Rossi Khan, il conquistatore di Cina

Pubblicato: 4 maggio 2008 da Dadi in MotoGP, Motomondiale, Sport
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Prima o poi doveva succedere. Prima o poi il Dottor Rossi doveva ritornare sul gradino più alto del podio. Prima o poi molti dei suoi detrattori si sarebbero dovuti prendere una pausa, non senza un attacco di bruciore di stomaco, per il rodimento. È passato tanto tempo dall’ultima volta, ma quel ‘poi’ è arrivato, e Rossi non ha perduto il gusto di vincere.

La gara cinese, sul circuito di Shanghai, passerà agli annali non solo perché Valentino Rossi è tornato alla vittoria, ma soprattutto perché dopo la pioggia della mattina (laggiù in terra d’oriente), che aveva condizionato le gare delle due classi minori, si temeva che le condizioni della pista facessero da spartiacque tra le velleità corsaiole dei centauri e le possibilità offerte dai pneumatici, nella lotta tra Bridgestone e Michelin.
Oltretutto l’intero parco moto era con gomme slick, ovvero d’asciutto.
Un cartello a bordo paddock ricordava che la direzione corse autorizzava, dal giro successivo al primo, i piloti a cambiare moto – qualora volessero – con una montante calzature rain.
Lo stesso Guido Meda, dalle onde di televisive di Italia 1, chiedeva al suo solito confusionario compagno d’avventure Loris Reggiani che tipo di comportamento avrebbero tenuto i piloti a fondo rettilineo allo spegnersi dei semafori.

Niente inquietudine, invece. Scattano bene Stoner e Edwards (da segnalare che Texas Tornado ieri aveva fatto registrare il best lap in 1.58.139 che gli era valsa la pole position).
Dietro a snocciolare tutti gli altri. Gli altri si chiamano però Dani Pedrosa e Valentino Rossi. Pochi metri concedono all’allegra brigata per togliersi qualche soddisfazione. Poi non c’è trippa per gatti.
Come razzi prendono metri e decimi di secondo giro su giro. E con che tempi: altro che pista bagnata. Il record dell’anno scorso di Pedrosa non sembra lontano da essere annientato.
Mamma mia, come girano i due: un altro pianeta per chiunque altro, anche il campione del mondo in carica. Da un certo momento in poi la coppia Rossi-Pedrosa segnerà mediamente un secondo al giro in meno rispetto a Casey Stoner, saldamente terzo, il più veloce in pista se escludiamo il duo di testa.

Rossi è in testa seguito però a ruota dallo spagnolo della HRC ufficiale. Prima l’uno poi l’altro abbassano i tempi sul giro, strappandosi il miglior passaggio. Così il distacco tra i due resta costantemente nell’ordine di pochi decimi (se non centesimi).
Quale pacchetto si arrenderà prima? Yamaha-Bridgestone oppure Honda-Michelin? è lecito chiederselo e attenderlo.
Ma i due continuano a macinare chilometri a tutta birra. Anzi a poche tornate al termine, magistralmente Valentino ti stampa anche il record della pista (1.59.273), togliendo il primato proprio al suo avversario della Honda.
Forse il best lap del Dottore ha ammazzato definitivamente le velleità di Pedrosa, forse veramente la Honda HRC212V ha avuto qualche problema, forse le gomme hanno subito un piccolo calo; fatto sta che lo spagnolo molla la presa, lasciando che Rossi vada via a vincere la sua prima gara dell’anno, soprattutto la prima gara con la Yamaha gommata Bridgestone; dopo un digiuno durato 7 lunghi mesi.

