Assault rifle: belle e cattive

Pubblicato: 19 gennaio 2008 da iBronzi in Industria, Internazionale, Militare, Technology

Mi sento un pacifista convinto. Amo la serenità tra gli uomini di buona volontà e rifuggo qualsiasi violenza e sopruso.
Sono contrario alla pena di morte in senso assoluto e convinto che la guerra non sia mai la soluzione ad alcun problema. Leggi: “non dovrebbe mai essere ricorsa“.

Ciò non di meno amo le armi. Le ho sempre amate, sin da ragazzino. Mi piacciono. Forse è una sorta di prosecuzione proprio di quell’essere fanciullo e soldatino di Peter Pan. Chi da ragazzino non ha giocato alla guerra imbracciando un fucile giocattolo o una replica della colt da cow boy portata impavidamente alla cintola alla John Wayne; di quelle con il nastino o l’anello rosso con i botti.

Non le vedo e considero, sia chiaro, come mezzo di morte (purtroppo lo sono) ma nelle loro forme, caratteristiche, tipicità.
Sono come un bell’oggetto, meglio: ‘una bella donna’: sinuosa, fredda e austera, dura e cattiva se non trattata con riguardo. Algida al primo sguardo ma … tremendamente bollente se maneggiata.

Ebbene, attirandomi addosso una montagna di critiche e di improperi, voglio pubblicare un post fuori dei ranghi e decisamente poco politically correct.

Un saggio, un escursus sulle armi e, in special modo, su quella che genera maggiori fantasie (perché no, pure erotiche): le ‘armi d’assalto‘.

I fucili d’assalto sono la principale arma offensiva delle moderne truppe militari. Le odierne AR (Assault Rifles, armi d’assalto, appunto) hanno di solito un calibro compreso tra 5.45mm e 7.62mm, caricatore di 20-30 o anche più proiettili, un selettore di sparo in modalità automatica e a colpo singolo e – la maggior parte dei modelli moderni – anche una mini raffica di 2 o 3 colpi alla volta. Il raggio di tiro (portata) è intorno ai 600 metri; con un volume di fuoco anche superiore ai 400-500 colpi per minuto in modalità completamente automatica (ma tanto il caricatore è molto più piccolo). Molti fucili d’assalto fanno parte, in realtà, di una completa famiglia di armi (dalle carabine corte ai mitra leggeri – lo Steyr AUG è un valido esempio). Da buone AR, molte di esse possono essere equipaggiate con la baionetta (un vezzo un po’ retrò), ottiche e visori notturni, trepiedi per l’uso SAW (Squad Automatic Weapon: Arma Automatica di Squadra, usata dalla fanteria per massicce operazioni di fuoco o di copertura) e, alcuni, anche con un… [miticoooo] lancia granate.
Abbandonando l’uso di metalli e legno, il trend attuale nella costruzione degli AR è nel largo utilizzo di plastiche dure, materiali sintetici e leghe leggere, e costruiti in olografica (collimatori) o con ottiche con miglioramenti da 1X a 4-6X (di norma 1X o 1.5-3X).
Rispetto al passato, il grande passo in avanti (che poi segnerà il costume) è stato compiuto dall’URSS, quando, nel 1943, l’esercito sovietico ha introdotto una nuova cartuccia – il 7.62x39mm. Nel 1945, l’esercito sovietico adottò infatti il fucile semi-automatico SKS e, nel 1947, l’AK (meglio conosciuto nel mondo come AK-47).

La carrellata seguente vuole – volando da un paese all’altro – mostrare le case e modelli più diffusi, famosi e apprezzati.
Lo dico subito: praticamente non c’è paese (almeno mediamente industrializzato) che non abbia una propria fabbrica d’armi che produca AR: dalla Repubblica Ceca al Brasile, dal Venezuela alla Cina, passando per il Sud Africa, la Danimarca e il Libano.
Qui però prendiamo solo quelle che a mio parere sono considerate ‘the best’.

