E sono subito Alfista

Pubblicato: 29 novembre 2007 da Dadi in Memoria, Motori, Ricordi

Ho preso la patente 21 anni fa’: una VITA.
Il questi oltre 5 lustri ho avuto un rapporto con i mezzi a motore molto forte: sono – d’altra parte – la mia grande passione.

La cosa curiosa è che non ho praticamente mai posseduto una vettura di produzione nostrana; anzi il mio è stato quasi un monologo con le case di terra Alemanna.

In verità la primissima macchina che ho tenuto è stata una FIAT 500L, color avana, targa Roma E (sapete quella nera, quadrata, con i numeri bianchi). Era di mia madre; poi lei se ne è comprata un’altra e quella è passata di fatto a me. Che ricordi memorabili. Una freccia. Era in grado di toccare quota 130 km all’ora, anche in modo relativamente veloce. Non c’era cinquino – non modificato – in grado di mantenere il suo passo. Non so cosa avesse… o se fosse il piede del ‘fantastico’ pilota. Tanto che i miei amici (bastardi) mi scrissero con la vernice sul cofano motore la scritta ZUKOR. Forse i più anziani sanno chi fosse. Agli altri basti sapere che è entrato a sinonimo di ‘dotato e potente’ 😀

Ho tenuto il mitico cinquino per circa un anno e mezzo. Poi nell’estate dell’86, nel tentativo di evitare che mi avventurassi con un ‘piacevole’ gruppo di balordi amici, mia madre arrivò a comprarmi una macchina tutta mia. In famiglia siamo sempre stati (ma la genitrice più di tutti) amanti della guida plen air. Quindi la scelta finì per una fantastica icona: il Volkswagen Maggiolone Cabrio in configurazione classica, nera e tetto in tela crema. SPETTACOLO PURO.
Arrivò quindi la mia prima – di una lunga serie – conquista teutonica.
Peccato che la bestiola fosse un milleeseicento cc, 4 cilindri boxer, carburatore monocorpo da una 50na di cavalli; il peso da carroarmato e il consumo di una petroliera. Io disoccupato studente senza un becco di un quattrino in tasca. Fate voi i conti. Oltretutto tenevo la macchina per strada e quindi alle intemprie e soggetta a maggior degrado (che obbligava a forte manutenzione).
Il piacere dura quindi meno di un anno e, con la morte nel cuore, sono costretto a darmela via prima dell’estate seguente.

Pochi mesi dopo entro fieramente (e tamarramente) in possesso di un’altra VW. Altra vettura tutt’altro che modaiola: una Scirocco GTi prima serie, nera e cattiva, cerchi in lega e gomme GoodYear Eagle 205-60, cambio 5 marce corte (di serie usciva invece con i 4 rapporti). Aveva 110 cavalli, ma erano cavalli veri, non come quelli di oggi: cavalli di razza, incazzati neri e senza sistemi di controllo, esp, abs, e altre cavolate moderne. Fischiava le gomme in prima, seconda e terza.

Nel 1989 lavoravo (e quindi guadagnavo) e mi sono voluto prendere ‘finalmente’ una macchina nuova. Ho puntato su quella che mi offriva il massimo con un costo contenuto; era il periodo che la FORD ha cominciato la sua campagna commerciale offrendo diversi modelli (con motorizzazioni e allestimenti) più o meno a prezzi identici. Quindi ho puntato su una FORD Fiesta 1.4 S 3 porte. Una vetturetta briosa, con gli accessori che servivano (anche il tetto apribile) alla mirabile cifra di 11.700.000 lire. Ragazzi ma oggi manco uno scooter ci prendi con meno di 6.000 euro. Boro ai massimi ci spesi su pure oltre una miglionata di stereo (HiFi Sony, con caricatore CD nel bagagliaio e la base in legno con le casse al posto della cappelliera).
Mi ha dato molte soddisfazioni; e poi quando me la sono rivenduta ci ho fatto pure 7 milioni e quattrocentomila lire. E’ vero che stava benissimo; ma ci ho perduto solo circa 5 milioni in quasi 5 anni; non male.

