GP d’Ungheria: dalle stelle alle stalle

Pubblicato: 4 agosto 2008 da Dadi in Automobilismo, Formula 1, Motori, Sport
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Avrei voluto (e potuto) titolare in vari modi il post; alcuni – per esempio – potevano essere “La jella di Felipe“, oppure, rimanendo sul ferrarista, “coitus interruptus brasiliano“; non male sarebbe potuto essere “the fall of the – black – god” riferendomi alla pessima prova domenicale del borioso Hamilton; cumulando i punti salienti della gara ci stava anche “tu chiamale se vuoi Emozioni“; “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” forse era un titolo un po’ scontato; uscendo dal solito cliché abbiamo “Toyota: ci ha preso gusto” con il 2° posto di ieri dopo che Trulli era salito sul terzo gradino in Francia; infine, ci poteva stare “McLaren e Ferrari non ridono, ma BMW piange” considerando la giornata assolutamente NO della scuderia tedesca con Kubica che è riuscito a prendere 1 punto proprio grazie all’out di Massa, altrimenti…

Tutti validi e rispondenti. Ma questo alla fine mi è sembrato il migliore e più attinente possibile. Anche perché ci giochiamo un mondiale da svariati milioni di euro, dove nessuno tra i contendenti riesce a prendere un deciso passo in avanti e lasciare la compagnia; in poco più di 10 punti ci sono ben 4 piloti al vertice.
Forse mancheranno veri fenomeni, alla Prost, Senna, Schumacher o anche lo stesso Fernando Alonso (con macchina adeguata al seguito). Forse in verità le circostanze parlano solo di un forte equilibrio. Io personalmente propendo più per la prima ipotesi; però riconosciamo che in tale maniera l’incertezza dell’esito finale è sempre dietro l’angolo, se è vero come sembra sia vero 🙂 che ieri pomeriggio sul circuito magiaro di Budapest ha vinto la gara un signore che si chiama Heikki Kovalainen e secondo si è segnato Timo Glock.

Quello che suona curioso è che per oltre metà gara la corsa all’Hungaroring è stata praticamente una vera noia che mi ha torturato di sbadigli e sbuffi. Eccezion fatta per quell’incredibile sussulto da “uno, due, tre, stella” al via quando con un balzo da felino Massa, che partiva 3° in griglia, si era scagliato al comando superando in un solo getto le 2 McLaren di Hamilton e Kovalainen che si presentavano in prima fila.

Dal 40° giro invece si è scatenato una specie di finimondo.
Patos: Lewis Hamilton, in quel momento 2° in pista, fora il pneumatico anteriore sinistro che gli fa perdere un sacco di tempo e di posizioni.
Furia ceca: Kimi Räikkönen, lungamente anonimo in 7ª posizione, dopo esser riuscito a sopravanzare l’asturiano Alonso durante il 2° pit-stop, con pista libera si scatena con giri record a ripetizione che fanno intendere la capacità (e possibilità) anche per la Ferrari numero 1 di salire sul podio.
Comica: Timo Glock al 44° giro domanda al suo box se debba forzare per provare a superare Felipe Massa appena rientrato davanti a lui in pista dopo il rifornimento; al che l’ingegnere via radio si affretta a riprenderlo di starsene tranquillo e godersi la sua 3ª posizione anche perché la sua Toyota doveva ancora rientrare per il proprio pit-stop e sarebbe stato un inutile rischio (la traduzione sembrava: ma che sei matto? stai buono, va là!”).
Tragedia: epilogo di questa giornata ungherese è il momento più amaro della carriera del brasiliano della Ferrari quando all’inizio del terzultimo giro Massa vede andare arrosto il suo motore e mestamente si deve fermare, lui che era brillantemente in testa quasi senza soluzione di continuità dalla prima curva della gara e si stava già gustando il sapore dello champagne del vincitore.

Come interpretare la corsa magiara?

Se una cosa bella ha lo sport dei motori è il fatto che, nonostante l’esasperazione tecnica, la preparazione fisica e mentale, la forsennata strategia, nulla possa contro il fato quando decide che le cose debbano andare diversamente.

