Fallimento mondiale

Pubblicato: 10 dicembre 2009 da Dadi in Economia, Finanza, Internazionale
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Sempre da parte di Giovanni (perché non scrive lui, direte voi? BOH!).

Comunque (ancora citando lui) siccome “L’INFORMAZIONE È POTERE”:

Torna l’effetto Argentina, otto Stati a rischio crac: GRECIA, SPAGNA, ITALIA, IRLANDA, POLONIA, LETTONIA, BULGARIA
Un micidiale mix di dati economici e finanziari ha provocato ieri uno scossone sulle Borse, mentre sui mercati torna ad aggirarsi lo spettro di una crisi da debito pubblico, come non si vedeva da anni. Da Dubai, dove il ministro delle Finanze Abdul Rahman al-Saleh ha fatto sapere che la ristrutturazione del debito richiederà più dei sei mesi previsti, alla Grecia, alle prese con la bocciatura delle agenzie di rating, fino alla Germania, freddata a sorpresa da un calo della produzione industriale a ottobre (-1,8%). Il turbine di cattive notizie non ha risparmiato Gran Bretagna e Stati Uniti. Lo status del debito dei due governi – che finora hanno goduto del giudizio più prestigioso (il rating Aaa) – è «fragile», ha messo in guardia l’agenzia Moody’s. L’appartenenza di Washington e Londra al club della tripla A, insomma, sebbene non ancora in discussione, non è più scontata.

Scossa greca
Questo cocktail di cattive notizie ha gelato i listini, soprattutto in Europa, mentre l’euro ha accusato un’altra contrazione verso il dollaro (1,4737 sulla piazza di Londra) e lo yen (130,2). Colpite ovunque le banche, e più di tutte la statalizzata Royal Bank of Scotland (controllata dal governo britannico) che, a causa dell’esposizione verso Nakheel-Dubai World, ha perso il 7,7 per cento. La Borsa di Francoforte ha chiuso in ribasso dell’1,66%, Londra dell’1,65%, Piazza Affari l’1,69 per cento.

Il declassamento della Grecia da parte dell’agenzia Fitch (con il rating di lungo termine ridotto da A- a BBB+) ha mandato a picco il listino di Atene. L’Athex20, l’indice dei venti titoli principali della capitale ellenica, ha perso il 7,047%, mentre il calo da ottobre ammonta al 23 per cento. Intanto nel Paese la situazione politica è incandescente, mentre proseguono le manifestazioni degli studenti per difendere il cosiddetto «diritto di asilo universitario», un lascito dei primi anni post-dittatura, che vieta alla polizia di entrare negli atenei senza il consenso del rettore. A breve è attesa inoltre la bocciatura anche da parte dell’agenzia S&P, che ha messo sotto osservazione la situazione debitoria greca con implicazioni negative. A fronte di un deficit statale raddoppiato al 12,7%, dopo la correzione delle statistiche ufficiali, e di un debito pubblico previsto al 125% del Pil nel 2010, il rendimento dei titoli governativi decennali della Grecia è balzato al 5,39% (contro il 3,04% del Bund tedesco e il 3,73% dei Btp). La fuga degli investitori ha determinato un clamoroso smacco sulla scadenza a due anni: il rendimento dei titoli greci ha superato quelli dei rivali di sempre, i turchi, attestandosi al 2,6 per cento. Nello stesso tempo, il costo per assicurare il rimborso un titolo greco a 5 anni (possibile attraverso strumenti chiamati Cds) è balzato a 215 punti base da 181 di venerdì scorso. Con buona pace delle autorità europee, intervenute per dare segnali di fiducia. Ieri, il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha ribadito che «non c’è alcun segnale di bancarotta». Lunedì il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, aveva detto che per la Grecia non c’è alcun «rischio Argentina», anche se si rendono necessarie «misure coraggiose» sul deficit.

Il rischio è sovrano
Una nota diffusa in serata dal commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, ha informato che la Commissione europea segue la situazione da vicino ed «è pronta ad assistere il governo greco nel mettere a punto un programma di risanamento e di riforme». Dopo gli scossoni subiti dalla moneta unica, Almunia ha ammesso che «la situazione difficile in uno Stato membro della zona euro è una questione che riguarda tutta l’area dell’euro». Il conto, insomma, lo pagano tutti e già ora l’effetto Grecia si vede. Le quotazioni dei Cds sono infatti aumentate per tutti. Fra venerdì e ieri, il Cds a 5 anni sul Portogallo è balzato da 69 punti base a 76, idem per la Gran Bretagna, mentre il costo della “polizza” su un titolo quinquennale ieri si attestava a 92 punti (era 85) per l’Italia e a 525 punti per la Lettonia. Ieri il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha osservato che se i tassi di interesse dovessero risalire prima che i bilanci bancari siano a posto, «vedremo materializzarsi il rischio per i debiti degli Stati». Ma i mercati finanziari giocano d’anticipo e perciò già adesso, per la prima volta dagli anni Novanta, scontano un aumento significativo del rischio sistemico da debito sovrano. Dal contagio non sono esenti nemmeno gli Usa, sulla cui affidabilità l’agenzia Moody’s ha cominciato a sollevare interrogativi. In vista non c’è alcun declassamento, ma l’avvertimento all’amministrazione Obama è innegabile. Il mantenimento dello status di debitore «tripla A» dipenderà dalla ripresa economica e dalla volontà e dalla capacità di correggere il deficit federale.

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commenti
  1. rolla ha detto:

    Ciao vorresti fare scambio link?
    Il mio sito è http://ilrolla.blogspot.com fammi sapere lì, ciao.

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