La politica: il quinto filo della coperta

Pubblicato: 28 novembre 2007 da Dadi in Economia, Inchieste, Italia, Parlamento, Politica, Società

Ho sempre pensato alla questione della coperta; azzeccato modo di dire: se tirata da una parte si accorcia inevitabilmente dall’altra.
Ho visto nella coperta le ragioni della nostra società, quella italiana, con i fantastici 4 che si contrappongono per eleggere i propri diritti, tirando dalla propria parte.
Sul primo fronte abbiamo gli interessi del sociale, con i contribuenti da un lato e la spesa pubblica al suo opposto, sull’altro fronte le questioni del lavoro, altro grande pilastro; e anche in questo caso abbiamo in competizione i lavoratori contro gli imprenditori.
Ognuno di essi vuole di più e vorrebbe dare di meno.

La coperta è l’insieme dell’economia, della società, della nazione. La sua dimensione dipende dal grado di sviluppo del paese stesso; tranne che negli stati ricchissimi di materie prime e con una demografia molto bassa, come gli Emirati Arabi, difficilmente immagino la coperta abbondante su tutti i lati; talmente che bisogna pure fare il rimbocco.
Di norma in un paese tra quelli top, come Francia, Inghilterra, Italia stessa, Germania, Canada, ovviamente, USA, etc., la coperta è giusta, esattamente pari alle esigenze di tutti. La perfezione la si raggiunge con l’equilibrio tra le 4 forze opposte: tutte tali da annullare la spinta degli altri. Qualche volta succede che una di esse prenda il sopravvento, portando lo squilibrio a tutto il sistema; che però in pieno spirito di auto-tutela tende a ritrovare rapidamente il punto neutro. E gli effetti sono di norma temporanei e transitori.

Non sono l’unico, temo, a credere però che ci sia un’anomalia nel nostro sistema Paese, vero?
Quando si dice “non si può avere tutto, perché la coperta è troppo corta” intendiamo che dobbiamo cedere il passo delle pretese ad altro, per non creare il suddetto squilibrio.
Ma le 4 forze di cui parlavo sono felici o scontente? Che domanda retorica!!!
L’anomalia, allora, sta proprio in questo bizzarro fatto: i cittadini sono vessati da un’imposizione fiscale al top mondiale (non è un dato relativo), ma le opere pubbliche languono e ci sono lavori che o non vengono fatti oppure ottengono solo piccoli rattoppi (mancano le scuole, gli ospedali sono fatiscenti e – spesso – inadeguati, sulle strade stendiamo un velo pietoso, non ci sono case popolari per i meno ambienti, siamo costretti a indulti vari per carenza di istituti di pena, … e la lista andrebbe avanti all’infinito).
Dall’altro versante il lavoro è soggetto a una profonda crisi: oggi riuscire a trovare e ottenere un posto adeguato alle proprie competenze e capacità è difficile; ben remunerato, poi, è praticamente impossibile. L’offerta è per lavori flessibili, temporanei e sottopagati, magari compartendo il rischio d’impresa proprio con i lavoratori.
Eppure le aziende non riescono a operare un sano progetto di sviluppo economico e industriale per il rilancio loro e – di conseguenza – quello della nazione, perché c’è stagnazione. Gli imprenditori non sono felici.
Ciò sottintende che la ‘coperta’ è più piccola, incapace di soddisfare nessuno dei partecipanti. Ma come mai?

