Viva viva Barack Obama

Pubblicato: 22 gennaio 2009 da Dadi in Internazionale, Politica, Stati Uniti
Tag:,

ULTIMAMENTE il continuo tamtam che ci ha portato alla recente elezione del 44° Presidente degli USA ci ha riecheggiato la solfa attraverso i vari canali personali e pseudo-tali (tipo il più invadente è stato attraverso le pagine di Facebook) secondo cui “sta per essere eletto Osama, il nuovo corso, che stai aspettando? Affrettati” quasi fosse fondamentale un fanatismo di massa, anzi ancora più, portato alle più alte conseguenze di trovarsi di fronte a un apostolo, meglio ancora lo stesso messia.

Non posso non avvertire il pensiero che l’evento – un presidente di pelle scura alla più alta corte del mondo – abbia dell’incredibile. Anche se in specifico non l’avrei mai votato – fossi stata un elettore americano –, obiettivamente la sua presenza oggi è di un inestimabile valore simbolico e di grande importanza politica. Ma con evidenti distingui, altrimenti non solo corriamo il rischio di fraintenderci, ma di prendere, come si suol dire, lucciole per lanterne.

La verità rischia di essere più dirompente del sogno e da molte parti si escute la possibilità che le promesse fatte in campagna elettorale siano verificabili ed effettuabili.
Il nuovo presidente è chiamato a svolgere il ruolo nelle peggiori condizioni con lo spettro di una crisi finanziaria maggiore dai tempi della “Grande Depressione”.
Così quindi, lato sociale, mentre auspicava per la lotta alla disoccupazione che avrebbe fatto 2,5 milioni nuovi posti di lavoro, cosa che ora appare decisamente inattuabile, le nuove stime sono già salite a 4 milioni entro il 2010. Oppure ci sarà da divertirsi sul suo impegno sull’estensione della sanità pubblica a tutti i cittadini: “Se non avete un’assicurazione sanitaria – promise in Missouri a ottobre scorso – sarete in grado di avere la stessa che oggi hanno i membri del Congresso“. Berlusconi l’hanno dileggiato per molto meno.
Lato internazionale, nonostante quello che avrebbe detto, Obama sa che gli USA sono “al momento” coinvolti nel cotesto belligerante in Afganistan e in Iraq (anzi il neo presidente beneficerà del ritiro dal paese medio-asiatico a cose praticamente fatte dalla precedente amministrazione); in più è di queste ore la polveriera di Gaza; nonostante le fiaccolate a favore dei palestinesi e contro gli israeliani, Barack Obama è per il diritto di Israele di difendersi e ritiene Hamas un organismo terroristico.
La prigione infamia di Guantanamo che aveva assicurato la sua chiusura, adesso precisa che non sarà prima della fine dell’anno; tenendo conto che il mandato di un presidente dura 4 anni, praticamente è un impegno non da niente…
Quanto poi credere veramente verosimile che solo attraverso un negoziato diplomatico con l’Iran si risolverà l’emergenza atomica? E se per caso (e non comprendo perché dovrebbe avere differente sorta) questi negoziati dovessero fallire? Veramente pensiamo che il presidente non farà ricorso alla forza? Che dirà “vabbé ci ho provato… è un osso duro… c’è l’ho messa tutta, ma non ne ha voluto sapere…“?
Anche uno dei suoi principali cavalli di battaglia sulla questione delle energie rinnovabili, che tanto aveva preso enfasi con la nomina di Carol Browner, grande fautrice della causa ecologistica, rischia di cadere nel dimenticatoio; non tanto per le 250 pagine presentate poco più di un mese fa’ al Senato americano da scienziati, che confutano le conclusioni allarmanti sull’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite) e sulla natura invece ciclica del riscaldamento del pianeta, quanto perché questo non è attuabile e non va a genio in questo momento che la crisi c’è e fa male (finisce che sarà costretto a farsi consigliare dal governo italiano) .

Alla fine della fiera la strategia del neo imperatur non si potrà distaccare dal suo predecessore. E infatti tutto quanto sopra ha fatto coniugare il simpatico nomignolo di George W. Obama.

Non stiamo qua a proclamare l’uscente Bush come un buon presidente USA, e ovviamente neppure il suo dileggio; altri si prendano questa briga e questa responsabilità. In linea di principio m’importa poco, anzi, meno. Era ed è stato il presidente degli Stati Uniti d’America e in quanto tale altri se lo sono cercato e meritato. Che sia stato un guerrafondaio è in teoria un dato di fatto; come non dimentichiamo però che dopo pochi mesi dal suo insediamento si è trovato a dirimere una delle più brutte pagine che la storia ricordi sul suolo americano con l’11 settembre. E il capo supremo ha pensato bene di prendere in mano la nazione e sostenerla. Potremo trovare tutte le critiche, ammettere l’inutilità ‘formale’ dell’attacco a Saddam Hussein con la pantomima delle sue ‘inesistenti’ armi di distruzione di massa. Però oggi potrei chiedere a un cittadino americano se ci sia stato un ulteriore attentato dopo le Torri Gemelli, anche di più risibile entità e sapere con onestà intellettuale che quel fronte non vi è traccia. Poca cosa? Dall’alto del muro di cinta – parafrasanto il più compunto dei marines – si era messo in testa di assicurare i suoi cittadine di dormire tranquilli e che avrebbe vigilato lui “quel muro“. Questo è quello che gli americani desideravano e hanno ottenuto. Il resto è aria fritta da mensa aziendale.

A parte le piazzate (come la questione del blocco degli stipendi pubblici a 100 mila euro) che vedremo effettivamente se riuscirà almeno da realizzare, il resto sarà un liet motiv tradizionale; nel bene e nel male nelle sana tradizione dei 43 presidenti che si sono succeduti. Qualcuno avrà di che beneficiare e penserà che è stato l’uomo giusto. Altri se ne pentiranno. E così come è venuto un giorno andrà via.
A meno di non volergli augurare di divenire un martire e un’icona, che ha la brutta abitudine – alla pari di illustri predecessori – di obbligare al sacrificio estremo.

La verità è che coniugo il valore profondo di un simbolo che si è compiuto. Non posso non riecheggiare alle speranza per un mondo più libero e giusto; non posso non associarmi alla speranza che sia realmente avverato “il sogno” per dirla alla Martin Luther King. Però per carità lasciamo perdere i profeti o le divinità: sono credente, ma non al punto di raffiguralo in Barack Obama.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...