Perché Obama non può vincere

Pubblicato: 29 gennaio 2008 da Dadi in Elezioni, Internazionale, Politica, Società, Stati Uniti
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usa2008_casa_bianca.jpgDecisamente particolari e coinvolgenti le primarie americane per le elezioni alla carica presidenziale 2008, caratterizzate dalla presenza di candidati decisamente anticonformisti; almeno sul fronte dei ‘Democratici’.

Da una parte una donna, Hillary Rodham Clinton; certo una donna potente e famosa, già first lady dell‘era Bill Clinton, appoggiata da tutto il partito democratico ormai da anni; la sua campagna alla corsa alla Casa Bianca di fatto è iniziata quando ha perdonato il marito fedigrafo dell’oratoria della sua stagista nella Sala Ovale.
Dall’altro fronte Barack Obama, senatore nero, nato a Honolulu da padre keniota e madre americana.
 
In entrambi i casi sarebbe un evento eccezionale che sia la prima donna presidente oppure che sia nero.

Entrambi corrono sul filo di un apparente equilibrio.

Della Clinton si è detto e scritto tutto. Donna caparbia e intelligente; spesso si sussurrava che ci fosse sempre lei dietro tutte le scelte e le mosse del potente marito.
Obama sembra uomo molto immagine, l’immagine di una nazione, gli Stati Uniti, che hanno bisogno di una rinfrescata, dopo anni tremendi, almeno con l’evento 11 settembre. E’ giovane, molto coinvolgente e ha dalla sua praticamente tutta la comunità afro-americana.
In più dopo aver collezionato i maggiori consensi nel Sud Carolina, si è trovato anche dei forti alleati nella famiglia Kennedy; Caroline (guarda a volte le casualità) Kennedy, proprio dopo la vittoria di Obama nello stato sudista, ha dichiarato che il senatore dello Stato dell’Illinois gli ricorda il grande padre, John Fritzgerald.

Ma credo sia impossibile che la svolta ci sarà.

Non tanto e non solo perché Barack Obama è uomo di colore; certo non credo il popolo americano sia ancora pronto per questo evento rivoluzionario (8 anni fa’ Mccain – durante le primarie contro Bush – cadde nella trappola e venne silurato perché padre di una figlia di colore: in realtà si trattava di una bambina adottata, mentre gli venne imputato che era nata da una sua relazione extraconiugale; e questi non fece in tempo a prendere le contro misure). Il popolo a stelle e strisce, cioé, è la quint‘essenza dela contraddizione: liberale e liberista all’esterno ma terribilmente conservatore e bigotto nell’intimo.

Quanto perché nella storia dei presidenti americani, vince sempre il più ricco.
Quello tanto tanto più ricco.

Anche nell’ultima edizione George Bush jr. ha dimostrato di essere molto più appoggiato (dai miliardi di dollari) di quanto non lo fosse il pur paperone John Kerry. Anzi i politologhi smaliziati ritengono che il presidente repubblicano abbia vinto il suo secondo mandato in modo ancora più forte che non già precedentemente; e nonostante che l’avversario fosse nettamente in vantaggio in tutti i sondaggi.
L’economia dei miliardi (billion e trillion direbbero i nordamericani) di dollari prevale su qualsiasi ideale e romantica ideologia.

usa08.jpgGli italiani si stanno appassionando a questa gara. I sondaggi dicono che l’attenzione sembra essere maggiore di quanta espressa verso i fatti (politici) interni; e non è che in Italia siamo in un periodo statico. Personalmente non penso sia [solo] per disaffezione del popolo elettorato nostrano.
Credo invece che quello che colpisce dei politici d’olteroceano è lo studio mediatico e l’enfasi che mettono nella loro campagna.
Proprio Barack ha lanciato uno slogan molto ficcante che diventa il passaparola tra tutti i suoi fan, elettori e americani: YES WE CAN. Tre semplici parole, 8 lettere, che dicono tanto, tutto. Le pensi, le ripeti, se vuoi le urli anche. Parole semplici, ma in grado di accendere la passione; di eccitare.
Di contro i fiumi di parole dei nostri politicanti, alla fine vuote di significato; e quasi sempre “inattendibili”.

Non è che i politici fuori dei confini nazionali non manifestino, in campagna elettorale o meno, le critiche verso gli altri gruppi, verso l’antagonista.