Steyr AUG
steyr77aug_r.jpgChi non conosce lo Steyr? con la sua particolarissima forma asimmetrica? Lo Steyr AUG (Armee Universal Gewehr – Fucile Militare Universale: che nome emblematico) è nato negli anni ’60. Fu sviluppato dalla società austriaca Steyr-Daimler-Puch (oggi Steyr-Mannlicher AG & Co KG) in stretta collaborazione con le Forze Armate austriache. La produzione attiva è iniziata nel 1978. Da allora, lo AUG ha ottenuto grandi successi e una forte popolarità nel mondo, essendo adottato dagli eserciti, oltre che austriaco (ovvio), di Australia, Nuova Zelanda, Oman, Malaysia, Arabia Suadita, Irlanda e molti altri. Inoltre è stato acquistato da varie agenzie mondiali di sicurezza e di polizia, come la Guardia Costa degli Stati Uniti.
E’ stato prodotto in varie configurazioni, a partire – soprattutto – dalla fine degli anni ’90 con l’introduzione del modello A2 e successivamente dell’A3. Rendendola un’arma versatile per vari usi (militari e di polizia).
Utilizza un calibro 5.56mm NATO (.223rem) e ha un funzionamento a gas, con colpo rotante. Nella configurazione standard è lungo 805 mm e pesa 3,8 kg. La canna standard è di 508 mm, ma può essere configurato anche con una da 350 mm (SMG), da 407 mm (Carbine) e con la canna lunga da 621 mm per la versione LMG. Supporta caricatori da 30 o 42 colpi e ha un volume di fuoco pari a 650 colpi al minuto. Raggio d’azione effettivo tra 450 e 500 metri con la canna standard.

FAMAS F1 e FAMAS G2
giatfamas_f1.jpgFAMAS significa “Fusil d’Assaut de la Manufacture d’Armes de St-Etienne” (Fucile d’Assalto dell’Industria d’Armi di St-Etienne – partecipata del governo francese di proprietà della società GIAT Industries). Lo sviluppo di questo fucile è iniziato nel 1967. Il mitra FAMAS è stato adottato dall’esercito francese dal 1978, ed è stato ribattezzato dai militari transalpini come “Le Clairon” (il rigonfiamento, il bozzo). In accordo con il ‘Janes Infantry Weapons 2000’, sono stati prodotti 400.000 FAMAS F1.
Oltre a essere usato dalle forze armate francesi, viene esportato in altri paesi, quali il Senegal e gli Emirati Arabi Uniti. Il fucile-mitragliatore FAMAS è stato utilizzato in alcune azioni durante l’operazione “Desert Storm” in Kuwait nel 1991, oppure in alcuni incarichi di peace-keeping nella seconda parte degli anni ’90, dimostrandosi un’arma affidabile.
Anche il FAMAS utilizza il calibro 5.56mm NATO (.223rem). Ha una lunghezza complessiva di 757 mm e la canna misura 488 mm. Usa un caricatore da 25 colpi (30 nella variante G2) e il volume di fuoco è di 900-1000 proiettili al minuto per l’F1 e 1000-1100 per il G2 (un tornado). Il primo permette una gittata di 300 metri mentre il G2 arriva fino a 450 m.

Tra i maggiori produttori mondiali di armi d’assalto, si cita la Germania soprattutto con la sua casa leader Heckler & Koch (famosa per rifornire le polizie di mezzo mondo con le sue mitragliette leggere HK MP5).
Sono diversi i modelli che la fabbrica tedesca produce: il modello G3 (Gewehr 3 – Rifle),  l’HK33 e la sua evoluzione compatta HK53 (che ricorda molto da vicino l’MP5), il G41, ulteriore evoluzione d’assalto dell’HK33, e l’HK416, su hk416-2.jpgcommessa dell’esercito USA, teso a combinare i fucili americani M16 e M4 risolvendo alcuni loro tipici problemi. Il risultato è un’arma molto solida e abbastanza compatta, che non si discosta dai canoni stilistici abituali per i militari statunitensi. Fra l’altro completamente compatibile con le munizioni e i caricatori dell’M16 e dell’M4. Nella versione standard ha un cabinet da 30 colpi e in grado di un volume di fuoco di 700-900 colpi al minuto.