Io ho elaborato allora la teoria della 5^ forza che, fregandosene di tutti gli altri, opera dall’alto per fregare tutti gli altri, con un’opera di arbitrio e impero senza che nessuno possa mettere bocca e bloccare la sua fagocità: la POLITICA.
Questa ha un costo che sta raggiungendo proporzioni inimmaginabili. E tutto a scapito degli altri.
Mi fa’ veramente ridere (e incazzare) il Ministro Padoa Schioppa quando – bella faccia di bronzo – dichiara che “le tasse sono bellissime” senza riuscire a comprendere che dare soldi a vuoto non è proprio l’ambizione di alcuno; oppure gli altri politici che affermano trionfi di eliminare l’ICI per la prima casa (fino a un massimo di 250 euro, il che significa eliminare una sega) oppure aver predisposto un bonus una-tantum di 150 euro per i più indigenti.
Meglio di un calcio nel di dietro, senza dubbio, ma inizie, quando ad approntare queste manovrine sono gli stessi che percepiscono almeno 10 mila euro al mese e che dopo 2 anni e mezzo di legislatura hanno una ‘ricchissima’ pensione a vita. Che non pagano per viaggiare e per mangiare, che ottengono condizioni bancarie a chiunque impossibili e che comprano immobili (già di enti pubblici) nelle zone più belle d’Italia a un quarto del valore – minimo – di mercato.
Ma non è solo questo il costo della politica, perché sarebbe il minimo: il problema è tutto l’indotto, con centinaia di auto blu, scorte, vantaggi in termini fiscali, contributivi, finanziari, etc. Questo non è gratis: qualcuno paga.
Si dice che il solo ristorante dei deputati della Camera abbia un costo (in solo cibo) di ben oltre 5 milioni di euro all’anno, ma il c.d. buono pasto per onorevole è di circa 9 euro; un’inchiesta ha scoperto che il calcolo della spesa per numero di deputati porta a un costo medio di 90 euro per pasto, ovvero 10 volte più di quando rifuso dagli stimati politici; è solo un piccolo e banale esempio, ma credo che renda l’idea della sperequazione e iniquità del costo della politica.
Senza parlare dei portaborse, dei consiglieri, assessori, consulenti, e chi più ne ha ne metta.
Quello che è a livello locale, è tale e quale anche in periferia; vivaddio non vogliamo creare disparità di trattamento; non crediamo che al comune di Torino o di Genova (solo per citarne 2) oppure alla Regione Lazio o Puglie (sempre a livello di esempio) l’atteggiamento sia più morigerato. Ma poi non ci sono i soldi per qualche macchina salva vita sulle ambulanze; oppure le società fornitrici non vedono pagate le loro fatture se non dopo 24/36 mesi, mettendole in ginocchio e costringendole (anche le più volenterose) a dover mandare le persone in Cassa Integrazione (ammortizzatore che è sempre a carico delle tasche dei cittadini).
Mi ha colpito qualche settimana fa’ un pezzo di “Striscia la notizia” su una comunità montana nel nord Italia (al tempo era di moda inveire in tv proprio contro questi enti locali) che doveva ricostruire un ponticello crollato per frana; ma che dopo mesi (o forse anni) ancora restava lì così com’era, sgarrupato! tanto da essere ribattezzato dai cittadini del posto “il ponte della vergogna”. Jimmi Ghione (forse lui oppure un altro, ma poco conta) fece alcune interviste e scoprì che non si poteva ripararlo perché i soldi percepiti dall’ente erano sufficienti appena a mantenere… gli addetti alla comunità montana. Ovvero gli amministratori amministravano solo se stessi. Nessuna battaglia pro o contro questi enti (o altri), ma non credo sia ammissibile che ESISTANO ORGANIZZAZIONI E ENTI PUBBLICI PAGATI DALLE TASCHE DEI CONTRIBUENTI CHE NON APPORTINO PRINCIPALMENTE VANTAGGIO ALLA COLLETTIVITA’.
Globaliziamo la spesa e vedremmo che – senza colpo ferire – almeno 5 miliardi di euro se ne vanno per stronzate [chissà perché ma temo che il dato sia per difetto]. Quei soldi potrebbero essere spesi per ben altro. E qualche effetto positivo, sulla coperta, ci sarebbe senz’altro.

E non mi veniate a dire che i politici bisogna pagarli bene perché altrimenti sarebbe forte l’induzione alla corruzione; perché nonostante siano trattati in modo principesco non è che questa non sia già fortissima 😦

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commenti
  1. pira ha detto:

    Io non credo che la classe politica sia la causa di tutto questo, il problema è molto più profondo xchè è culturale, ovvero ci tocca qs classe politica xchè siamo o saremmo così pure noi!!!! ognuno faccia un po’ di autocritica please!!

  2. ChiamamiAquila ha detto:

    pira, vuoi dire che è colpa ns.? cioè se i politici ci fregano è perchè noi ci mettiamo a 90°?

  3. Dadi ha detto:

    Non posso e non voglio pensare a una questione culturale, perchè sarebbe intollerabile una ‘cultura’ del genere.
    Ammettiamo che per costume ciascuno di noi tende a prendere più e a dare di meno.
    Però c’è almeno il pudore di farlo di nascosto e di vergognarci quando questo viene portato alla luce (salvo i delinquenti incalliti, ma per loro dovrebbe essere un’altra storia).
    Io mi faccio autocritica e non vedo ombre. E conosco troppe persone come me da pensare che ci sia tanto marcio.
    Se poi la questione è legata al fatto che tutti (più o meno) tendiamo a evadere le tasse, come il grande male della ns. società, premesso che non lo faccio e non l’ho mai fatto, non riesco neppure a colpevolizzare più di tanto chi ritiene iniquo dare soldi a un’istituzione che finisce solo per magnificarsi con i soldi d’altri. Non daremmo denaro alla scuola dei ns. figli perché provveda all’istruzione, vigili su di loro e pensi alla loro crescita se – pagati – tutti i docenti preferiscano piuttosto andarsene a spasso a spendere e spandere!

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