbiamo una classe di ribelli intellettuali, come negli anni ’60-’70. Adesso i nuovi anarchici sono le classi più disagiate (anche se il tifoso-ultrà, è stato acclarato, è trasversale e copre tutti i ceti della società), composto da giovani molto ribelli, verso le istituzioni. Quelle stesse istituzioni che non sanno garantire alcun rispetto e futuro a questi ragazzi, lasciati a loro stessi. L’evento sportivo così si trasforma in un pretesto.
E ieri di sportivo c’era ben poco, ovvio: Gabriele Sandri stava andando a Milano per vedere Inter-Lazio, ma allo stesso modo poteva essere perché stava facendo una scampagnata con gli amici. E al suo posto poteva esserci anche un’altra persona, anche – perché no – un bambino, uno qualsiasi, anche nostro figlio!!!!!!
E’ assurto a fenomeno sportivo perché Gabriele stava dirigendosi a vedere la partita, perchè era un tifoso, perché la Lazio, nella persona di Lo Tito, ha chiesto e ottenuto che l’incontro non si disputasse per lutto. E perché le istituzioni, allora non hanno saputo gestire l’emergenza e hanno sottoposto migliaia di persone, tra i cittadini-tifosi e le forze dell’ordine a un serio pericolo. Tutto perché lo spettacolo deve continuare.
Io condanno gli eventi di ieri sera; ma non posso negare di essere stato vicino a questi ragazzi. Perché il disagio lo stiamo vivendo TUTTI!

Si chiede una pausa di riflessione? Io dico che è ora di finirla: se non sono in grado di gestire la cosa, l’approccio più corretto è di chiudere la baracca e di lasciare ad altri più competenti. È ora di finirla di sentire i soliti sterili proclami su quello che si dovrebbe fare e cominciare a “fare”. Siamo ultra-stanchi delle campagne elettorali, è il momento dell’azione; altrimenti è più serio dire di non essere in grado e di chiedere aiuto.
La prossima volta il bilancio potrebbe essere  ancora più nero.

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commenti
  1. Sraddino ha detto:

    Dadi, un articolo splendido che ho letto dall’inizio alla fine senza prendere fiato!

    Purtroppo non credo che dobbiamo farla finita, per dovremmo, piuttosto, iniziare!
    Iniziare a dare un’educazione e il buon esempio ai bambini delle elementari e delle scuole calcio (per esempio) ai quali, anziché insegnare la legge del più furbo e/o del più forte, dovremmo dare dei valori più forti!
    Non si gioca solo per vincere…

  2. Dadi ha detto:

    Apprezzo che tu sia un mio lettore entusiasta 🙂

    Concordo quando dici dell’importanza (anzi è fondamentale) iniziare con l’approccio educativo. E molto deve partire in seno alle famiglie.
    Ciò non di meno, una domanda sorge spontanea: se la vita mi arride, sono amato dai miei amici, stimato sul lavoro (che ho, è una condizione non da poco anche questa), riesco a condurre una vita serena e onesta, in una società che mi offre quanto mi serve, in termini di sicurezza, sanità, istruzione, tempo libero, viabilità, mobilità, servizi sociale, etc. etc. etc., non mi debbo preoccupare che nel momento che abbasso la guardia venga fregato, posso mandare i miei figli a scuola, in una scuola che si preoccupa della loro crescita e formazione, e a giocare liberamente per strada perché so che c’è chi veglia su di noi, sono tranquillo per la mia vecchiaia e fiducioso per il futuro dei nostri ragazzi; ebbene se tutto questo fosse vero (e mi sembra il minimo atteso da un cittadino che vive in un paese progredito e moderno) perché mai dovrei essere ‘incazzato’ e voler sfasciare il mondo??? C’è sempre chi farà il bastian contrario ma sarebbe una marginale minoranza.
    Guarda che una mia sensazione che ho espresso è molto riflessiva (io ci ho pensato su molto): nonostante in modo logico ho stigmatizzato quanto accaduto ieri, intimamente sono stato in mezzo a quei ragazzi; magari loro arrabbiati per 1000 altre ragioni (o forse per nessuna), ma ho sentito che c’era qualcosa di insopportabile e che non sempre sia facile dire e accettare tutto in modo supino…

  3. Sraddino ha detto:

    Guarda che una mia sensazione che ho espresso è molto riflessiva (io ci ho pensato su molto): nonostante in modo logico ho stigmatizzato quanto accaduto ieri, intimamente sono stato in mezzo a quei ragazzi; magari loro arrabbiati per 1000 altre ragioni (o forse per nessuna), ma ho sentito che c’era qualcosa di insopportabile e che non sempre sia facile dire e accettare tutto in modo supino…

    Sono d’accordo che non si possa accettare tutto, però bisognerebbe pensarci tutti i giorni e non solo quando accade qualcosa di grave e, soprattutto, muoversi in altri modi per farsi sentire!

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