HK G36
Ma l’AR oggi più celebre di casa HK è il G36. Un’arma eccezionale e molto moderna (progetto degli anni ’90). Ha una forma compatta da renderlo adatto anche nell’uso in ambienti stretti (soprattutto la versione corta G36C); anche perché con il hk_g36.jpgcalcio pieghevole tipo skeleton si accorgia di 22 cm. Molto ricercato, il G36 viene anche utilizzato in varie agenzie di polizia in tutto il mondo, comprese le forze di polizia britanniche e alcuni dipartimenti operativi degli Stati Uniti. Inoltre, ha subito diverse varianti, per adeguarsi alle specifiche esigenze dei clienti. I principali modelli evolutivi al G36E (canna da 480 mm e visore ottico integrato da 1.5x) sono il G36K (canna ridotta a 320 mm e visore da 2.0x) e l’ancora più compatto, usato da molti regimenti commando (da cui prende il nomignolo), G36C (canna di 228 mm e la slitta superiore modificata, senza ottica integrata, per i vari alloggiamenti, come il red-dot).
Pur essendo un’arma estremamente potente e moderna, viene molto apprezzata per la semplicità d’utilizzo e nella manutenzione.
Solito calibro 5.56mm NATO (.223rem), si segnala per un volume di fuoco di 750 colpi per minuto.

Enfield SA-80
L’Inghilterra non si segnala per essere un grandissimo produttore di AR. E non è un caso.
La casa britannica Enfield è la più nota; nel suo listino non si annoverano tanti modelli, ma segnatamente produce il  fucile-mitragliatore SA-80. Presente in 2 versioni: L85A e, il più piccolo e leggero, L22 carbine.
sa80-l85a2.jpgSi distingue per una forma molto particolare, con il corpo meccanismi spostato nel posteriore (integrato nel calciolo, per ridurre ingombri e peso), così come il caricatore, mentre impugnatura e grilletto sono nella parte anteriore.
Il progetto nasce alla fine degli anni ’70 e ha sempre comportato molti problemi. L’aggiornamento fu quindi commissionato agli inizi del 2000 alla tedesca HK che produsse la versione A2. Le truppe inglesi impegnate in Afganistan e Iraq avevano questa arma in dotazione. Con poca soddisfazione. Pare sia stato stabilito, però, che la maggior parte dei problemi fosse accusabile alla insufficiente attenzione e manutenzione dedicata all’arma. E risolto questo l’SA-80 L85A2 è risultato un AR molto valido ed efficace [ho i miei dubbi al riguardo: la caratteristica principale di tali striumenti dovrebbe proprio essere la loro usabilità in ogni condizione].
Risulta abbastanza pesante, con i suoi 5 kg nella configurazione SUSAT (la versione con le ottiche) e magazine pieno di munizioni. Inoltre proprio il bilanciamento anomalo dei pesi obbliga a sforzi maggiori per tirare con precisione.
Il calibro impiegato è il 5.56×45 NATO, usa un caricatore da 30 proiettili e arriva a un volume di fuoco di 650 colpi al minuto. La gittata è intorno ai 500 metri (utilizzando il visore SUSAT).