Dicevo che passerà alla storia; anche per l’ottimo comportamento di Marco Melandri: FINALMENTE. Non partiva benissimo (dal 12° posto in griglia), si vede subito che oggi le cose non vanno per niente male. La moto ha un gran bel grip, anche se soffre un po’ l’umido della pista, soprattutto nelle potenti staccate al  limite: è quella che si imbarca più delle altre. Però vedere le curve del ravennate disegnate dallo scintillio delle pedane che facevano faville sull’asfalto… era un bel vedere.
Comprensibile quindi la moderata felicità di Melandri a fine gara. Contrario invece l’umore titubante dell’australiano, Casey Stoner, che, benché sul podio e in fin dei conti non distante in classifica dal leader, ha mostrato molta delusione in viso e nelle parole: prendere 16 secondi dal primo in 22 giri non deve essere stato bello. Segno che il lavoro da fare per recuperare non è poco… anzi.
Restando in casa Ducati, mi sembra notabile che entrambi i piloti del team satellite Alice siano andati a punti, con Toni Elias, partito male, che è riuscito con un buon passo gara a concludere la gara 8° e Sylvain Guitoli che, anche se ha avuto un buono spunto al via, si è dovuto accontentare del 15° posto finale.

Così al termine:

1 Valentino Rossi (ITA) Yamaha-FIAT   44.08.061
2 Dani Pedrosa (SPA) Honda-Repsol   +3.890
3 Casey Stoner (AUS) Ducati-Marlboro   +15.928
4 Jorge Lorenzo (SPA) Yamaha-FIAT   +22.494
4 Marco Melandri (ITA) Ducati-Marlboro   +26.957
5 Nicky Hayden (USA) Honda-Repsol   +28.369
6 Colin Edwards (USA) Yamaha-Tech 3   +29.780
8 Toni Elias (SPA) Ducati-Alice   +30.225
9 Loris Capirossi (ITA) Suzuki-Rizla   +31.440
10 Shinya Nakano (JAP) Honda-Gresini   +35.969

Inoltre è un campionato fantastico: i primi 4 in classifica hanno vinto una gara a testa in questi primi 4 appuntamenti mondiale; dimostrando un equilibrio che non si ricordava da tempo.
Da Pedrosa, in testa, a Stoner, 4° con 25 punti di distacco, nessuno se la sente di fare un pronostico secco a favore dell’uno piuttosto che dell’altro. Il 14 aprile scorso ho dichiarato un piccolo vantaggio (a mio modo giudizio) a Giorgio Lorenzo; e lo confermo anche oggi, soprattutto dopo quello che ha fatto il maiorchino compagno di squadra di Rossi oggi in pista nonostante l’incredibile e rovinosa caduta ieri durante le qualifiche che gli avevano determinato un paio di microfratture alla caviglia che bene non debbono fare; oltre al fatto che deve aver preso una gran botta cadendo; e non dimentichiamo che si era appena sottoposto all’intervento ai tendini del braccio: della serie “è un Terminator”; poi ci stupiamo delle gesta di Bruce Willis in Die Hard!
Inoltre al momento le Michelin sembrano avere un leggero vantaggio sulle Bridgestone (manifestato anche dai primi 2 piloti in classifica); ma se il vento dovesse leggermente cambiare, Rossi e Stoner non sono certo sbarbatelli.

La classifica del campionato MotoGP è il seguente:

1 Dani Pedrosa (SPA) Honda-Repsol 81  
2 Jorge Lorenzo (SPA) Yamaha-FIAT 74 -7
3 Valentino Rossi (ITA) Yamaha-FIAT 72 -9
4 Casey Stoner (AUS) Ducati-Marlboro 56 -25
5 James Toseland (GBR) Yamaha-Tech 3 33 -48
5 Loris Capirossi (ITA) Suzuki-Rizla 33 -48
7 Colin Edwards (USA) Yamaha-Tech 3 31 -50
8 Nicky Hayden (USA) Honda-Repsol 29 -52
9 Andrea Dovizioso (ITA) Honda-JiR Scot 26 -55
9 John Hopkins (USA) Kawasaki 26 -55

NON SOLO MOTOGP

Classe 250
Super partenza dell’italiano Marco Simoncelli che si mette tutti dietro alla sua Gilera.