Avevo venduto la Fiesta perché mi ero intrigato per una vettura più grande; sognavo una BMW 320, certamente usata. Ma scoprii che le mie finanze non me lo permettevano.
Vado a trovare un mio amico che ha una concessionaria e vengo folgorato da un’AUDI 200 Avant QUATTRO 2.2 turbo. Che mostro: 177 cv, integrale permanente e un piacere di guida senza uguali. Non era una vettura di primo pelo, e mi sono bastati 15 milioni per entrarne in possesso (quasi la metà di una BMW 320 o una Mercedes 190 usata). Ritengo che AUDI sia il top. Ma si è rivelato comunque un pessimo affare. A parte che beveva come un’ossessa (fare meno di 50 mila lire di benzina significava non andare da nessuna parte e neppure avere la soddisfazione che la lancetta del carburante salisse di molto) sono emersi dei fastidi all’elettronica che avrebbero necessitato almeno 5 milioni per ripristinarli. E’ il dramma di queste dream-car: quando ci devi mettere le mani sopra, sono dolori di pancia!!!
Decisi allora di sbarazzarmene velocemente.

Ritornai dal mio amico e tra una lamentela e l’altra concordammo di sostituirla – alla pari – con una macchina più nuova (ma anche più piccola); così a fine 1994 mi ritrovai nuovamente su una FORD Fiesta; il 1,8 16v 5p. però. Ero rimasto ben impressionato dalla mia prima; ma i suoi pregi divennero sublimazione con questa seconda: motore Ztech da 1,8 litri, 4 valvole per cilindro e una blanda potenza di 105 cavalli ne facevano una macchina brillante, divertente, versatile e decisamente parsimoniosa nel consumo, complice anche il basso peso. Me la sono tenuta 5 anni; anzi l’avrei sfruttata maggiormente se nel periodo di Pasqua del 1999 non trovassi la brutta sorpresa che me l’aveva fregata. L’assicurazione mi rifuse solo 3 milioni e 400 mila. Una porcheria. Vabbé transeat.

Il lavoro andava bene, mi ero sposato e pensai che fosse la volta (ancora) di una macchina più grande. Così mi comprai una delle vetture più solide e valide che il mercato proponeva (anche se il brand non brillava): un’Opel Omega 2,5 CD SW. E in definitiva l’ennesima tedesca. Se si ha bisogno di una grande vettura solida, sicura, veloce e – in generale – economica, non esiste di meglio. Silenziosa, capiente come un furgone (ci ho trasportato un divano senza smontarlo) e veloce come poche.
La mia macchina ideale? NI. All’epoca mi trovavo almeno 150 giorni l’anno all’estero e la utilizzavo veramente poco. Ero arrivato a una media di 1.000 km al mese; niente! Ma bollo e assicurazione se ne fregavano. E la cosa mi veniva a costare anche 5 milioni all’anno.
Così a marzo-aprile del 2001 la misi in vendita. Non fu rapidissima l’operazione (un paio di mesi) ma la cosa grandiosa è che in circa 2 anni persi appena il 15% del valore. Se penso che conoscevo un tizio con la stessa vettura, meglio accessoriata e pure più giovane, ma benzina, che non ha ricavato più del 50% del costo iniziale…

Intanto cambiavo lavoro e nella nuova posizione avevo tra i benefits anche l’auto aziendale. Sognavo chissà quale macchinone (oltretutto in full rent e quindi senza problemi) e invece – nel processo di razionalizzazione dei costi – mi viene affibiata una FORD Focus 1,6 benzina. Al disgusto iniziale, ho dovuto però apprezzare che non fosse malissimo. Facile da guidare, abbastanza comoda (ci sono andato in giro in mezza Europa) e pure parsimoniosa nei consumi, ho istaurato con la vettura della linea tedesca di casa FORD un buon feeling. Oltretutto sapete dei fringe benefits (che una quota del noleggio è a carico del dipendente): con circa 130 euro al mese me la cavavo, contro una media di 200 di altri colleghi (spendere sta cifra per una Mercedes A 170 mi pare esagerato). E poi tanto a gennaio del 2004 andava in restituzione: mi sarei rifatto 🙂

Invece le sorti societarie andavano sempre peggio (a settembre del 2004 chiuderà per fallimento) e mi è toccato ancora una volta una macchina di un collega dimissionario.
Nazione di produzione? ma Germania che domande. Per la felicità di mia moglie (e di mia figlia) una bella Opel Zafira 2.0 TD modello Elegance. Certo la versatilità dei 7 posti (abbiamo usato anche per un viaggio medio lungo la terza fila) è grande. In tale configurazione non hai praticamente bagagliaio, però…
Ma la macchina è brutta, come tutte le monovolume; in più 101 cavalli su una massa siffatta mortifica ogni azione sull’acceleratore.
Comunque con il fallimento della società consegue anche la restituzione della Zafira.