Una gomma che si affloscia ti cambia le sorti di una gara e forse di un mondiale. Come anche un motore che si rompe. La delusione a 15 km al termine di Felipe Massa sono emblematici.
Ma dicono poco, oltre alla casualità. Il ferrarista, per esempio, viaggiava tranquillo senza neppure forzare tanto; l’inseguitore Kovalainen guadagnava costantemente terreno giro dopo giro, ma il distacco da Massa era assolutamente incolmabile a poche tornate alla conclusione.

Quanto è allora dipendente soltanto dal fato?

Hamilton spavaldo guascone che irrideva tutti gli avversari si è trovato improvvisamente nella melma (ho usato questo delicato eufemismo: voi traducete come meglio credete); dapprima superato come un birillo fermo al via da Massa, che oltretutto se ne va via guadagnando costantemente terreno nel corso della gara; ma soprattutto quando al detto 40° giro si trova con la gomma floscia, colpa ineluttabilmente del suo stile irruento che mette alla frusta i pneumatici (e non è la prima volta che accade).

L’altro segnale sopraggiunge proprio dal 67° giro, dopo l’accidente alla vettura di Massa. Fino a quell’istante il suo compagno di squadra era stato un tornado, guidando come sa fare lui e inanellando giri fantastici e veloci uno dopo l’altro, che lo aveva portato rapidamente a recuperare il divario con Timo Glock in 3ª posizione. Ma la doccia fredda per gli appassionati tifosi ferraristi è stata duplice: vedere il fumo grigio che si levava dalla vettura di Felipe e subito dopo l’inquadratura in soggettiva sul casco di Kimi – fino ad allora appiccicato agli scarichi del tedesco della Toyota – che non aveva più nessuno d’avanti; “cosa è successo? – ci siamo domandati tutti – Räikkönen ha superato Glock?
La verità vera (e purtroppo cruda) era che dai box era giunto l’ordine al finnico di non forzare dopo quanto accaduto a Massa. A dimostrazione che TUTTE le certezze si erano improvvisamente dissolte.
Da farli ritrovare improvvisamente “dalle stelle alle stalle” magiare. Peccato!

See you next time, sul nuovissimo (e da quanto ne dicono pare sorprendente) circuito cittadino realizzato all’interno di Valencia, in Spagna… va bene: Comunidad Valenciana, non vi arrabbiate! Tanto il GP è quello d’Europa 😉

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commenti
  1. cattiva1981 ha detto:

    Io dico solo questo: alla McLaren stanno rifacendo l’abitacolo alla vettura di Hamilton. Dopo l’Hungaroring non gli c’entra più il C**O!

  2. Sraddino ha detto:

    Ahahah spettacolo Cattiva ahahah!!!

    Dadi la fortuna aiuta gli audaci no??? 😉

    Secondo me comunque nessuno prende il largo perché non c’è un pilota così tanto forte da poterlo fare!

  3. Dadi ha detto:

    @Sraddino: che è poi la mia teoria; anche se forse così c’è un po’ più di suspance (ma mancano i colpi di genio nel corso delle gare: un solo guizzo come ieri mi sembra poco per rivitalizzare uno sport come la F1)
    @Cattiva: culo sì, ma quanta dabbenaggine. E non dall’Ungheria; se pensi alla cazzata fatta solo 1 GP fa in Inghilterra quando LH non si è fermato all’entrata della s.c. Ha vinto perché la F2008 di Massa correva coma una Prius, altrimenti…

    Il ke riporta la questione all’origine: c’è ben poco quest’anno per illudersi e appassionarsi.

  4. Sraddino ha detto:

    Che dire allora … commuoviamoci con questi 2 video:

    Video 1

    Video 2

    (La qualità non è eccezionale ma … si capisce il senso 😉 )

  5. Dadi ha detto:

    Innanzitutto dobbiamo ammettere che non sono le stesse vetture; le norme pro-sicurezza moderne hanno limitato molto le possibilità delle F1. 1 su tutti: l’effetto suolo che le teneva incollate in curva in qualsiasi situazione, è stato tolto perché quando cessava – per qualsiasi ragione – la macchina decollava nel senso letterale del termine. Molti ne hanno pagato le conseguenze.
    Poi diciamo pure che i piloti di allora non sono gli stessi: nomi come Senna, Prost, Villeneuve (padre), Mansell, Piquet (sempre padre) non si trovano sotto l’albero tutti i giorni; e certamente non ci sono oggi! 😦
    Cmq: bellissimi (a parte la qualità video 😉 ) e si “intuisce” il senso.

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