Anche in 250, come già l’ottavo di litro, la gara è condizionata dalle cadute.

Così la gara si staziona con Barbera, Bautista, Kallio e Simoncelli nelle prime quattro posizioni, fino al momento in cui lo stesso Alvaro Bautista subisce la caduta (poi riprende ma giungerà molto dietro).
Tutto, così,  sembra giocare a favore del leader in classifica Mika Kallio su Red Bull KTM che a 10 giri dal traguardo è avvicinato dal compagno di squadra Hiroshi Aoyama.
Sono proprio i due piloti KTM a chiudere in testa la gara con Mika Kallio che raccoglia altri 25 punti nella corsa mondiale.

Mattia Pasini sfrutta un problema dello sfortunato Marco Simoncelli e l’uscita di Yuki Takahashi nell’ultima curva per chiudere al terzo posto.
Sotto la bandiera a scacchi quindi Kallio, Aoyama, Pasini, Simoncelli, cui seguono Alex Debon (Lotus Aprilia) e Hector Barbera (Team Toth).

Classifica iridata a 4 gare: Mika Kallio consolida la leadership con 82 punti; unico vero inseguitore Mattia Pasini distante 21 lunghezze.

Classe 125
La prima gara del motomondiale nella giornata cinese è caratterizzata dal mal tempo. Comunque nessun problema alla prima curva al via.
Andrea Iannone gira in testa seguito dall’inglesino Bradley Smith.

Dopo appena due giri è già un ritiro importante: Sergio Gadea. 
Iannone e il campione del mondo, Gabor Talmacsi, si contendono la leadership della gara.

Altro ritiro significativo è quello di Simone Corsi al 6º giro, dopo un contatto con Danny Webb. Un peccato per il romano che con la caduta non può allungare in testa alla classifica.

I primi due sembra possano controllare senza rivali, anche perché Smith – fino a quel momento terzo – si ritira per una caduta.

Proprio le uscite di pista sono il leit-motiv della gara; a completare la lista: Robin Lasser, Michael Ranseder (compagno di squadra di Iannone) che riesce comunque a continuare, Danny Webb, Robert Muresan, Lorenzo Zanetti, Scott Redding, Randy Krummenacher.

A sette giri al termine Iannone ha messo un buon margine tra se e il francese Mike Di Meglio, che ha preso la posizione su Talmacsi

Bella, allora, e inaspettata la vittoria di Andrea Iannone; secondo Di Meglio e terzo Talmacsi.
Dietro di loro Pol Espargaro (Belson Derbi), Stefan Bradl (Grizzly Gas Kiefer), Joan OLive (Belson Derbi) chiudono le prime sei posizioni.

In classifica Simone Corsi resta primo con 9 punti di vantaggio su Olive e Terol, entrambi a 50 punti.

**************

Questo turno ha mostrato che le Suzuki sono ancora troppo distanti dalle 2 sorelle giapponesi e dall’italiana Ducati. Anche con il super lavoro di Loris Capirossi.
E infatti (purtroppo per qualcuno, fortunatamente per me) la gara di Shanghai significa un altro piccolo guadagno (9 punti) nella gara con Sraddino:
1. Ducati 234, 2. Honda 189, 3. Yamaha 163, 4. Suzuki 118 e 5. Kawasaki 54.

Vabbé che corre anche la verdona, ma non ci si può accontentare.
Quelli di Hamamatsu dovrebbero darsi una svegliata. Altrimenti Sraddino gli mette le cene a rimborso spesa 😛

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commenti
  1. Sraddino ha detto:

    Col tempo mi è diventato antipatico (come forse tutti, o quasi, i più forti risultano…) però devo dire che sono contento che Rossi abbia vinto.
    Se lo merita.
    Non dimentichiamo (parlo per i detrattori) che anche se non vince arriva almeno tra i primi 3….

    Suzuki … gioie e dolori … mi sa che prima o poi smaltisco una delle 2 cene altrimenti si accavallano eheheheh!!!

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