Figlio di NN per colpa di una non-legge

Pubblicato: 30 maggio 2008 da Dadi in Inchieste, Italia, Legge
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Il caso del neonato di Alessandria che, non essendo stato riconosciuto dalla mamma, in coma a causa di un incidente stradale (dal cui stadio è stato obbligato il parto cesareo per salvare la piccola al 7° mese di gravidanza), è veramente l’ultimo incredibile esempio del massimo del minimo del sistema legislativo-giudiziario in Italia.
Paese che si è sempre macchiato di assurdità per la presenza di milioni di disposizioni, comma, leggi,  regolamenti che disciplinerebbero tutto lo scibile tranne alla fine della fiera non regolamentare un bel niente. E stendiamo un velo pietoso sugli effetti sulla giustizia.

Una bimba appena venuta al mondo rischia così di essere affidata a servizi sociali (e tecnicamente adottata da una coppia di sconosciuti) per colpa di lacune incredibili. Il padre non si sa chi sia e la mamma non può al momento dichiarare il riconoscimento. Quindi i legittimi nonni (linea retta anche per il nostro ordinamento) non esistono e non possono fare nulla.

E se la mamma non ce la dovesse fare a uscire dal coma?

Non mi viene altro termine che pensare: che paese di merda.

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commenti
  1. Sraddino ha detto:

    Hai proprio ragione!
    Personalmente, in barba a tutte le cazzate sulla privacy, costituirei una banca del dna proprio (e anche) per casi come questi.

    Durante le visite per il militare hanno preso le mie impronte digitali, perché non fare altrettanto col dna, magari al momento della nascita?

  2. Dadi ha detto:

    Tu la vedi da un fronte. E non cosa da poco.
    Il mio sdegno invece nasce da un lato molto più banale: un bambino finché non viene riconosciuto dai legittimi genitori non è figlio di questi (e quindi i nonni non sono i nonni, gli zii non sono gli zii, e così di seguito anche se c’è consanguineità).
    I nonni per ottenere la bambina in questione debbono avere l’affido da parte del magistrato. Come a dire che dovrebbero avviare le procedure di adozione. Ma siamo impazziti!?
    Se però la mamma rinviene e dice “è la mia bambina” e subito dopo dovesse spirare, la questione è bella che risolta, perché l’ammissione è determinazione di patria potesta.
    Ma possibile che la ragione (razionalità) umana debba venire sempre dopo la burocrazia?

  3. Sraddino ha detto:

    Scusa ma si parla di riconoscimento da parte di coppie non sposate oppure vale per tutti cosi?

    So che i conviventi devono riconoscere (se non erro soltanto il padre) i figli, però pensavo che per le famiglie che qualcuno continua a definire “normali” fosse tutto automatico!!

    Quindi mi dici che non è così?

  4. Dadi ha detto:

    Ma che stai dicendo? stai facendo un miscuglio incredibile (tipico dei romanisti, di quelli di sinistra e dei tifosi della Suzuki 😉 ).

    Una coppia ‘sposata’ deve riconoscere il proprio figlio (come chiunque) andando dall’ufficiale giudiziario e registrandolo all’anagrafe; però essendo sposata, in automatico – salvo azione contraria – basta che il riconoscimento venga operato dalla madre o dal padre (pardon, marito della madre, perchè la paternità è data per scontata, salvo azione contaria) per il perfezionamento della patria potestà.
    Viceversa nelle coppie non sposate, mancando il riconoscimento legale di comunione tra un uomo e una donna, la paternità deve essere manifesta da entrambi (altrimenti una tizia qualsiasi potrebbe registrare all’anagrafe il proprio come anche figlio tuo; chissà che qualcuna non l’abbia fatto!). La cosa è logicamente corretta.

    Nel merito della questione in esame, il padre non esiste perchè non è dato sapere chi sia (dal momento che la mamma non è sposata né convive con alcuno); la madre a sua volta è in coma, non può parlare e manifestare la propria volontà di potestà sulla figlia; quindi il risvolto assurdo è proprio questo: la bambina non ha ‘formalmente e legalmente’ dei genitori. Non avendo i genitori, anche i parenti (tipo i nonni materni) in realtà giuridicamente ancora non lo sono.

