LA RIBALTA DEGLI EX TERRORISTI, IRRIDUCIBILI MA NON INVINCIBILI

Pubblicato: 26 febbraio 2008 da emiliano66 in Terrorismo

Da “Il Sole 24 Ore” del 15 febbraio, un intervento di Benedetta Tobagi.Apprendo dal (bellissimo) articolo di Miriam Mafai (“Repubblica”, 13 febbraio 2008) di due iniziative discutibili che hanno per protagonisti ex terroristi. Mi sciocca in particolare la prima: l’ex BR Antonini sarà ospite di Erri De Luca (scrittore, ex membro del servizio d’ordine di Lotta Continua) a una conferenza dal titolo “Gli invincibili”. Di primo acchito sono presa da un rigurgito di rabbia e amarezza. Poi rifletto e mi calmo.
Informarsi, capire, analizzare. Telefono al Teatro Ridotto di Bologna per avere conferma dell’iniziativa. Un signore anziano mi comunica data e ora, la conferenza avrà luogo prima dello spettacolo “Chisciotte e gli invincibili” di Erri De Luca. Chiedo se può confermare che interverrà l’ex brigatista Antonini. “Ce lo auguriamo!” risponde l’anziano signore. Mi si gela il sangue. Freddamente, mi dichiaro stupita e pienamente concorde con quanto scrive la Mafai. Il mio interlocutore non capisce di cosa parlo, non ha visto i giornali. Un comunicato stampa sullo spettacolo “Chisciotte e gli invincibili” mi chiarisce cosa intenda De Luca con la parola “invincibili”, ossia: “tutti coloro che non si arrendono e che non smettono mai di combattere […] Questo Chisciotte è un omaggio ai sognatori che non si arrendono, a coloro che non si sottraggono al coinvolgimento, che non sono mai spettatori passivi di quanto accade. A quei seguaci delle cause perse che proprio in quanto tali sono in fin dei conti invincibili […] che non si fanno fermare da nessun campo di prigionia, da nessuna espulsione perché chi va a piedi non può essere fermato”. Invincibili sono gli innamorati, invincibile -dice De Luca- “non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare dalle sconfitte, chi mai rinuncia a battersi di nuovo”. Invitato a parlare di questo spettacolo, dunque, un ex BR irriducibile, nella città dove il 19 marzo 2002 Marco Biagi è morto assassinato dal piombo brigatista. Scandaloso e inquietante. Nel nostro paese “generoso e dalla memoria corta” si sa che le parole vengono usate e reinterpretate con una certa libertà, ma a questo punto sono decisamente sconcertata e mi interrogo sulle scelte linguistiche e le conoscenze storiche dei fautori dell’iniziativa. Il dizionario Devoto-Oli definisce invincibile chi è “dotato di tali capacità d’attacco e di difesa da rendere impensabile una sconfitta, perennemente vittorioso” oppure “insuperabile, irreprimibile, incoercibile”. In che senso i brigatisti, o più in generale i terroristi, possono esser definiti invincibili? Non hanno prevalso sul loro nemico dichiarato, lo Stato: tutt’altro. Antonini e Concutelli (il pluriomicida terrorista nero “comandante militare” di Ordine Nuovo che, racconta Mafai, sta per presentare la propria autobiografia), entrambi condannati e detenuti in passato, sono oggi liberi di muoversi, scrivere e parlare pubblicamente proprio in virtù della volontà di riconciliazione (alcuni direbbero l’indulgenza, o il lassismo) di quello Stato “nemico” che li ha sconfitti, arrestati, condannati. Hanno forse raggiunto i loro obiettivi? No – perlomeno stando agli obiettivi dichiarati. Sconfitti e perdenti, dunque. “Invincibili” come donchisciotteschi “sognatori che non si arrendono”? Misuriamo le parole.
Stiamo parlando di persone che hanno scelto la violenza e l’omicidio come strumento di lotta politica, riducendo gli esseri umani a simboli da abbattere, scegliendo di preferenza tra chi era impegnato a difesa dello Stato e della società civile e tra i riformisti che operavano concretamente, con costanza e intelligenza, per un miglioramento della società dall’interno – persone “colpevoli”, dunque, di allontanare una (del tutto irrealistica) prospettiva rivoluzionaria, una distruzione dell’esistente priva di qualsiasi progettualità per il futuro. A questo punto è d’obbligo domandarsi se una qualche “invincibilità” dei terroristi non sia da cercare proprio nella terribile persistenza di questi relitti culturali, di una rete di ambiguità, simpatie, idealizzazioni romantiche basate sull’ignoranza e – più spesso – sulla cattiva coscienza di alcuni… Ma
nemmeno in questo senso, credo, sono invincibili. O almeno, non ancora. Questa è una battaglia pacifica che è ancora in corso e coinvolge tutta la società civile (non solo chi è stato personalmente toccato dalla violenza terroristica), che può manifestare il proprio dissenso o lo sdegno di fronte di un certo tipo di messaggi e iniziative, decretandone l’insuccesso, può liberamente allontanarsi da “un’illusione che corrisponde alla fantasia dei terroristi” ed elaborare finalmente un pensiero sul terrorismo, i cui “effetti negativi continuano nella nostra vita di tutti i giorni”, come dice Carol Tarantelli nel bel libro di Mario Calabresi.
Lunedì 11 febbraio alla Fondazione Biagi si è tenuto un seminario: “Il significato di essere riformisti da Walter Tobagi a Marco Biagi”. Forse il più noto e il più citato tra gli articoli sul terrorismo di sinistra di mio padre, Walter Tobagi, inviato speciale del Corriere della Sera assassinato dalla brigata “28 Marzo” il 28 maggio 1980, è quello pubblicato in prima pagina il 20 aprile 1980, che titolava (riferendosi proprio ai brigatisti): “NON
SONO SAMURAI INVINCIBILI”

