The fall of the gods: who saves the queen?

Pubblicato: 29 marzo 2008 da iBronzi in Economia, Industria, Marketing, Mercato, Motori, Notizie
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tata_ha_fatto_scopa.jpgVolutamente ho utilizzato il titolo in inglese, perché la materia riguarda lo stato di Sua Maestà britannica.

E la notizia è di quelle spacca timpani per quanto è roboante: la TATA Motors, formalmente registrata come TELCO (TATA Engineering and Locomotive Company), principale produttore di veicoli passeggeri, commerciali e militari in India,  direzione generale a Mumbai, nella regione indiana di Maharashtra, ha acquistato il 26 marzo scorso, dall’americana FORD, la proprietà dei marchi automobilistici inglesi Jaguar e Land Rover.

Lo ha riferito l’agenzia Press Trust of India.
L´acquisizione, valutata tra 2 e 2,5 miliardi di dollari, è stata anche confermata dai sindacati britannici, dopo che martedì la notizia era stata diffusa dal canale televisivo indiano Ndtv.

Un portavoce di Tata Motors, Debasis Ray, però avrebbe rifiutato di confermare l’informazione dell’agenzia limitandosi a rispondere che ci sarà «un annuncio in tempo utile».
E infatti sul sito ufficiale del colosso indiano tra le news non figura al momento alcuna informazione in merito.

Quanto all’importanza del titolo stesso, mi rendo conto di essere stato abbastanza forte. E sicuramente c’è poco di divino in quanto accaduto.

Tutti i media e i giornalisti hanno giocato sulla semplice associazione del ‘popolo già colonizzato che diventa colonizzatore proprio dell’ex padrone’. Sì, la questione è decisamente curiosa e per certi versi rivoluzionaria. Quant’è vero il detto che la ruota – prima o poi – gira.

Ma io ho sviluppato considerazioni meno amene e decisamente più forti e importanti; che mi portano a essere decisamente preoccupato di quanto sta accadendo. Contro colossi mondiali quali India e Cina (e – se risolveranno i loro poteri interni – anche Pakistan, Iran oppure pensiamo a cosa potrebbe essere la Corea se unita tra Nord e Sud) c’è ben poco da fare: è inevitabile venire schiacciati.

Badate bene, non si tratta di protezionismo dei propri confini a ogni costo: il mondo e il mercato è libero e oggetto di egemonizzazione del più forte, in termini di capacità di resa, di economicità, di qualità, efficacia ed efficienza. Da economista e liberista ritengo questo sistema il migliore possibile.
Ma in questo caso non esistono comparazioni paritetiche dei rapporti di forza, parlando in termini proprio economici e di mercato.

Non esistono cioé regole condivise: in quei paesi, grandi capitali hanno un livello di remunerazione da noi neppure comparabile. Soprattutto perché molti dei costi che per un’azienda c.d. occidentale sono vincolanti (pensiamo al costo del lavoro, a quello sulla sicurezza degli impianti, la 626, le ferie, gli standard di qualità, gli accordi sindacali, i sistemi di controllo e di gestione, l’invadenza fiscale dello Stato, etc. etc.) in quei colossali paesi orientali non sanno neppure di cosa si stia parlando; o comunque l’incidenza è praticamente marginale. E così nel 2006 puoi ben chiudere con un utile di oltre 9 miliardi di dollari (fonte: bilancio ufficiale di TATA Motors Inc.).

Per fare un parallelo è come giocare una partita di calcio dove in una squadra militano gli undici più grandi giocatori al mondo (Kakà, Roberto Carlos, Buffon, Nesta, Cristiano Ronaldo, Totti,…) mentre nell’altra solo avversari piccoli, sgraziati, non molto atletici; molto motivati, questo sì, ma sicuramente meno esperti e bravi con la palla; però in numero di 1.000: è cosa può fare il dream team contro? verrebbe schiacciato in pochi secondi!

Qualcuno potrebbe controbattere che è l’inevitabile vendetta dei popoli in via di sviluppo che si riprendono la rivincita dopo decenni (se non secoli) di sottomissione politica, militare e – anche se non soprattutto – economica.
Ma sarebbe tanto giusto quanto far pagare ai figli le scellerate scelte dei padri.

Abbandonando per un attimo il catastrofismo del mercato globale, torno alla notizia perché la situazione è decisamente gustosa.
Sto cercando di immaginarmi questi valenti manager, ingegneri e tecnici indiani alle prese con le nuove linee delle prestigiose auto del giaguaro e delle resistenti ed eleganti architetture della prossima Range Rover (si chiamerà forse la TATA arRANGEd?)

tata_motors_product-it.jpgAnche perché l’attuale produzione della casa indiana è veramente copiosa e moderna.
Si segnala la Indica, la Indigo berlina 3 volumi (che però non è commercializzata in Italia) e station wagon, un SUV chiamato molto prosaicamente Safari e il fuoristrada Sumo, che ricorda la Land Cruiser degli anni ’90, oltre allo Xenon un pick-up relativamente moderno (nelle linee e nella tecnologia). Robbetta veramente prelibata e per palati sopraffini 🙂

Per scherzarla alla Fiorello: “Pronta la nuova macchina specifica per la Campania: si chiamerà TATA Ngelo.” 😀

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