    Tu pensa l’astrusità della cosa: forse dirò una cavolata, ma probabilmente la piccina non è neppure l’erede diretta (e universale) della madre. Per cui in caso di morte di quest’ultima non prenderebbe nulla!!

    Probabilmente la norma in oggetto non è neppure sbagliata, dal momento che è stata introdotta per salvaguardare proprio i nascituri: in tal modo si è voluto evitare che le mamme uccidessero i propri neonati pur di non essere obbligati a tenerli. Quante volte abbiamo sentito l’agghiacciante notizia nel passato di bimbi buttati nel cassonetto tipo roba vecchia.
    Ma al solito la norma diventa rigida e incapace di analizzare caso per caso. Secondo me leggi meno dettagliate sarebbero più gestibili, sulla falsariga di quanto accade nel sistema anglosassone.

  5. cam ha detto:

    agghiacciante!!!
    non riesco a dire altro. è l’assurda legge italiana….
    mi vengono i brividi solo a pensarci. io ho due figli, ma non sono sposata. in pratica per lo stato italiano se io fossi morta di parto il bambino sarebbe stato figlio di n.n., senza famiglia nè parenti!!!
    spero vivamente che questa assurdità possa essere velocemente superata, che la bimba possa essere anche agli occhi dello Stato del cavolo nel quale viviamo figlia di sua madre, e che la madre stessa, povera donna, si possa risvegliare dal coma.
    che paese allucinante!!

  6. cam ha detto:

    vorrei sapere come evolve la vicenda…. non ci dormo da quando l’ho saputo

  7. cam ha detto:

    ma una petizione al ministro del welfare?? parioppportunità?? cardinali vari???
    si riempiono la bocca di famiglia, figli e compagnia e poi vincolano la maternità di una donna alla firma di un modulo anche in casi limite come questo???
    non è innanzitutto diritto dei figli avere i genitori, in particolare poi una madre che se anche sola sicuramente quella bimba l’ha voluta tanto che ha portato avanti la gravidanza….
    salvo rischiare di vedersela scippare dalla burocrazia!!!

  8. cam ha detto:

    notizia di ieri sera…sembra che il padre si sia fatto avanti per riconoscere la bimba.
    ma non capisco come possa riconoscerla da solo. io ho due figli naturali ed ho dovuto dichiarare per iscritto chi era il padre. cioè in altre parole solo la parola del presunto padre, senza la conferma della madre, non ha valore.

  9. Dadi ha detto:

    @Cam, l’hai presa a cuore, vedo.
    Il padre (un albanese, a quanto è dato sapere) si sarebbe fatto appunto avanti.
    La questione, da un certo punto di vista, è finalmente risolta. Ovvero con il riconoscimento di almeno uno dei genitori non ci sono le pieghe di una distorsione legislativa. Può il padre riconoscere il figlio. In caso di dubbi si farà il test del DNA.
    La questione, che rimando agli esperti di famiglia, è se adesso la bimba, nel caso in cui la mamma non dovesse uscire dal coma, verrà affidata al padre, pur anche se si è defilato in tempi non sospetti oppure se sarà compito del magistrato di decidere se metterla sotto la tutela della famiglia materna (adesso ufficialmente e formalmente esistente) e quindi ai nonni.
    Dura lex sed (mala) lex!!!

  10. cam ha detto:

    dura lex, sed lex….
    mi starebbe bene nel caso la mamma avesse commesso un reato. giacchè un reato l’ha subito non mi sta affatto bene.
    il diritto di famiglia in italia fa orrore e sarebbe ora di dirlo forte.
    la Legge la scrivono gli uomini (e nel caso di specie purtroppo si parla proprio di uomini nel senso di sesso maschile), non è infallibile e si dovrebbe evolvere con i mutamenti della società. noi, più o meno, siamo nel 2008; il diritto di famiglia è fermo al medioevo.

  11. Sraddino ha detto:

    No dai, al medioevo no… diciamo al fascismo! 🙂

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