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commenti
  1. Dadi ha detto:

    Emiliano66 ha il piglio garbato di chi espone un fatto senza commentarlo, lasciando al lettore l’ardua sentenza.
    Io non lo condivido; o meglio non mi riconosco in questa (apparente) lontananza da giudizi inquisitori. Sono più levantino, più umorale; sin dall’inizio.

    Appare abbastanza chiaro il messaggio che traspare dal post di Emiliano.

    Nell’affermare che è indecente prima ancora che incredibile, ricordo però che la nostra amata patria – nel bene o nel male, che lo si possa giudicare in un modo piuttosto che nel suo contrario – è nata, sorta e ha costituito la propria Repubblica su fatti di terrorismo, quale – solo per ricordare il più eclatante e drammatico per la storia di Roma – l’attentato di via Rasella che portò alla triste pagina della rappresaglia delle fosse Ardeatine.
    Molti dei partigiani del G.A.P. (Gruppi di azione patriottica), che determinarono – in modo causale – l’eccidio di 335 romani, furono gli stessi che vennero decorati, che entrarono nei fatti pubblici nel periodo post bellico e nominati nel Parlamento italiano.

    La barbarie della polizia tedesca fu senza limite e ingiustificabile; però come giudichiamo gli antifascisti che divennero famosi per un atto terroristico? la Cassazione nel 1999 ha confermato che “… fu un atto di guerra”. Ma anche le BR si sono reputate (e si reputano) in guerra con lo Stato italiano. Inoltre gli antifascisti autori dell’attentato non mossero un dito per salvare quelle trecento e più persone?

    Tra i gappisti cui sono riuscito a reperire info e che hanno avuto una successiva storia di pubblica rilevanza:
    Rosario Bentivegna, pare fosse il vero comandante del gruppo armato, che nell’operazione è stato il falso spazzino che portò il carretto carico di esplosivo in via Rasella, è giornalista e medico.
    Carlo Salinari – uno dei luoghi tenenti della compagnia GAP dell’attentato di via Rasella – è divenuto prof. universitario a Milano e Roma.
    Franco Calamandrei – l’altro comandante in quell’operazione – è stato giornalista e parlamentare del PCI dal 1968.
    Carla Capponi, moglie fra l’altro del citato Bentivegna, è stata più volte deputata e anche membro della Commissione Giustizia agli inizi degli anni ’70.
    Pasquale Balsamo è stato giornalista e dirigente dell’ACI ed è famoso anche per essere il padre di “Onda verde” per la RAI.
    A chiudere, Giorgio Amendola, che ha sempre rivendicato a se l’ordine dell’attacco di via Rasella, all’epoca comandante della Giunta Militare, anch’egli è stato più volte deputato per il PCI.

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