Ma in Italia rappresenta il blocco principale di tutto il programma, di tutti i loro discorsi: non bisogna prestare il fianco a critiche su quello che si potrebbe e si dovrebbe fare; molto meglio sbraitare su quello che gli altri non hanno potuto o voluto fare.
E ti accorgi di quanto proprio le loro parole risultino vuote e irrazionali. Ci si lamenta oggi dell’assenza di una nuova legge elettorale; ma in quasi 2 anni non si è fatto altro che parlare, parlare, parlare. E si spera che in pochi mesi di un ipotetico governo di transizione si risolva il problema? Strano che ancora nessuna forza politica abbia tirato in ballo il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi (ma è solo questione di tempo); anche se dovranno ben spiegare – i politici – ai propri elettori come mai neppure in questo giro si è messo mano alla legge di disciplina della materia, attendendo solo il momento della chiamata alle urne.

Non a caso dopo il discorso di Bush (ieri), il mercato mondiale – ci comunicano i media – ha reagito con un trend positivo generalizzato.

Perchè nel bene o nel male altrove le parole e i programmi hanno un peso e un senso.

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commenti
  1. realmonk ha detto:

    analisi interessante e ritengo “azzeccata”, tanto per usare un termine in voga nelle nostre serate mediatico elettorali.
    per quanto riguarda Obama, bè … io spero che riesca nell’impresa, non tanto perché è nero, non tanto perchè è democratico, non tanto perché è simpatico … ma perché è giovane … e poi la clinton, compresa la calcolata indulgenza per la prova orale, mi sembra solo una gran para … gnosta !!!
    ci pensate che se vince Obama il presidente USA avrà meno di 50 anni … l’età media dei nostri è prossima al doppio … non sarà anche questo significativo ?

  2. emiliano66 ha detto:

    Tolto il fatto che le mie simpatie vanno per Rudolph “Rudy” Giuliani e in subordine Mac Cain, evidenzierei il fatto che come la Storia dimostra, il Presidente di qualsiasi parte sia sara’ sempre uno strenuo difensore degli interessi americani (cosa che la nostra classe politica fa fatica a comprendere, parteggiando per i Democratici o i Repubblicani abituati come sono a difendere gli interessi della propria parte)

  3. spiritofstluis ha detto:

    aggiungerei che Obama è l’unico canditato (tra repubblicani e democratici) a non essere appoggiato da alcuna lobby e in america questo conta moltissimo

  4. Dadi ha detto:

    Esattamente le ragioni per cui non credo che l’evento ci sarà!
    Infatti la pantomima del consenso popolare in USA è straordinaria.
    A decidere sono invece sempre i gruppi (economici) forti del paese: in questo c’è il vero braccio di ferro. Sarà il gruppo dei petrolieri a prevalere, oppure quello dei guerrafondai? that’s the matter!

  5. Martina ha detto:

    Bel post, Dadi.

    Purtroppo i sogni spesso vengono spezzati dalla dura realtà (economica), così come molti speravano in Al Gore che poi pero’ si è ritirato (per minacce alla famiglia).
    Chissà come sarebbe stata la storia mondiale degli ultimi anni se avesse vinto Gore? (Io credo sicuramente migliore)

    Spesso mi chiedo perchè nella vita reale non succede come nelle favole dove vincono i buoni..

    finchè l’uomo vorrà male a se stesso e (quindi) al prossimo..

  6. Dadi ha detto:

    @Martina: anche bel commento, il tuo.
    Sai a volte capita di rimanere in silenzio a riflettere (io lo faccio sotto la doccia 🙂 ) su come il mondo sarebbe potuto andare se fossimo stati governati con il cuore piuttosto che con il portafoglio.
    Probabilmente non avremmo avuto la guerra in IRAQ e AFGANISTAN (se a nessuno fregava niente del potere dell’oro nero …)
    Probabilmente non avremmo avuto – tornando più indietro nella storia – la crisi di Panama, il Vietnam, le Guerre Mondiali. Non ci sarebbe la povertà e il disagio dei popoli del centro Africa.
    Messa in modo ancora più terra terra, non ci sarebbe stato lo scempio della spazzatura in Campania.
    Bada bene: non sono un teocratico del socialismo a ogni costo, anzi. Credo nel capitalismo e ritengo la globalizzazione un bene.
    Però c’è un limite: quando un individuo ha superato ogni limite oggettivo di ricchezza e di potere, ma a cosa c—o gli serve accumulare di più?? domanda retorica, alla quale non mi aspetto alcuna risposta 😦

  7. ChiamamiAquila ha detto:

    Che c’è di male nella gestione dei poteri forti?
    Almeno in USA lo dicono in modo netto e chiaro. Invece da noi è lo stesso ma fingono che le lobby non contano: cornuti e mazziati!!! NON E’ PEGGIO?

  8. Dadi ha detto:

    Vi faccio riflettere su questa bella considerazione: se vincesse Hillary (e poi riuscisse a farsi rinnovare il 2° mandato) ci sarebbe un’oligarchia ‘continua’ di 28 anni sull’asse Bush-Clinton. Manco fosse un paese medio-orientale 🙂

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