Lavoro: nuovi contratti

Pubblicato: 30 giugno 2008 da Dadi in Economia, Lavoro, Legge
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Ogni tanto quelli di Talent Finder scrivono pezzi interessanti, utili o comunque sui quali fare delle riflessioni. Di seguito uno di questi. Sembra – almeno sulla carta – che ci stiamo avvicinando a una svolta (forse epocale) nell’ambito del lavoro.
A meno che, come al solito, il legislatore italiano fingerà di aver preso ‘fischi per fiaschi’.
Voi cosa ne pensate?

Di lavoro, e delle sue varie declinazioni, ci stiamo occupando da più di un mese. Il tema degli straordinari su cui abbiamo già scritto – vedi intervista all’economista Baldini – ci torna utile in riferimento alla decisione dell’Unione Europea di portare a 48 le ore lavorate a settimana. Naturalmente non si tratta di un’opzione obbligatoria: chi lo vorrà potrà scegliere di svolgere straordinari fino ad arrivare al succitato monte ore; per gli altri sarà possibile invece l’opzione”out”.

La nuova normativa, deliberata qualche giorno fa, si applica a coloro che posseggono un contratto che si estende oltre le 10 settimane. I ministri europei si sono trovati d’accordo anche sulla normativa per le agenzie di lavoro temporaneo stabilendo, tra l’altro, parità di trattamento per lavoratori temporanei e quelli a tempo indeterminato per quanto riguarda la retribuzione, il congedo e la maternità.

E’ questo uno dei passi in avanti auspicati dagli esperti di settore. Uno dei punti deboli della disciplina del lavoro – soprattutto nel nostro Paese – è la proliferazione dei contratti, una vera e propria piaga che rende lento e farraginoso il processo di innovazione. In questo senso, il segnale proveniente dal legislatore europeo è rassicurante. In Italia tuttavia esistono ancora troppe differenze tra lavoratori stabili e precari: questi ultimi infatti risultano spesso privi di ogni tutela. Cercare un’omogeneità nella contrattualistica è un obiettivo primario, che sbloccherebbe almeno alcuni degli impasse in cui si trova l’Italia.
  
Al momento del voto della nuova direttiva, cinque Paesi – Spagna, Belgio, Grecia, Ungheria, Grecia e Cipro – si sono astenuti, confidando in modifiche da parte del Parlamento europeo. Soddisfatta invece la Commissione europea: “Abbiamo creato maggiore sicurezza e migliori condizioni per i lavoratori, pur mantenendo la flessibilità di cui l’industria ha bisogno“, ha detto il commissario UE agli Affari sociali Vladimir Spidla.

I contratti saranno al centro del “terzo round” di incontri previsto, tra gli altri, tra sindacati e Confindustria. “Un’occasione fondamentale“, secondo la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. “Finora abbiamo avuto due incontri con i sindacati, al momento il clima è positivo anche se non siamo entrati nel merito” – ha detto la Marcegaglia.

La presidente degli industriali ha ribadito la centralità che per Confindustria ha l’accordo sull’aumento della produttività e, solo come conseguenza, quello dei salari. La difficile trattativa con il sindacato è finalizzata a rivedere il ruolo del contratto nazionale dando maggiore spazio a quello di secondo livello (cioè contratti nazionali di categoria).

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[Gianni Zecca – Ufficio Stampa Mind Consulting]

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