Perduta ogni storia assicurativa col cavolo che decido di comprare una nuova vettura (e cominciare così dalla 14^ classe).
Per un anno pertanto mi sposto solo con il mio scooter; fra l’altro lavoravo al centro di Roma dove differente mezzo (eslcuso quello pubblico 😉 ) non è pensabile.

All’inizio del 2006 prendo una nuova macchina aziendale. Finalmente quella che chiamo io una signora macchina: Mercedes C220 CDI Elegance. Full optional, interni in pelle,… Bella, sì; elegante, pure; e anche parsimoniosa: ho fatto 1000 km con un pieno di gasolio. Ma non particolarmente entusiasmante. In realtà una delusione. Certo la stella lì d’avanti fa effetto, però…
Non capisco il successo…

Ho avuto a disposizione anche una Volvo S60 D5 (da 185 CV), ma solo per un mese, quindi non la consideriamo neppure.

E finalmente arriviamo ai giorni nostri. Lasciato l’impiego precedente, lascio anche la Mercedes. Con l’avvento della brutta stagione ritengo che sia il momento per entrare ancora nel novero dei possessori di auto. Ma non ci voglio spendere tanto; sarà una macchina da battaglia, transitoria per i giorni (attesi) più felici e copiosi.

E finalmente giunge anche il giorno che la catena delle vetture mono-nazionali viene a cadere.
Ma avrei pensato di comprare una vettura italiana; del gruppo FIAT… poi!!!
Però è successo. E dopo oltre 20 anni di guida di asburgica memoria, debbo riconoscere che la scelta è stata soddisfacente.

Oggi scorrazzo con una fantastica Alfa Romeo 156 Sportwagon 2,4 20v MJet. Un turbo diesel da 175 cv.
Velocissima ma soprattutto rapidissima nel modo di affrontare le curve di spostarsi nei sorpassi e di muoversi nel misto.
Nonostante sia un finto station wagon (come le touring di casa BMW) è abbastanza capiente; almeno soddisfa le nostre esigenze familiari.
I consumi sono bassi, per la potenza (in città ci faccio di media 12-12,5 km/l mentre in autostrada, a velocità ‘quasi’ da codice ;-), tranquillamente 15-16).
Prestazioni: 225 km/h effettivi e uno zerocento in soli 8,3 secondi possono bastare? D’altra parte il motore si segnala per 385 Nm di coppia massima già a 2000 giri. Altro che macchina da battaglia.
Ed è pure bella 😉
ar156sw20v.jpg  arm16-int.jpg

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commenti
  1. maxfjster ha detto:

    Sono contento per la tua passione…. e per essere in questo momento “diventato un Alfista”,
    ma mi hai fatto pensare ai miei primi anni di patente.((che tempi))!!
    Ciao.

  2. ChiamamiAquila ha detto:

    Mi piaceva la 155, la 156, la 156 bertone (quella ke dici) e – bellissima – la 159. Sono tutte belle; come la 147. amo le AR. le migliori italiane.
    BRAVO!

  3. Dadi ha detto:

    Non mi hanno mai fatto impazzire (invece) le AlfaRomeo. Tanto meno la 155 oppure la 147.
    La nuova berlinona (la 159) invece mi piace tantissimo.
    Ero restio all’inizio. Ma da quando sono al volante (in legno: vedi foto 🙂 ) della 156 debbo ricredermi. Fantastico giocattolo.
    E poi un po’ ti senti orgoglioso: il turista tedesco che ti vede non può pensare “eccono un altro che abbiamo conquistato” 😉 Certo, se conoscesse la mia storia… 😛

  4. Sraddino ha detto:

    Beh bellissima macchina!
    Poi se pensiamo alla versione “Polizia” o “Carabinieri” … mi commuovo quasi davanti a cotanta bellezza!!!

  5. Dadi ha detto:

    Curioso: la mia 156 ha una capienza di serbatoio di 60-70 litri ; fatto il pieno, adesso ho la lancetta a 1/4 e ho fatto 430 km; quindi per approssimazione dovrei aver consumato 45-50 litri. Ma il computer di bordo indica che il consumo medio (dall’azzeramento del trip) si attesta a quasi 14 km/l; ovvero almeno 4 km in più di quello che – con calcolo diretto – mi verrebbe.
    La questione è o c’è qualche aspetto che mi sfugge, oppure è il classico computer taroccato all’italiana 😐
    Per la cronaca, in un precedente rifornimento, dai miei calcoli (quantità di benzina inserita x km percorsi) veniva 12,4 km/l.

  6. Sraddino ha detto:

    Diciamo che km percorsi / litri da pieno a pieno è più affidabile 😉

  7. Dadi ha detto:

    Mi sembra corretto.

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