Il pesce puzza dalla coda

Pubblicato: 27 febbraio 2008 da Dadi in Blog amico, Politica, Società, Vita sociale

Mi pregio di pubblicare la lettera, che ho ricevuto e apprezzato, di una conoscente siciliana; giovane critico d’arte per professione, ma poetessa e narratrice di passione. Veramente profonda, meglio appassionata. 

Cari amici,
ho constatato con piacere che le questioni politiche e ambientali sortiscono reazioni attente e indignate.
Dopo aver girato mail che mi sono giunte da amici impegnati sul fronte della reazione a un dissesto etico, morale e politico che ormai sfiora il grottesco e il ridicolo, vorrei dirvi come la penso.
Ciò che conta è l’impegno personale…
Cosa intendo? Se ognuno di noi conscio di come si sia connessi l’un l’altro, e non individualmente frazionati e dispersi, mantenesse la parola data, rispettase gli impegni, saldasse i propri debiti, si impegnasse nel rispetto dell’ambiente, usasse il potere con parsimonia, denunciasse i soprusi, si sottraesse al ricatto politico là dove la posizione raggiunta consentisse di muoversi con maggiore agio e permettesse di sottrarsi ai ricatti, agli ammanicamenti del sistema economico… penso che un passo per volta potremmo rafforzare il fronte dell’onestà. Onestà che in primo luogo dobbiamo a noi stessi per poi allargarla in cerchi concentrici fino ad arrivare al più largo confine del paese, delle diversità, delle convivenze.
Immagino un leader politico che prenda il treno a Torino con destinazione Agrigento; un leader che prenoti un’ecografia con l’esenzione dal ticket e si senta rispondere che deve aspettare almeno tre mesi; immagino un uomo/donna nuovi che abbiano osato la rinuncia ad un protettorato da parte di un potere piramidale, verticistico, gerontocratico, maschilista, massonico e scollato dall’ordinario procedere delle vite comuni. Immagino il presidente della nostra provincia che prenda l’autobus ogni giorno a Catania e non possa sedersi né essere certo della durata dell’attesa, perché non ci sono né le pensiline, né gli orari, né un tabellone che avvisi sui ritardi o sulla sopressione della corsa…
Immagino che si possa tornare a insegnare per meriti acquisiti invece che pagare una tangente statale per frequentare un biennio abilitante a 1500/1800 euro all’anno (libri di testo e frequenza obbligatoria esclusi), restringendo la possibilità di accedervi solo ai benestanti. Immagino una società più dinamica, capace di autocensurarsi e di disgorgare i tubi intasati da familiarismi malati e mafiosi. Immagino che la mia generazione di cosiddetti “Adultescenti”, che si estende dai 20 ai 40 anni, non sia più costretta a conseguire una laurea, due master e arrivare al quarto stage per sentirsi rinfacciare che: i giovani d’oggi sono “bamboccioni viziati che non ammettono la cruda realtà del sacrificio per farsi avanti nella vita“. Oggi con pagine e pagine di titoli e attestati posso dirmi fortunata perché guadagno 400 euro al mese (in nero)… e rischio che ogni speranzosa stagista mi sottragga questa dorata postazione, ottenuta avendo fatto pagare alla mia famiglia milioni e milioni e milioni delle vecchie lire per studiare a Bologna e raffinare la mia preparazione in giro per la nostra beneamata ITALIA.
Chiedo troppo?
Anita T.

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