Election day

Pubblicato: 7 febbraio 2008 da iBronzi in Destra, Governo, Italia, Parlamento, Partito Democratico, Politica, Sinistra, Società, Walter Veltroni

alle_urne.jpgLa campagna elettorale ufficialmente non è ancora iniziata, ma praticamente tutti i leader politici (di primo piano e non) si accapigliano da giorni per calcare le poltrone dei salotti televisivi più famosi: persino a Uno Mattina!!! E si capisce che sarà campagna aspra e condotta in modo assolutamente violento (altro che smorzare i toni).

Prendiamo la data delle elezioni anticipate. Si sa che dovrebbe essere nel mese di aprile prossimo; tecnicamente 70 giorni dopo lo scioglimento delle Camere. Ma il Governo spinge perché si svolgano più fasi elettorali nella stessa data; volgarmente chiamato “election day“; volgarmente perché è da buffoni patentati utilizzare terminologie inglesi per qualcosa di molto nostrano; negli USA va bene, ma da noi?! già ci siamo coperti di ridicolo in passato, con il question time al Parlamento e il ministero del welfare. Tiro dritto ed evitiamo di aggiungere moniti a questa cattiva abitudine!

La data unica è invece opposta da parte di tutto lo schieramento di centro-destra.
Per la cronaca: nella prossima primavera sono attesi molti passaggi alle urne per alcuni rinnovi delle amministrative. Poi c’è la situazione che riguarderà tutte quelle amministrazioni che perderanno il titolare che scenderà appunto nelle prossime elezioni politiche: è il caso di Walter Veltroni che si dovrà dimettere da sindaco della capitale (e quindi ci sarà lo scioglimento di tutta la giunta); forse anche la Regione Lombardia subirà lo stesso effetto, se il governatore Formigoni decidesse di scendere in campo.

Romantiche le motivazioni dell’uno e dell’altro.
Prodi e Co. ne fanno una questione di opportunità per ridurre i costi elettorali: 2 votazioni costano più di una è l’affermazione accorata. E l’Italia non si può permettere di sperperare denaro.
La CdL ribatte che così si rischia di creare confusione nell’elettorato, costretto, in alcuni casi (come a Roma) anche a votare su 5 schede. Soprattutto per i poveri anziani costretti a un sacrificio immane. Oltre a paventare minore trasparenza nelle fasi di spoglio.

Sono divertenti, non c’è che dire. Soprattutto perché poi ci sono persone – tra la gente comune – che si scannano per sposare – sul serio – queste teorie e ideali.

Se parliamo di costi, possiamo riconoscere che è vero, ma non così vero. Anche perché la macchina amministrativa per gestire un ciclo elettorale è un po’ meno complessa che per gestirne 2 o più; quando poi assolutamente differente nella forma e nei contenuti. Il personale scrutinante deve essere proporzionale alla maggior mole di lavoro; a contesti, liste, raggruppamenti, simboli, etc. che potrebbero essere ben differenti da quello nazionale. Le amministrative infine riguardano solo un quarto della popolazione italiana; di cui la regione Sicilia – grazie allo statuto speciale – che opererebbe disallineata (già si sa che svolgeranno persino separatamente le amministrative dalle regionali).
Sono altresì vere – teoricamente – anche le motivazioni dell’opposizione. Ma con maggior attenzione da parte degli organizzatori, molti problemi si potrebbero superare. E poi quanti sarebbero i soggetti che verrebbero indotti in tentazione? Anche in questo caso le ragioni sono abbastanza cavillose.

La verità è che l’uno vuole l’accorpamento perché spera in tal modo di richiamare alle urne anche quella parte dell’elettorato disgustato (da Prodi) per votare le politiche; e quindi avere maggiori chance di non perdere. Soprattutto il leader del PD. Soprattutto nella sua Roma.
Il centro-destra invece vuole evitare questo “potenziale” vantaggio.
TUTTO QUI. Motivi di opportunità politica e tattica elettorale.

Solo che nessuno dei due dichiara trasparentemente le ragioni del sì e del no, accampando invece teorie illuministiche e senso civico. Che puzzoni!

Su queste allora più comprensibile è l’atteggiamento della sinistra radicale che rifiuta la data unica delle elezioni perché sarebbe difficile far capire al proprio elettorato le ragioni per cui in molte amministrative le liste sono comuni, mentre nelle politiche il Partito Decocratico corre da solo.

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