Beretta AR-70
Anche l’italiana Pietro Beretta SpA conta nel proprio listino un’arma d’assalto. Molto famosa e apprezzata per fucili e pistole, nel 1972 fornì le truppe speciali italiane con l’AR-70/223 (disponibile anche in versione senza calcio, per le Forze Speciali, chiamato SC-70/223). Anche qualche altra forza armata ha introdotto l’arma italiana, segnatamente quella della Giordania e della Malesia.
beretta_sc70_90.jpgDal 1990 il precedente fucile è stato sostituito dal nuovo AR-70/90 fucile d’assalto base, con la variante SC-70/90 (stessa arma in versione senza calcio, per le Forze Speciali) e SCP-70/90 (destinato alle truppe aviotrasportate con canna accorciata e l’estremità ripieghevole).
Il Beretta AR-70/90 è in linea di massima prodotto per le Forze Armate italiane, ma – in minima parte – viene anche esportato all’estero. Sia il 70/223 sia il 70/90 sono disponibili solo in modalità semi-automatica per il mercato civile e di polizia.
L’AR-70/223 utilizza il calibro 5.56x45mm, mentre la nuova linea 70/90 il 5.56x45mm NATO. Caricatore da 30 proiettili.
Lungo quasi un metro, ha una canna di 450 mm (360mm per il solo SCP-70/90).
Il volume di fuoco va da 650 a 670 colpi al minuto; mentre il raggio d’azione è 400 metri per l’AR-70/223, 500 metri per AR 70/90 e SC 70/90 e 350 m. per il più corto SCP.

Kalashnikov AK-47/AK-74
Non possiamo parlare di armi d’assalto senza segnare quella più famosa, usata e venduta al mondo, il Kalashnikov AK-47 (AK sta per Avtomat Kalashnikova).
Il modello è originario di un progetto del 1947 (appunto) e nella versione iniziale o nelle sue innumerevoli varianti (anche se poca cosa) si conta che sia stato venduto nel mondo in quasi 100 milioni di pezzi.
Nell’immaginario collettivo, questa è veramente un’arma leggendaria, famosa per la sua estrema duttilità, semplicità nell’uso e nella manutenzione e insuperabile funzionalità in tutte le peggiori condizioni possibili. Non a caso se pensiamo a guerriglia, a terrorismo e assalto, non possiamo non associarli al fucile mitragliatore AK.
La storia ufficiale narra che il sergente russo Mikhail Kalashnikov, ricoverato in ospedale per una ferita, iniziò lo sviluppo di diverse piccole armi durante la Seconda Guerra Mondiale. Agli inizi degli anni ’40 fu assegnato al ‘Izhevsk Machinebuilding Plant’ (IZHMASH), dove nel 1944 sviluppò una carabina semi-automatica, funzionante a gas. Iniziato questo progetto, ha creato, tra il ’45 e il ’46, un fucile d’assalto che sottopose ai test dell’esercito sovietico. Tra la fine del 1946 e l’inizio dell’anno seguente sviluppò una seconda ripriogettazione della sua arma per un nuovo set di prove che si ebbero nel 1947. L’ultima versione fu ritenuta di gran lunga la migliore rispetto alla concorrenza e l’arma venne adottata nel 1949 con il nome di “7,62mm Automat Kalashnikova, obraztsa 1947 goda” (7.62mm fucile automatico Kalashnikov, modello del 1947), più semplicemente AK-47.
Ufficialmente tutti gli eserciti dell’ex Patto di Varsavia hanno adottano l’arma in questione. In più è stata fornita a molti paesi (in Asia, Medio Oriente, Africa), per via del basso costo e della semplice funzionalità. Poi ovviamente è lo strumento (purtroppo di morte) del 99% dei guerriglieri nel mondo, sempre per il fatto che è economico e facilmente reperibile. Poi la leggenda parla che sia in grado di funzionare anche legato con il fil di ferro.
Parlando di tecnica, l’AK-47 funziona a gas con colpo rotante a due tiranti. Ha una lunghezza di 87 cm mentre la canna è di 415 mm. Pesa 4,3 kg (3,14 la versione senza calzio, chiata AKM). Usualmente il caricatore è da 30 colpi che possono essere sputati con un ciclo di rotazione di 600 proiettili al minuto. Raggio operativo d’azione intorno ai 400 metri.
kalashnikov-ak_74.jpgL’evoluzione seguente, l’AK-74 (modello adottato appunto a metà degli anni ’70 dall’esercito sovietico), non ha stravolto il progetto iniziale (e neppure l’estetica), ma tentato di migliorarne le caratteristiche. Abbiamo così la possibilità di scelta tra la versione con gli inserti in legno (caratteristica spiccata del Kalashnikov), piuttosto che in plastica scura, più vicini agli standard militari nel mondo.
Almeno fino all’introduzione della serie AK100 che fu realizzata per adattare all’arma i proiettili 5.56 NATO.

