Riforma della scuola: classi di inserimento per alunni stranieri

Pubblicato: 17 ottobre 2008 da Dadi in Italia, Legge, Politica, Scuola, Società
Tag:, , , , , ,

CHIAMATO da un commento ad altro articolo (tema ancora gli extracomunitari e ancora una proposta del partito del Carroccio), mi sono accorto che stavo inserendo una risposta così lunga che tanto valeva farci un bel post sopra; anche perché così ha maggiore eco. E può chiamare in causa interventi anche di altri.

NON ho ben letto il disegno di legge.
Se sbaglio oppure ho capito male, prego altri di correggermi.

La proposta della Lega Nord, mi sembra che Roberto Cota sia tra i principali ideatori, in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo è passata insieme alla riforma Gelmini. Non senza forti polemiche anche all’interno della maggiornanza.

All’inizio si chiamava “classi ponte“, termine che non piaceva; quindi il titolo è stato addolcito con “classi di inserimento“, dopo l’intervento riparatorio nella riformulazione proposta da Italo Bocchino, vice capogruppo vicario del Pdl alla Camera e recepita dal governo e da Cota: “rendere più evidente l’obiettivo della proposta, ossia l’integrazione degli studenti”.

Mi sembra di aver capito che l’idea dovrebbe essere la seguente:
per l’accesso alla scuola dell’obbligo di bambini NON italiani, ovvero non nati sul territorio nazionale oppure di genitori stranieri, la proposta sarebbe quella di istituire un test d’ammissione per saggiare le conoscenze della lingua italiana da parte di questi bambini. Chi supera l’esame viene inserito da subito nelle classi tradizionali, mentre chi no, dovrà svolgere dei corsi “intensive” nei medesimi istituti in apposite classi di transizione; al termine (o forse al superamento di ulteriori test) il bimbo sarà inserito nel contesto classico.

A mio modo di vedere – sempre se ho capito bene – ci sono tanti plus e un solo minus.
Innanzitutto si evita che i ragazzi si avvicino ad altri senza la possibilità di comunicare, determinando situazioni di difficiltà per l’uno o per l’altro, creando 2 ordini di problemi: la discriminazione (i bambini spesso sono molto feroci con chi non capiscono: “non giochiamo con quello perché non è neppure capace di parlare“) e/o la creazione di sub-gruppi tra piccoli che tra loro si intendono, limitando di fatto l’integrazione, questa volta al contrario.
Non ci sarà, ancora, il problema che l’istruttore debba modulare il suo processo formativo, rischiando di non dare istruzione o all’uno (lo straniero che se non capisce sono problemi suoi) oppure all’italiano (per un processo più lento che la normalità).
Offre al bambino straniero l’opportunità di sentirsi da subito alla pari. Scusate l’analogia stupida, ma ricordo i tempi da giovanotto (15-16 anni) quando al mare conobbi un gruppo di inglesine; all’inizio fu per me molto dura e la normale timidezza era acuita dalla paura di non riuscire a comunicare, a non sapere che dire (e quindi fare la figura dell’idiota). Poi gli ormoni sono ormoni e poté più il fisico che non la mente.
Infine, potrà anche apparire intransigenza, ma per frequentare la scuola italiana, penso proprio che bisogna per lo meno conoscere l’italiano.

Di contro c’è il fatto che per il bambino straniero possa essere traumatico inserirsi successivamente in un contesto pre-esistente. In pratica la questione è che l’anno scolastico inizia alla pari sia per le classi ordinarie che per queste ponte. Se le varie dead-line sono poste alla fine di ciascun trimestre (immagino e sarebbe logico che debba essere così) significa che un bimbo straniero dovrà fare prima 3 mesi in una classe e poi i restanti 6 in un altra.
Che procurerà trauma da distacco dal primo contesto e difficoltà immediata di inserimento nel secondo. Problema che – se vogliamo – esiste anche ogni qual volta si cambia scuola. Io stesso, al seguito di genitori in giro per l’Italia trasferiti per motivi di lavoro, ho dovuto cambiare fino alla 2^ media ben 6 scuole in 8 anni.
Però qualcosa bisogna cedere, non è sempre tutto rose e fiori, e quello che si perde forse è minore a quanto ottenuto.
E poi – soprattutto se molto piccoli – gli eventi negativi durano pochi giorni, se non ore. Poi basta una palla e tutto si riappiana.

La storia saprà dire se è stata una scelta giusta oppure sbagliata; però è sicuro che la politica ci voglia sempre mettere lo zampino su tutto e farne un caso di diaspora di lotta; rendendo le cose ancora più difficili e creando alibi a quanti – spesso in malafede – cercano di trovare il modo per trarne solo profitto personale (e illecito).

Annunci
commenti
  1. ChiamamiAquila ha detto:

    detta così potrebbe anche apparire buono, ma…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...