Certo alcune forze speciali russe adottano modelli più sofisticati e nuovi, come l’AS-Val, oppure l’A-91. Ma niente sembra scalfire il buon vecchio Kalashnikov.
Lo stesso AN-94 (Avtomat Nikonova), che negli anni ’90 aveva tentato di sostituire l’obsoleto AK-74, non riuscì nell’impresa complice un maggior costo di produzione e il fatto che – a conti fatti – non si discostasse di molto, in termini pratici, dal vetusto genitore; oltre a essere più complesso nell’uso sia del Kalasnikov ma anche dell’americano M16. Oggi l’AN-94 viene considerato come la ‘scelta professionistica’, ed è usato in numero limitato dalle forze speciali dell’esercito russo e della polizia e dal Ministero degli Affari Interni della Russia.

SIG-550
La Svizzera, paese storicamente neutrale e patria di cioccolato e orologi, ha anche una discreta storia nel campo delle armi.
La SIG (Sweizerishe Industrie-Gesellschaft) è infatti una famosa fabbrica d’armi, nota soprattutto per la joint venture con la tedesca J.P. Sauer & Son Company per la produzione di importanti e rinomate pistole tra le più dotate dalle varie polizie locali negli States, solo per dire la cosa più importante.
Nel campo AR, la SIG lavora da sola, producendo armi d’assalto dalla fine degli anni ’50. Le versioni più antiche, come il SIG-510 e la serie SIG-540, hanno avuto poco richiamo venendo adottate principalmente dall’esercito locale e in minima parte da alcuni altri paesi minori (Bolivia, Cile e Portogallo).
sig556detail_left.jpgFino alla creazione alla fine degli anni ’80 della serie SIG-550. Il SIG-550 è il classico ed è conosciuto come Stgw.90 assault rifle. La versione carbine è il SIG-551, mentre il più corto SIG-552 è la versione commando. Fino ad arrivare al SIG-556, che fu originariamente sviluppato per lavorare in condizioni critiche di pressione e ambientali alle alte quote alpine per l’esercito svizzero, ovvero per poter operare indipendentemente dal tipo di munizioni e le variazioni di pressione del gas.

Armalite Colt AR-15/M16
E arriviamo alla patria degli armamenti, al posto dove con una patente (così dicono) un cristiano può entrare in un’armeria e comprarsi quello che vuole, sullo stile di Rambo 😐
arm16.jpgPartiamo dal primo, l’iconografia del fucile-mitragliatore per eccellenza: l’Armalite Colt AR-15/M16. L’arma diventa il simbolo delle forze armate americane con la guerra nel Vietnam. Non a caso la Colt verrà commissionata alla fornitura di quasi un milione di M16 tra il 1963 e il 1967.
L’M16 è considerata un’arma da guerra e destinata ai soli reparti militari, con la sola eccezione dei corpi speciali (per esempio la LAPD – la polizia di Los Angeles – ha alcuni M16, dismessi dall’esercito: immagino per la SWAT).
Come dicevamo l’M16 è l’alterego all’AK-74, nel furibondo scontro tra il bene e il male anche per vie mediatiche e propagandistiche.
La versione A1 dell’M16 usa un calibro 5.56x45mm (.223 Remington), mentre l’A2 il più moderno M193 5.56x45mm NATO. Il funzionamento è, anche in tal caso, a gas con colpo rotante.
La canna è di 508 mm, mentre le dimensioni tutto fuori sono 986 mm per l’A1 e poco più di un metro per l’A2.
Caricatore standard da 20 o 30 proiettili, che vengono sparati alla velocità di 650-750 per la versione A1 e 800 per l’evoluzione. Raggio massimo d’azione: 460 metri (A1) e 550 metri (A2).

Colt M4
colt-m4a1.jpgTutta la produzione USA di AR è praticamente incentrata sul modello M16. L’evoluzione successiva, il Colt M4 sia in versione assault rifle che carbine, ne è la dimostrazione. L’impostazione è la medesima, ma è stato alleggerito con l’uso di materiali compositi, reso più compatto e adesso il calcio è retrattile, verso l’interno. In più la conformazione delle varie slitte in dotazione permette l’adozione di molti congegni accessori, come il lancia granate da 40mm, piuttosto che il visore notturno a raggi infrarossi.

XM8 Lightweight
Un’altra arma d’assalto abbastanza nota made in USA, è il XM8 Lightweight Assault Rifle. Dalle forme avveniristiche, lo sviluppo del XM8 fu avviato nel 2002 dall’esercito USA, quando fu stipulato un contratto con la Alliant Techsystems Co of USA per studiare la possibilità di sviluppare parte dell’energia cinetica del XM29 OICW arma d’assalto leggero, che avrebbe permesso, in caso di successo, di sostituire gli ormai maturi M16A2 e M4A1 in servizio militare negli Stati xm8-s.jpgUniti. Il progetto del XM8 fu avviato dalla Heckler-Koch USA, la filiale americana della famosa (e di cui abbiamo già parlato sopra) società tedesca. Il XM8 così è abbastanza simile alla parte “KE” (energia cinetica) del sistema del XM29 OICW, le cui principali differenze sono il calcio telescopico in plastica regolabile in estensione e la maniglia di trasporto asportabile con slitta per l’ottica.
Questo, insieme al XM29 OICW, dovrà diventare la nuova arma del futuro, sulla cui base molti altri si dovranno allineare.
Dati tecnici: calibro 5.56×45 mm NATO. Funzionamento a gas con colpo rotante. Dimensioni di 838 mm nella configurazione base, ma con possibilità di estensione; le canne infatti sono di 318 mm nella versione standard, oppure 229 mm in quella compatta e 509 mm nelle versioni Sharpshooter (tiro di precisione) e SAW. Il peso è di 2,66 Kg a secco.
Può utilizzare caricatori da 30 proiettili (nella configurazione standard secondo gli accordi NATO: in tal caso parliamo di adozione STANAG, ovvero Standardization Agreement) oppure un doppio rullo da 100 colpi per la versione SAW. Con un volume di fuoco di circa 750 spari al minuti.

E con questo abbiamo finito. Spero che non vi siate annoiati a leggere, come io mi sono divertito a fare ricerche e a scrivere.

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commenti
  1. emiliano66 ha detto:

    Rimango senza parole. Complimenti. Ultimamente si parla tanto dell’AK-47 perche’ nominato in GOMORRA di Saviano. E ad esso si e’ collegato un indice di “democraticita’ ” : maggiore e’ il prezzo dell’AK47 maggiore e’ l’indice di democrazia del Paese. Dove costa poco, siamo a livelli di guerra civile….

  2. Dadi ha detto:

    un bell’esempio dei tempi, allora 🙂
    il prezzo dell’AK-47 nel paniere dell’indice ISTAT potrebbe essere un’idea …

  3. Dadi ha detto:

    quanto mi piace sto pezzo: lo rileggo sempre volentieri 🙂

  4. […] | Tag: armi d'assalto, assult rifle, imi, iwi ltd, tar-21 | Leave a Comment  Nel mio articolo Assault rifle: belle e cattive, mi sono dimenticato di parlare di un importante assault rifle, il TAR-21. Ne ho scoperto […]

  5. iBronzi ha detto:

    Solo per aggiornare i dati, mi sono dimenticato di parlare del TAR-21.
    Ho provvedo subito 🙂
    vedere: https://kennedy84hastalagiobbasiempre.wordpress.com/2010/03/10/tar-21-per-l%e2%80%99uomo-che-non-deve-chiedere-mai/

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